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sotto media regionale e nazionale

Cresce l'inflazione in provincia di Rimini ma a ritmo ridotto

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mer 23 nov 2022 07:42 ~ ultimo agg. 11:33
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Crescita sostenuta dell’inflazione nei primi dieci mesi dell’anno in provincia Rimini, ma con variazioni inferiori agli incrementi registrati sia in Emilia-Romagna, sia in Italia. L’aumento riguarda tutti i capitoli di spesa – escluso solo quello delle comunicazioni – e, in particolare, quelli riferiti all’energia elettrica, gas e altri combustibili. In tale contesto, ottobre rappresenta il mese con il maggior incremento tendenziale. Queste, in sintesi, le principali dinamiche che emergono dall’analisi degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per il capoluogo di Rimini ed estendibile all’intera provincia, elaborate dall’Ufficio Informazione Economica della Camera di commercio della Romagna.

In Italia i primi dieci mesi dell’anno sono stati caratterizzati da un sensibile aumento dell’inflazione; ottobre fa segnare un rialzo record del +11,8% dell’indice ISTAT NIC (indice nazionale dei prezzi al consumo). Bisogna risalire a marzo del 1984 per trovare una variazione tendenziale maggiore del NIC (+11,9%). La regione Emilia-Romagna è seconda, dietro al Trentino Alto Adige, per crescita dei prezzi, con un aumento del 12,5% e un’incidenza sul costo della vita per nucleo familiare medio di 2.973 euro annui.

Nell’ambito dell’Osservatorio Economico, la Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini ha elaborato alcuni dati circa l’andamento dell’inflazione nei territori di riferimento dell’Ente, relativi ai primi dieci mesi del 2022.

Per quanto riguarda la provincia di Rimini, nei primi dieci mesi del 2022 la variazione media dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT per l’intera collettività (NIC) per il capoluogo di Rimini (estendibile all’intera provincia), rispetto a gennaio-ottobre 2021, è stata pari a +7,3%, lievemente inferiore a quella regionale (+7,7%) e nazionale (+7,5%); trend che, con l’eccezione di aprile e luglio, risulta essere costantemente crescente, arrivando a segnare un incremento “storico” ad ottobre pari al 12,2% (Emilia-Romagna: +12,5%, Italia: +11,8%).

Nel confronto con le altre province emiliano-romagnole, nella classifica decrescente, Rimini si colloca al settimo posto per ciò che riguarda la variazione media tendenziale gennaio-ottobre (dopo Piacenza, Forlì-Cesena, Bologna, Ravenna, Ferrara e Modena); stessa posizione riguardo alla variazione annua nel mese di ottobre (dopo Ravenna, Forlì-Cesena, Piacenza, Bologna, Modena e Ferrara).

Sulla base delle divisioni di spesa, il maggior incremento medio tendenziale dei prezzi (periodo gennaio-ottobre 2022) riguarda il gruppo “abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili” (+32,5%), all’interno del quale spicca in modo evidente la voce “elettricità, gas e altri combustibili” (+76,8%); quest’ultima ha inciso in modo preponderante sulla crescita inflattiva, seguendone lo stesso trend e arrivando a segnare una variazione del +145,9% nel mese di ottobre.

A seguire, in termini di variazione media gennaio-ottobre 2022-2021, troviamo le seguenti divisioni: “trasporti” (+8,8%), “prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+7,9%), “ricettività e ristorazione” (+4,9%), “mobili e articoli per la casa” (+4,0%), “istruzione” (+2,1%), “bevande alcoliche e tabacchi” (+1,7%), “ricreazione, spettacoli e cultura” (+1,4%), “servizi sanitari e spese per la salute” (+1,1%) e “abbigliamento e calzature” (+0,3%). Risultano invece in diminuzione le “comunicazioni” (-4,0%).

L’inflazione acquisita per il 2022, cioè la variazione media dell’indice nell’anno ipotizzando che l’indice stesso rimanga, nei due mesi di novembre e dicembre, al medesimo livello dell’ultimo dato mensile, risulta essere del +7,9%.

In ultimo, la variazione media dei primi dieci mesi del 2022, rispetto al periodo gennaio-ottobre 2021, dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT per famiglie di operai e impiegati (FOI) per il capoluogo riminese, e quindi per la provincia in generale, è pari a +6,9% (ottobre: +11,4%).

La guerra russo-ucraina e le variabili speculative, in particolare, il rincaro dei costi energetici, rappresentano dei fattori critici sia per le imprese, sia per le famiglie. Il forte aumento dei costi causa una compressione dei margini operativi delle imprese e mette a rischio la sopravvivenza di molte di queste, soprattutto delle micro-piccole. I maggiori costi per le imprese, poi, si traducono in aumenti dei prezzi dei beni, con conseguenze negative sull’andamento economico in generale. Inoltre, l’innalzamento dei tassi di interesse da parte della BCE, per contenere l’inflazione, avrà un impatto negativo sul costo dei prestiti, con il rischio di aggravare la situazione delle famiglie – dichiara Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna –. Tra i vari interventi possibili per far fronte a queste criticità, è opportuno intervenire sulle componenti fiscali e parafiscali della bolletta elettrica e del gas naturale, ma anche procedere per legge a una moratoria sui finanziamenti. È necessario anche riequilibrare, sul piano geopolitico, la struttura di approvvigionamento del Paese, promuovere una riforma del mercato elettrico e incrementare la produzione da fonti rinnovabili. A livello europeo occorre muoversi con la stessa unità e la stessa determinazione con cui sono stati affrontati gli effetti negativi della crisi pandemica”.


Nota esplicativa:
– il NIC è un indice dei prezzi al consumo che misura l’inflazione a livello dell’intero sistema economico; in altre parole, considera l’Italia come se fosse un’unica grande famiglia di consumatori, all’interno della quale le abitudini di spesa sono ovviamente molto differenziate. Per gli organi di governo il NIC rappresenta il parametro di riferimento per la realizzazione delle politiche economiche;
– il FOI è un indice dei prezzi al consumo basato su un paniere di beni e servizi che rappresenta i consumi di una famiglia, la cui persona di riferimento è un lavoratore dipendente (extragricolo).
È, quindi, un indice più specifico del NIC, utilizzato come base per adeguare periodicamente i valori monetari, come ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato.

Fonte: ISTAT

Elaborazione: Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini a cura dell’Ufficio Informazione Economica

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