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il messaggio alle autorità

Il vescovo per San Gaudenzo parla di povertà e pace. Rimini sia 'città rifugio'

In foto: l'incontro di oggi
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 8 minuti
ven 14 ott 2022 19:06 ~ ultimo agg. 15 ott 18:07
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Come da tradizione nel giorno di San Gaudenzo, patrono della città e della diocesi di Rimini, il vescovo Francesco Lambiasi ha incontrato prima della solenne concelebrazione in Basilica le autorità civili e militari. In quello che potrebbe essere stato il suo ultimo messaggio alle autorità da vescovo di Rimini, monsignor Lambiasi ha toccato diversi temi attuali, a partire da pace e povertà. La riflessione del Vescovo Francesco si è si snodata in tre paragrafi, sintetizzati da tre parole chiave: politica, pace e poveri. Tocca anche i temi delle derive social, di Hit Show e anche un ricordo delle vittime riccionesi dell’incidente in A4.


MESSAGGIO DEL VESCOVO ALLE AUTORITA CITTADINE CIVILI E MILITARI

Rimini, 14 ottobre 2022, Solennità di San Gaudenzo

Distinte Autorità,

vi saluto con sincero rispetto e, se mi è consentito, con sentita cordialità.

L’annuale ricorrenza di san Gaudenzo ci offre la gradita occasione per un incontro che abbiamo sempre voluto all’insegna di quella cooperazione per il bene comune della nostra Città, un obiettivo al quale miriamo con un impegno che cerchiamo di onorare con tutte le nostre forze, nella condivisa convinzione che, certo, potremo e dovremmo fare ancora di più e di meglio. Quest’anno al Sottoscritto è dato di intervenire nella duplice veste di Vescovo titolare e insieme, grazie alla squisita cortesia del Consiglio Comunale, come vostro Concittadino onorario. Non mi è difficile immaginare che questa, per me, sia l’ultima opportunità per presentarmi nella presente occasione in questa duplice veste. Mi permetto questo accenno per condividere con voi una particolare emozione, che non vorrei però condizionasse né il clima né lo stile dell’incontro.

Vengo pertanto a condividere alcune riflessioni, certamente parziali e incomplete, che spero, però, possano essere utili per offrire spunti e stimoli per un dialogo sereno e proficuo.

1. Oggi viviamo in un tempo critico, che non è eccessivo definire duro, doloroso e perfino drammatico. Mentre la pandemia mondiale continua a mordere, si è acceso un altro spaventoso ‘tsunami’ con la terribile guerra in corso, così vicina a noi, dentro l’Europa, e chi l’avrebbe mai immaginato, che saremmo tornati a temere per il terrore della bomba atomica!

Ricordiamo il motto della Scuola di Barbiana. Diceva don Lorenzo Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. Nemmeno la sola generosità ci salverà; le associazioni, negli ultimi anni, hanno dato esempio straordinario di grande generosità, pensiamo al Team Bota, alla Caritas, dove ciascuno ha cercato di fare la propria parte; ma per ripartire neppure questo basta, se non è unito ad una grande visione di un futuro da ricostruire e riconquistare insieme.

Serve una visione di futuro e di paese, che la politica con la P maiuscola adesso è chiamata a dare; un appello che io faccio a partire anche da una città come la nostra che non sarà il centro del mondo, come New York ma ha costruito tutta se stessa sulle relazioni e la capacità di accogliere, di andare oltre se stessa, di saper anticipare eventi e clima.

Serve un futuro dove ci sia sicuramente la pace, come più volte il Papa ha implorato. Serve ri-costruire la pace e le sue condizioni, che hanno radici nella giustizia sociale e negli equilibri fra poteri grandi e piccoli. È fondamentale non dare più la pace per scontata; e vi imploro affinché ciascuno faccia tutto il possibile per contribuire ad una mentalità di pace che renda impossibile ogni guerra, a partire dal piccolo, dall’oggi, dal quotidiano; per arrivare ai grandi equilibri fra i potenti del mondo, e non penso solo all’Ucraina, ma ai tanti martoriati territori che troppo spesso dimentichiamo e abbandoniamo, magari affidandoli alle sole forze di coraggiosi missionari.

Il richiamo allora a chi svolge un servizio in politica, che sia nelle amministrazioni territoriali, o sia nelle istituzioni regionali e nazionali, è quello di sentire nella propria carne l’urgenza di essere un nuovo inizio che sappia valorizzare il buono di ciò che portiamo con noi unito al meglio di ciò che possiamo costruire insieme.

So che ciascuno di voi dà il meglio, si assume grandi responsabilità ogni giorno e lo fa con correttezza, abnegazione, amore per questa terra e questa città. Ma come nei grandi passaggi della storia, tutti noi siamo chiamati a dare ancora di più, a fare anche ciò che ci sembrava impossibile fare, ad arrivare dove ci sembrava impossibile arrivare.

Permettetemi una parola di incoraggiamento. Tutti siate consapevoli di avere la responsabilità di essere capaci di creare unione e coesione, di saper far nascere il confronto dove ci sono ostilità e fa nascere il dialogo dove ha trovato muri innalzati; per offrire nuove strade dove saper trarre il meglio da ciascuno.

Ciascuno sia consapevole della responsabilità di essere per primi il richiamo a dare tutto, a porsi dalla parte dei deboli e di chi non ce la fa. La crisi a volte legittima la guerra tra poveri, a caccia di responsabili, di capri espiatori veri o presunti, su cui scaricare la fatica, le ansie, la rabbia. I social diventano talvolta cassa di risonanza di inqualificabili esposizioni mediatiche. Questo non è accettabile.

Voi, che “fate politica”, dovete essere dalla parte di chi dice che questo non deve accadere; potete e dovete essere i primi ad affermare che questo non deve accadere e a saper inventare nuovi percorsi per incontrarsi e per dare concretezza ai cambiamenti che vogliamo per una società solidale, rispettosa, inclusiva, positiva;

Perché usciremo davvero sconfitti se da questo momento di crisi, usciremo spaccati in chi ce l’ha fatta e chi è rimasto inesorabilmente indietro. E in questo frangente, il compito di chi opera in politica è estremamente delicato. Da voi, da ciò che deciderete e da come lo deciderete, dipende come sapremo ricominciare. E’ il momento della testimonianza vera e trasparente della dedizione e dell’amore per la costruzione di una polis degli uomini, una città degli uomini, di una comunità umana che sia davvero all’altezza di questo nome.

2. Passo ad approfondire il tema urgente e drammatico della pace. Qui a Rimini anche le diverse religioni, presenti sul nostro territorio, hanno riscoperto l’anelito e la propensione alla pace. Da qui è nata la voglia di camminare e lavorare insieme per avviare e sostenere processi di pace. Consapevoli che costruire la pace richiede il coinvolgimento in prima persona di ciascuno di noi, come persone e come comunità religiose, i nostri aderenti sono impegnati:

– nella ricerca dell’incontro con l’altro, soprattutto donne e uomini in difficoltà, emarginati e scartati dalla nostra società;

– a non avere paura di loro, a conoscerli, per iniziare a prenderci cura gli uni degli altri;

– nel ricercare il dialogo quale criterio per superare il conflitto;

– ad avviare processi di dialogo a tutti i livelli, compreso quello fra le religioni e le culture, per scoprire la dignità e la ‘bellezza’ dell’altro, a riconoscerlo come ricchezza e non come nemico;

– a riscoprirci e ritenerci tutti fratelli e sorelle ricolmi di infinita dignità, perché tutti siamo opera originale dello stesso Dio creatore, onnipotente e misericordioso che ci ha voluti donandoci l’esistenza e la libertà;

– nell’individuare insieme impegni concreti per favorire la costruzione della pace sul nostro territorio, nella ferialità della vita di tutti i giorni, compreso il nostro ambito di lavoro;

– a cercare l’incontro, promuovere il dialogo nella concretezza della vita di tutti i giorni, nel rispetto del credo di ognuno, nel saper ascoltare e accogliere le differenze che ci contraddistinguono, in un clima di collaborazione e di curiosità, è allo stesso tempo l’impegno che ci prendiamo e l’augurio che ci facciamo perché in questo nuovo anno la pace cresca nella nostra città e sul nostro territorio.

Le Amministrazioni pubbliche hanno un ruolo fondamentale nel garantire un futuro possibile per tutte e tutti. Pertanto chiediamo al Comune di Rimini di impegnarsi:

A. Nel confermare e promuovere con rinnovato vigore l’impegno del Comune nei percorsi di educazione e formazione al dialogo, alla Pace, alla cura del Creato.

B. Affinché il Comune di Rimini, capitale dell’accoglienza, aderisca al progetto “Shelter Cities – Città Rifugio” per i difensori dei diritti umani: in risposta ai crescenti pericoli cui sono esposti i DDU (Difensori Diritti Umani) sono sorte le reti delle “città rifugio”. Si tratta di programmi di protezione, promossi da enti locali e organizzazioni di società civile, per dare un alloggio temporaneo ai DDU al di fuori del loro paese, al fine di fornire loro un periodo di riposo e tregua (“rest and respite”) e poter poi riprendere nuovamente la lotta nonviolenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate. Tali iniziative costituiscono degli strumenti di appoggio e solidarietà internazionale che contribuiscono sia a proteggere la vita e l’integrità fisica di queste persone sia a sostenere i processi di difesa dei diritti umani nei luoghi di origine, tramite l’articolazione di organizzazioni, movimenti e istituzioni dei paesi di accoglienza.

Ad onor del vero, occorre dire che a metà settembre è arrivata una notizia, quasi solo sussurrata, ma di grande significato e di notevole portata: “Nell’ambito delle manifestazioni del tempo libero, IEG ha deciso, coerentemente ai valori ambientali e alla mission della SpA, di non riproporre HIT Show, la fiera della caccia”. IEG, la società proprietaria delle fiere di Rimini e Vicenza, ha cancellato dal suo programma di manifestazioni 2022-2023 la Hit Show. Già annullata a inizio 2022 – ma allora per Covid, ora va verso una rinuncia definitiva. Hit show, che IEG si era trovata in eredità nell’unione con la Fiera di Vicenza, era dedicata alla caccia, al tiro sportivo e alla vita all’aria aperta, ma nascondeva anche l’intero campionario delle cosiddette “armi comuni”: non solo armi per la caccia e per il tiro sportivo, ma anche armi per la difesa personale e per corpi di sicurezza, insomma tutto l’armamentario delle armi e munizioni, tranne quelle “appositamente sviluppate e progettate per la guerra”. Quel che aveva innescato la protesta era la presenza di minori, che potevano, di fatto, imbracciare tranquillamente armi di ogni tipo.

Anche la comunità cristiana riminese era più volte intervenuta chiedendo almeno il divieto di ingresso ai minori. IEG, che ha come azionista di maggioranza il Comune di Rimini, non nascondeva il suo imbarazzo di fronte ad una denuncia così diretta e forte.

Anch’io, come Vescovo, avevo più volte segnalato il tema e lo avevo fatto anche nel momento più importante del mio rapporto con l’amministrazione riminese, quando il 19 maggio ha ricevuto la cittadinanza onoraria. In quell’occasione ho detto: “Sogno una Rimini, Città di pace. In questo tempo di guerra, ancora di più ci rendiamo conto che la buona politica deve essere al servizio della pace. Ma non si può costruire la pace senza una effettiva ed efficace educazione, a partire dalle generazioni più giovani, ad una «vita buona», alla nonviolenza, ad una esistenza che punti sulla relazione positiva con l’altro. Pertanto non possiamo non ritornare con il pensiero alla Fiera Hit Show. In essa vengono esposte tutte le tipologie di armi, escluse quelle definite «da guerra». Ma con una possibilità di accesso consentito a tutti, minori compresi, invece che ai soli operatori di settore. Permettetemi di incoraggiare i responsabili a ricondurre tale delicata questione nel filone della buona politica che non educa all’idea del nemico e non apre a forme di giustizia privata con l’utilizzo delle armi”.

È un segnale, una sorta di freccia direzionale, ma come tutti i segnali stradali a rischio di essere imbrattato o addirittura divelto. È però prezioso, perché aiuta ad andare nella giusta direzione.

3. Infine permettetemi di ritornare su un discorso che non può non starci a cuore e che deve essere costantemente aggiornato: il tema dei poveri. Mi limito a riportare una scheda che mi viene presentata dalla nostra Caritas locale.

Da gennaio a settembre 2022 le Caritas presenti in tutta la diocesi hanno incontrato 4.152 persone, con un aumento di quasi 700 unità rispetto al 2021.

Il 57% delle persone incontrate sono diventate povere in concomitanza alla pandemia, si sono rivolte cioè per la prima volta alla Caritas, negli ultimi 3 anni. Sono inoltre presenti diverse persone che sono tornate a chiedere aiuto dopo oltre 5 anni che non avevano bussato alle nostre porte, segno che il covid ha inciso tanto sul benessere delle persone.

L’aumento delle persone trova un forte riscontro anche dal numero elevato di ucraini che ha chiesto aiuto alle Caritas nel 2022. Si tratta di 608 persone, di cui 430 arrivate in Italia per la prima quest’anno perché in fuga dalla guerra.

Il 45% delle persone che si sono rivolte alle Caritas nel 2022 vive sul territorio con la propria famiglia. Si tratta di 1.883 nuclei familiari, contro 1.753 dell’anno precedente. Tra le problematiche raccontate dalle famiglie sussiste il problema del trovare un’occupazione stabile e redditizia, ma anche e soprattutto la casa sta diventando il problema più urgente: non si trovano case in affitto e, quando si trovano hanno canoni esagerati rispetto alla metratura e alle condizioni dello stabile. 42 famiglie ci hanno segnalato di aver ricevuto mandato di sfratto e di non saper dove andare a vivere, per questo abbiamo aperto l’albergo sociale in stretta collaborazione con i servizi sociali e con l’aiuto della Papa Giovanni XXIII. L’albergo attualmente accoglie 44 persone, di cui 13 minori.

Una parola anche sul Fondo per il Lavoro: da inizio anno sono incrementate le richieste da parte delle aziende: ad oggi abbiamo fatto 43 inserimenti a fronte di una media di circa 30 all’anno.

Dopo l’estate si nota un rallentamento e, 2 aziende che avevano già selezionato 2 candidati, visto l’aumento delle bollette hanno deciso di sospendere le nuove assunzioni. Altre 2 aziende che avevano fatto assunzioni per 6 mesi con la prospettiva della stabilizzazione, anche loro, visto l’incremento delle spese, hanno deciso di non prorogare il contatto.

Concludo con le parole di Papa Francesco:

“Non lasciatevi scoraggiare di fronte ai numeri crescenti di nuovi poveri e di nuove povertà. Ce ne sono tante e crescono! Continuate a coltivare sogni di fraternità e ad essere segni di speranza. Contro il virus del pessimismo, immunizzatevi condividendo la gioia di essere una grande famiglia. In questa atmosfera fraterna lo Spirito Santo, che è creatore e creativo, e anche poeta, suggerirà idee nuove, adatte ai tempi che viviamo.”