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Un salto indietro di anni

Pronto Soccorso nel caos. Il presidente Grossi: ci sono responsabilità dell'Ausl

In foto: il Pronto Soccorso dell'Infermi
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 28 lug 2022 12:34 ~ ultimo agg. 18:05
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Carenza di medici, personale sfinito, attese interminabili per i pazienti. Il Pronto Soccorso dell’ospedale di Rimini vive uno dei suoi momenti più difficili.Un salto indietro di tantissimi anni, quando si lavorava in condizioni critiche” attacca  a Tempo Reale (Icaro) il presidente dell’ordine dei medici Maurizio Grossi puntando il dito, non solo sulle mancanze del governo nazionale, ma anche sull’Ausl della Romagna. “Attese di giornate, stress, personale in fuga – dice il presidente dei medici –. Chi resta nel fortino assediato è un eroe. E non si può sempre dare la colpa al Governo (che ha le sue responsabilità) ma i dipartimenti di emergenza andavano salvaguardati e questo doveva essere una priorità delle Aziende Sanitarie. I pronto soccorso sono la porta di ingresso e non si può scaricare neppure la responsabilità sui cittadini che ci vanno ma su chi non ha saputo prevenire una situazione che da anni si sta incancrenendo. A Rimini si parla di accoglienza ma se un turista va in pronto soccorso e aspetta 18 ore per un piede rotto, non credo che ne esca una bella immagine della città“. Grossi spiega poi che all’ordine arrivano quotidianamente le lamentele dei medici che “non si sentono sicuri a causa della crescente aggressività nei confronti del personale. La situazione è molto critica.” “Il covid – aggiunge – ci ha messo del suo ma ha anche messo in evidenza le carenze di un sistema sanitario progettato per l’ordinario ma incapace di gestire una situazione straordinaria. E Rimini d’estate è in una situazione straordinaria ma non da quest’anno.” “Si continua a dire che non ci sono più i medici ma perché non si parla della fuga dei medici? – si chiede Grossi – “Ce ne sono – aggiunge – che a 40/50 anni hanno deciso di lasciare il pronto soccorso di Rimini per andare a quello di San Marino o a fare i medici di medicina generale. E forse lo hanno fatto perché li non c’è quella situazione di turni (notte, domenica, festivi) che impongono la perdita della vita personale. Il lavoratore deve essere rispettato e fare tre domeniche su quattro non può essere l’ambizione dei giovani professionisti.” Il presidente contesta anche la scelta emergenziale dell’azienda di dirottare in Pronto Soccorso il personale di altri reparti. “La toppa è peggiore del buco – dice – e non ha risolto il disastro visto che due giorni fa c’erano 18 ore di attesa e il personale della protezione civile in allarme. Questo direi che mette un po’ in ansia. La situazione non è facile da gestire ma forse con più attenzione a questi reparti si poteva fare di più e fare meglio.” L’auspicio è che, anche alla luce degli attuali problemi, si possa presto invertire la rotta. “Speriamo ci siano prese di posizione della Regione, del Governo e delle direzioni Ausl che possano risolvere le criticità – conclude Grossi – Si continuano a costruire case della salute e ospedali ma il personale da metterci dentro lo abbiamo? Meglio investire prima sul capitale umano, pensando ad incentivi e nuove modalità di lavoro per venire incontro al personale. Altrimenti i professionisti se ne vanno.