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Intervista a Irene Coralli

Una ricercatrice in viaggio. Dall’Adriatico ai Mari del Nord per lo studio delle microplastiche


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In foto: Irene all'ICBM
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
mer 8 set 2021 10:02 ~ ultimo agg. 9 set 15:48
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Crescere professionalmente grazie alle competenze e alle strumentazioni della rete di ricerca dell’Alma Mater e dei Tecnopoli, ma anche con la possibilità di aprirsi ad esperienze internazionali. Irene Coralli, 29enne di San Pietro in Vincoli, ci racconta la sua collaborazione col Tecnopolo dalla Germania, dove ha appena cominciato un’esperienza in Bassa Sassonia, non la prima per lei all’estero.

Irene ha cominciato la carriera universitaria nel 2011 a Ravenna, col corso di laurea triennale in Scienze Ambientali dell’Università di Bologna. Ha terminato la triennale con lode, con una tesi supervisionata dal professor Alberto Modelli che ha analizzato la qualità dell’aria all’interno della Biblioteca Classense di Ravenna per la conservazione dei testi antichi. Dopo questo primo contatto col mondo scientifico si è iscritta al corso di laurea magistrale in Analisi e Gestione dell’Ambiente dell’Università di Bologna al Campus di Ravenna.

Questo periodo di studi è stato estremamente stimolante e ha fatto nascere in me la voglia di intraprendere la strada della ricerca scientifica. Nel 2017 ho partecipato al progetto Erasmus+, trascorrendo 6 mesi presso la Facoltà di Ingegneria di Vitoria Gastieiz (UPV/EHU), nei Paesi Baschi. Qui ho iniziato il mio progetto di tesi magistrale, conclusosi nuovamente sotto la supervisione del prof. Alberto Modelli. Le sfide e le soddisfazioni provate durante il suo sviluppo sono state la conferma di tutto. Mi sono laureata nel 2019 con 110 e lode, ma ancor prima di laurearmi, non vedevo per me altra strada che non fosse quella della ricerca”.

Il passo successivo è stato il concorso per il dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Chimica Giacomo Ciamician dell’Università di Bologna. L’esito positivo le ha permesso, a novembre 2019, di iniziare il suo nuovo percorso triennale come dottoranda in chimica analitica sotto la supervisione del professor Daniele Fabbri. E grazie a lui è arrivata la collaborazione col Tecnopolo riminese: “Parte delle sue attività didattiche e di ricerca si sviluppano a Rimini, in particolare presso il Tecnopolo, dove è a capo di diversi progetti che coinvolgono le scienze ambientali e cosmetiche, supportati dalla chimica analitica”.

Irene al Tecnopolo

Procedimenti complessi che però possono portare a risultati importanti per la salute dell’ambiente e dell’uomo: “La mia ricerca riguarda lo sviluppo di metodi analitici per l’identificazione e la quantificazione di contaminanti polimerici in ambiente. Al momento, i composti oggetto delle mie indagini sono i polidimetilsilossani e copolimeri (comunemente chiamati siliconi) e le microplastiche. La tecnica che sta alla base della mia ricerca è la pirolisi analitica, grazie alla quale possiamo conoscere e identificare chimicamente i composti e, seguendo opportuni protocolli di calibrazione, abbiamo la possibilità di misurarne la quantità in diverse matrici. Lo sviluppo di metodi per l’analisi di contaminanti richiede una profonda conoscenza dei contaminanti stessi, ma anche dell’ambiente in qui essi vengono indagati. Un punto cruciale del mio lavoro, infatti, è lo studio delle matrici ambientali sotto esame per poter definire procedure adeguate all’estrazione dei composti di interesse. L’identificazione e la quantificazione di composti sono quindi punti fondamentali del monitoraggio ambientale, soprattutto quando ancora non si conoscono i rischi a cui uomo e ambiente sono esposti”.

Le microplastiche in ambiente sono un problema a livello globale che non ammette più esitazioni: “Nonostante la Ricerca stia facendo enormi passi avanti, le domande in sospeso sono ancora tantissime. Le microplastiche rientrano nella categoria dei contaminanti emergenti poiché solo recentemente sono state identificate e classificate come tali, per cui i rischi che arrecano a uomo e ambiente sono ancora sotto valutazione. Inoltre, nonostante le concentrazioni finora riscontrate siano relativamente basse, la loro presenza suggerisce la possibilità di squilibrio o danneggiamento degli ecosistemi. Quindi, l’identificazione delle microplastiche e la possibilità di fornire dati in termini di concentrazioni di questi polimeri in matrici diverse (acqua, fanghi di depurazione, suolo…) sono punti fondamentali dell’analisi ambientale. Ed è qui che si inserisce la mia ricerca”.

Al Tecnopolo si trovano diversi gruppi di lavoro con competenze molto diverse – racconta Irene – Tra alcuni gruppi esistono collaborazioni, tra altri magari ne nasceranno in futuro. Tra noi giovani ricercatori o aspiranti ricercatori, si respira un clima di serenità e partecipazione, anche al di fuori delle collaborazioni ufficiali”.

Un’attività che si esercita in laboratorio ma anche in altri ambiti, altrettanto importanti: “Lo scorso maggio, grazie al Direttore di UniRimini Lorenzo Succi, sono stata coinvolta all’interno di un progetto promosso dal Comune di Rimini per il Piano Strategico. Ho avuto l’opportunità di tenere una lezione ad una prima media dell’Istituto Fermi di Viserba riguardo al tema “Plastic free”, con particolare riferimento alle microplastiche. Questa esperienza mi ha fatto capire quando la divulgazione al pubblico sia importante. Ho notato con piacere che argomenti che io tratto quotidianamente sono stati fonte di curiosità e interesse. La tematica analitica delle microplastiche è complessa e lo stesso vale per molti altri temi di ricerca. La comunicazione della ricerca scientifica serve a valorizzare una realtà spesso sconosciuta al di fuori dell’ambito accademico. Inoltre, può essere affascinante e interessante ascoltare l’esperienza di chi tocca con mano tematiche che al pubblico possono essere sconosciute o, peggio, distorte da una scarsa conoscenza”.

Ora Irene si trova in Germania per svolgere il periodo all’estero previsto per il completamento del dottorato di ricerca. Il lavoro si svolge presso l’Institute for Chemistry and Biology of the Marine Environment (ICBM) di Oldenburg, sotto la supervisione della Dr. Barbara Scholz-Boettcher.

La collaborazione tra il mio supervisore e questo gruppo di ricerca nasce proprio dai medesimi interessi per lo studio di microplastiche attraverso la tecnica della pirolisi analitica. Il mio principale obiettivo qua riguarda l’analisi di matrici ambientali raccolte durante una campagna di campionamento nel Mare del Nord e nelle zone baltiche per la valutazione dell’inquinamento da microplastiche. Credo che quest’esperienza arricchirà molto il mio bagaglio culturale e spero di rafforzare le mie conoscenze e aumentare le mie competenze, così da poterle anche applicare al proseguimento della ricerca al Tecnopolo”.

Esperienze che stanno confermando quella vocazione alla ricerca che Irene ha sentito da subito, con la consapevolezza che, in uno scenario dove la ricerca avrebbe bisogno di sostegni strutturali e adeguati, il futuro è da costruire passo per passo.

Tutto il mio percorso universitario è stato rivolto all’attenzione per il mondo in cui viviamo, ho studiato l’ambiente in tutti i suoi comparti e ho potuto ottenere una visione trasversale della complessità del sistema ambiente e delle sue dinamiche. Ora sto approfondendo tematiche di ricerca che mi appassionano e mi stanno facendo crescere a livello scientifico e personale. Non so se queste attività siano il principio del mio futuro professionale, sicuramente lo spero perché è ciò per cui mi sto impegnando. Il mondo della ricerca scientifica in ambito accademico è precario e incerto, quindi sarebbe ingenuo crearmi aspettative troppo ambiziose, ma fino a quando avrò l’opportunità di lavorare al suo interno, prenderò su il meglio che questa esperienza ha da offrirmi”.

Prima di salutare Irene con un “in bocca al lupo” per il suo impegno in Germania, le chiediamo quanto conta oggi, per lei, occuparsi di ambiente e sostenibilità.

Poter lavorare al miglioramento ambientale non è solo interessante e stimolante per me, è un mio obiettivo da tempo. Le mie prime curiosità sono nate durante la laurea triennale, poi ho consolidato questo interesse negli anni. Lo studio dell’ambiente volto al suo miglioramento non riguarda solo la mia aspirazione professionale, rappresenta per me una passione e poter dare il mio contributo, anche solo trasmettendo agli altri la sua complessità e importanza, per me è fonte di grande soddisfazione”.


Per saperne di più:

www.tecnopolorimini.it

Via Dario Campana, 71 Rimini
0541/21847

www.unirimini.it

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