Indietro
menu
Tanzania

La casa del pane di Paola cresce ancora

In foto: casa del pane - trasporto pane in bicicletta
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
gio 2 set 2021 12:06 ~ ultimo agg. 7 set 16:37
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 4 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

La Casa del Pane è più di un forno, è un progetto che nasce dall’incontro di due sogni: quello delle suore Francescane Missionarie di Cristo (Suore di Sant’Onofrio) in Tanzania, coltivato e pensato per far progredire il piccolo villaggio, e quello di Lella e Luciano, da sempre legati alla missione, per ricordare la loro amata figlia Paola.

Lella e Luciano hanno subito coinvolto amici e conoscenti per diffondere e aiutare il lavoro delle suore missionarie, sostenuto e supportato dall’associazione CML, Cristiani nel mondo del Lavoro, che negli anni si è fatta carico dei progetti, da alcuni amici della Protezione Civile di Rimini e da altre persone che hanno conosciuto il progetto e si sono rese disponibili a collaborare e a contribuire.

Un incontro che ha dato vita, nel febbraio del 2018, alla Casa del Pane di Paola, a Gwandumehhi, nel Nord-Est della Tanzania, conosciuta col nome Franciscan Bakery.

“Prima della realizzazione de La Casa del Pane – raccontano i soci del CML, Cristiani nel mondo del lavoro, l’associazione che ha dato vita al progetto – il pane non era conosciuto, non rientrava nella dieta della popolazione. Il progetto ha avuto talmente tanto successo che a distanza di nemmeno un anno abbiamo dovuto ampliare la struttura e costruire un altro forno per soddisfare le richieste di pane che arrivavano non solo dal villaggio di Gwandumehhi, ma anche da quelli vicini.

“I forni, prima della pandemia, lavoravano a pieno ritmo, producendo oltre 50 kg di pane al giorno. Ora la produzione è diminuita a causa del Covid, ma si continua a sfornare pane e biscotti. Dopo la realizzazione del nostro forno, nelle zone limitrofe, ne sono sorti altri due, evidenziando la positività della nostra intuizione. Ora la difficoltà sta nel reperire la farina.

In tutta la zona circostante, il grano non viene coltivato nonostante il terreno sia fertile. Le coltivazioni principali sono granoturco e fagioli, ingredienti base delle ricette fondamentali. Ecco che allora la possibilità di avere a disposizione dei forni per cuocere il pane diventa una opportunità, un incentivo per coltivare il grano”.

Ora, nel 2021, il progetto si amplia ancora per acquistare: una trebbiatrice, un pulitore, un molino a pietra per macinare grano, frumento e altri cereali, una struttura in ferro di 30 metri quadri e un container per trasporto macchinari e successivamente da utilizzare in loco come magazzino.

Il trattore è stato finanziato grazie ad un progetto del Campo Lavoro missionario Diocesano ed è già operativo.

“È in grado di preparare la terra per la semina e successivamente verrà utilizzato per la trebbiatura, in quanto al posto dell’aratro vi verrà abbinata la trebbiatrice. – continuano i volonari del CML – Successivamente il grano verrà portato nel nuovo laboratorio che dovremo costruire (struttura di circa 30 metri quadri), dove verrà collocato il nuovo molino e gli altri accessori, mentre il container che è stato usato per il trasporto verrà adibito a magazzino”.

Questo nuovo progetto permetterà alle Suore di Sant’Onofrio di avere a disposizione gli strumenti per lavorare la terra, piantare il grano, mieterlo, macinarlo, e seguire quindi tutto il processo dalla coltivazione fino alla realizzazione del pane.

Tutto poi sarà messo a disposizione degli abitanti del villaggio.

“Da sempre – dice Suor Lorella Chiaruzzi, Madre Generale – l’idea di fondo che ha guidato la Missione, oltre all’annuncio del Vangelo, che sta all’origine del nostro essere lì e in ogni parte del mondo dove operiamo, è stato quello di far crescere le persone, anche favorendo un lavoro dignitoso e giustamente remunerato. In modo che siano gli uomini e soprattutto le donne gli autori del miglioramento delle proprie condizioni di vita, senza dover lasciare il villaggio per cercare fortuna nelle città, dove molto spesso si perdono cadendo nella piaga dell’alcolismo, o trovandosi a vivere per strada e finire in giri malavitosi, molto spesso abbandonando le famiglie e non facendo più ritorno al villaggio”.

Un obiettivo condiviso anche dagli aderenti del CML che fin dagli inizi, nel 2003, hanno seguito strettamente portandolo nella loro realtà diocesana e civile, collaborando con le suore di Sant’Onofrio.

“Per noi aderenti al C.M.L. associazione di laici di carattere ecclesiale, che fa parte della Chiesa locale guidata dal Vescovo, con particolare attenzione
al mondo del lavoro, questo è un progetto molto ambizioso ed anche molto oneroso, ma crediamo che il valore della solidarietà e l’attenzione in particolare verso i più deboli siano valori che debbano essere vissuti e testimoniati.

La realizzazione del forno, che ha avuto un suo tempo di elaborazione e di maturazione, è nata con degli obiettivi precisi, che questo nuovo progetto consolida e implementa”.

Le finalità del progetto mirano quindi a creare nuove opportunità lavorative, soprattutto per le donne del villaggio, ad aiutare le famiglie più povere, incentivare la coltivazione di cereali, migliorare l’alimentazione delle persone, favorire lo sviluppo del villaggio nella sua interezza, e creare fonte di sussistenza per la missione stessa.

A questi obiettivi nel tempo se ne sono affiancati altri, ugualmente necessari, come l’esigenza di formare personale specializzato attraverso piccole borse di studio per frequentare corsi, la distribuzione del pane prodotto nelle scuole e nei villaggi vicini, la preparazione di un autista, etc.

“Abbiamo cominciato trasportando il pane con una bicicletta e coi mezzi pubblici, fino ad arrivare all’acquisto di una pick-up, e ultimamente, grazie ad un piccolo progetto, all’acquisto della moto che oggi ci permette di raggiungere con più facilità anche posti più lontani ed impervi”.

Il costo del progetto si aggira complessivamente attorno ai 50.000€ (salvo ulteriori lievitazioni causa Covid).

“Pensiamo e speriamo, entro la metà del prossimo anno di essere nelle condizioni di poterlo completare e nell’autunno del prossimo anno di poterci recare a Gwandumehhi per la realizzazione. Ora stiamo cercando persone, strutture ed enti, disposti a collaborare e a contribuire”.

Proprio in quest’ottica, e grazie ad alcuni amici che hanno messo a disposizione gli spazi necessari, la CML organizza due cene di autofinanziamento il 10 e il 16 settembre dalle ore 19 presso l’Hotel Atlas in via Regina Elena, 74 a Rimini. Per partecipare: Lella 348 7238610, Peo 335 1519222, Alessandro 338 8753252 e Enzo 333 423158.

“ Vogliamo già ringraziare tutti quelli che aderiranno, dato che con il contributo raccolto acquisteremo tutto il materiale necessario all’ampliamento. Per noi è motivo di grande soddisfazione sapere che attraverso i nostri progetti possiamo contribuire a migliorare le condizioni economiche di questi nostri fratelli lontani. E un’ulteriore soddisfazione deriva dal coinvolgimento e dalla condivisione che questi progetti sono stati in grado di sviluppare tra le persone che ne sono venute a conoscenza. Nel frattempo stiamo già pensando anche ad altre forme e modalità per trovare i fondi necessari”.

Notizie correlate
di Redazione