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venerdì 22 ottobre 2021
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Yourvoice Records

"Biutifullove", il nuovo album di Filippo Malatesta

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
lun 27 set 2021 12:40
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A cura della giovane etichetta indipendente Yourvoice Records è uscito recentemente “Biutifullove”, il nuovo album di Filippo Malatesta, realizzato “a distanza” a Rimini nel periodo del primo lockdown.

Nel disco compaiono, ad eccezione di una cover dei “Nomadi”, dodici canzoni originali ed inedite, tutte in grado di rappresentare al meglio le varie anime del noto cantante e chitarrista di Verucchio, sicuramente un’importante e significativa presenza a livello compositivo e vocale nell’ambito della canzone d’autore.

L’album si caratterizza per la geniale vena creativa, la versatile impronta ritmica, l’ampia e sapida invenzione testuale, in grado di spaziare dal surreale al giocoso, dal sentimentale all’ironico, dall’impegno sociale all’allegorico: un’eccellente antologia di pezzi, ognuno dei quali dotato di una propria spiccata identità e di un messaggio da trasmettere, mai scontato e mai convenzionale. Filippo Malatesta accompagnandosi alla chitarra, modula la voce con un’incredibile varietà timbrica ed interpreta con grande slancio ed intensa partecipazione emotiva.

“Biutifullove”, la canzone scelta a dare il titolo all’album e a rappresentarne contenuti e significati, è un pezzo di sicuro impatto: su un “riff” essenziale ed efficacissimo, s’innesta una storia d’amore bella ma difficile, incorniciata in un percorso attraverso un mondo sonoro di altri tempi, nel quale risuonano elementi presenti nel cuore di chi ama la grande musica d’autore italiana e americana. Ma a mio giudizio almeno altri tre lavori della raccolta vanno menzionati: “Giulia”, “Le mie inutili virtù”, “Aria”: la prima, pubblicata anche come CD singolo, con una sua veemente carica vitale, la seconda con tutte le caratteristiche di un “evergreen”, la terza garbatamente improntata alla fiducia e all’ottimismo.

Una nota di merito va ascritta ai bravi musicisti, tutti riminesi, che hanno partecipato alla realizzazione dei brani dell’album stupendamente arrangiati dallo stesso cantautore. Si tratta di Andrea Giovagnoli alla chitarra, Andrea Bartolini, Simone Magnani e Roberto Melone che si sono alternati al basso, Tommy Graziani alla batteria, Marco Giorgi al pianoforte, tastiere e cori, Claudia Comandini collaboratrice per i cori, Cristian Bonato al mixaggio e Federico Mecozzi con un suo peculiare contributo violinistico al brano dei “Nomadi”.

Gli effetti dell’emergenza coronavirus hanno dunque il pregio di riportare alla ribalta un cantautore prestigioso con alle spalle una carriera di respiro internazionale con importanti tour in Italia e all’estero. Attratto dagli “U2”, da Edoardo Bennato e dai “Pink Floyd”, grandi alfieri nel mondo del rock e del pop, Filippo Malatesta ha saputo ritagliarsi una sua precisa e originale connotazione musicale. Gli “U2” in particolare con in testa il loro leader Bono Vox e al quale Filippo spesso è stato accostato oltre che per le caratteristiche vocali anche per la somiglianza fisica, sono stati per lui oggetto di profonda ammirazione. Quanto alla sua impressionante somiglianza con Bono, Malatesta ricorda che anni addietro nel corso di una vacanza a Dublino, un taxista lo scambiò per il frontman degli “U2”.

E, particolare ancora più curioso: al ritorno della stessa vacanza Filippo affisse alla parete della camera una foto di Bono procuratasi in Irlanda. Ebbene questa volta fu addirittura sua madre a scambiarlo chiedendogli: “Filippo, ma chi ti ha fatto quella bella fotografia?”

Particolarmente dotato per la musica, Malatesta da ragazzino aveva intrapreso lo studio della chitarra con Fabio Giovanni Malacarne appassionandosi anche al repertorio classico. Fu lo stesso Malacarne a scoprirgli una bella voce e a incoraggiarlo a cantare. Così assieme al suo maestro, Filippo fondò nel 1984 il suo primo gruppo “I Fibra”, duo che si esibiva principalmente in pub della zona riminese, suonando cover degli “U2”, dei “Simple Minds” e di Lucio Battisti. Nel 1990 fondamentale si rivelò l’incontro con Mario Flores: nel corso di una serata in un locale di Viserba, Filippo venne notato da Patrizia Rabitti, moglie di Flores, che da autentica talent scout, lo presentò al marito musicista e proprietario dell'”Haeven Studios”, un grosso studio di registrazione con sede a Rimini dotato già a quei tempi di apparecchiature digitali.

Fu proprio la Rabitti ad attribuire a Filippo l’appellativo di “Malatesta” associando al nome di Verucchio sua città d’origine la denominazione del casato dei Signori di Rimini.

Per Filippo iniziò quindi un periodo di contatti, audizioni e provini con case discografiche di Milano fino al 1992, anno in cui incise il primo album “La figlia del re”. Nello stesso anno arrivò il battesimo televisivo nel programma “Canzoniere dell’estate”. Nel periodo immediatamente successivo fu ospite fisso nel programma “Roxy Bar” di Red Ronnie e iniziò un tour che toccò i club di tutta Italia. Nel 1994, sull’onda del successo, oltre a partecipare a “Un disco per l’estate” a Riccone, trascorse sei mesi negli Stati Uniti: l’esperienza americana nel corso della quale incise il suo secondo album “Malatesta a San Francisco” ed entrò di fatto nel grande giro, è ricordata ancora oggi da Filippo con grande soddisfazione. Per la cronaca l’album venne prodotto da Corrado Rustici, personaggio estremamente influente che a quei tempi lavorava con Zucchero Fornaciari ed Elisa.

Nel 1997 dopo avere realizzato “Il re delle tre”, suo terzo album, lasciò la casa discografica Visa Records per contrasti relativi alle scelte artistiche delle produzioni. Tuttavia non ha mai smesso di scrivere e ad esibirsi con successo in pubblico e nel cassetto ha ancora molti altri pezzi inediti. Nel 2000 ha composto per l’album “Come una goccia d’acqua”, prodotto da Biagio Antonacci, la canzone “Cento giorni” cantata da Syria. Ha inoltre inciso nel 2004 “Giramondo” e nel 2019 “Sopra la polvere”, due album, il più recente dei quali contenente due brani inediti e nuovi arrangiamenti dei suoi pezzi più noti con la collaborazione del quartetto EOS.

Guido Zangheri

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