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La siccità minaccia i raccolti. Coldiretti: aventi con progetto bacini ex cave

In foto: effetti siccità
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 14 lug 2021 11:08
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Se escludiamo qualche sporadico temporale estivo, come quello di ieri, la pioggia resta un miraggio. Tanto che fiumi e torrenti del riminese sono in secca e si può a ragione parlare di crisi idrica, fenomeno che min​accia seriamente le coltivazioni e l’intero settore agricolo locale.

Tra i produttori agricoli serpeggia molta preoccupazione per il forte stato di siccità che fa seguito, peraltro, ad una primavera con bruschi cali di temperatura, ventosa e poco piovosa – evidenzia il Presidente di Coldiretti Rimini Guido Cardelli Masini Palazzi – purtroppo si registrano già perdite produttive sul fieno e ortaggi, i terreni sono sempre più secchi, tutte le colture sono in sofferenza, anche quelle poco idro-esigenti a causa dell’aumento delle temperature”.

La disponibilità di acqua, piovana o d’irrigazione rappresenta uno dei fattori più importanti per determinare la sopravvivenza delle piante e la loro produttività, ma per alcune colture, “come vigneti ed uliveti, non è possibile fare un’irrigazione di sussistenza e la sofferenza delle piante è già ai massimi livelli”.

Tutto questo mentre negli allevamenti lo stress da caldo porta ad un calo di produttività e aumento dei costi gestionali. Per non parlare poi dell’apicoltura, con le api minacciate dalle condizioni meteo e dall’afa perdurante.

Il paradosso – precisa il Direttore di Coldiretti Rimini Giulio Federici – è che nei grandi supermarket frutta e verdura non mancano mai, di conseguenza è più difficile per i non addetti ai lavori comprendere la criticità che i nostri agricoltori stanno vivendo”. Da qui l’invito alla cittadinanza: “Comprate il più possibile dai produttori locali e, quando non è possibile, comprate comunque italiano”.

Si sta ripetendo per il settore agricolo – sottolinea il Vice Direttore di Coldiretti Rimini Giorgio Ricci – l’ennesima emergenza idrica che, se escludiamo l’ormai arcinoto problema del DMV (deflusso minimo vitale) troppo elevato sul Fiume Marecchia, per il quale in passato è stata richiesta invano la deroga, rende ormai non più rinviabile l’esigenza di attuare il progetto di recupero dei diversi bacini delle ex cave ora inutilizzate per immagazzinare acqua in inverno per poi usarla nel periodo estivo. Con la Regione – conclude Ricci – si è aperto un dialogo concreto per arrivare a questa soluzione per la quale auspichiamo un iter burocratico veloce avente come fine la salvaguardia delle aziende agricole fondamentali per l’economia e la tutela del territorio

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