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Pescatori sul piede di guerra: "Ridurre i giorni di pesca significa chiudere"

In foto: la protesta dei pescatori riminesi
di Lamberto Abbati   
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sab 12 giu 2021 14:29 ~ ultimo agg. 13 giu 11:32
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“E’ una protesta pacifica, ma siamo molto inc…”. Non usa giri di parole Giancarlo Cevoli, presidente della Cooperativa Lavoratori del Mare di Rimini, che questa mattina si è ritrovato insieme a decine di pescatori davanti alla Capitaneria di porto di Rimini per protestare contro la decisione dell’Unione europea di ridurre le giornate di pesca del 40% entro il 2023. “Vogliono che si peschi meno, in spazi sempre più ristretti, con l’obbligo di telecamere a circuito chiuso a bordo per sorvegliarci. Così facendo ci costringono a chiudere e sbarcare gli equipaggi”, attacca Cevoli.

Il duro sfogo del presidente Giancarlo Cevoli

“Ci indicano come principali se non unici colpevoli dello stato di sofferenza degli stock ittici dell’Adriatico, ma l’Europa non tiene conto delle varie forme di inquinamento, della trivellazione pretrolifera, dell’intenso traffico navale e marittimo, della cementificazione delle coste e delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Forse ci si è dimenticati che noi operatori del settore siamo i primi guardiani del mare”, dicono alcuni manifestanti sul piede di guerra. “No al Pangasio e al pesce d’importanzione – urlano -, sì ai sardoncini e alle sogliole”.

I timori e le preoccupazioni del comandante del peschereccio El Pita

“Qua non si parla solo di pesca e pescatori – puntualizza il presidente Cevolima anche di tutto l’indotto e dell’intero comparto ittico, che riguarda anche il mondo della ristorazione. Ve li immaginate i nostri ristoranti che scrivono ‘pesce fresco’ e poi servono al cliente i gamberi congelati provenienti dall’Ecuador?”.

Alla protesta, tra gli altri, hanno preso parte il deputato della Lega Jacopo Morrone, la consigliera regionale del Pd Nadia Rossi e l’assessore comunale di Rimini Jamil Sadegholvaad.

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