Indietro
menu
Tensione tra Fiere

Fusione Fiere. Soci riminesi: Ieg non è moneta di scambio

In foto: Fiera di Rimini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 4 giu 2021 11:54 ~ ultimo agg. 15:00
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Con una dura nota i soci pubblici riminesi di Ieg, Comune e provincia di Rimini e Camera di Commercio della Romagna, tornano a parlare della fusione con la fiera di Bologna. “IEG non è una moneta di scambio nel gioco della politica né un teatrino ove mettere in scena il consueto canovaccio del ‘pesce grosso mangia pesce piccolo’” dicono. I soci riminesi si dichiarano stupiti dalle dichiarazioni dei soci privati bolognesi ma anche preoccupati dal silenzio di quelli pubblici. “Una classe dirigente, per dirsi tale, discute e parla per atti, documenti, bilanci approvati (e IEG li ha) e non avanzando ipotesi riesumate dal peggio del peggio del ‘poltronificio’ politico” attaccano i soci riminesi che dicono comunque di credere ancora nell’operazione di fusione che ha “potenzialità straordinarie“.

La dichiarazione congiunta di Comune di Rimini, Provincia di Rimini, Camera di Commercio della Romagna

IEG è un gioiello nel panorama fieristico nazionale e internazionale. IEG è il frutto dello sforzo, dell’impegno, degli investimenti, dell’intelligenza, delle conoscenze di un territorio e dunque di una comunità interamente rappresentata.

IEG non è una moneta di scambio nel gioco della politica né un teatrino ove mettere in scena il consueto canovaccio del ‘pesce grosso mangia pesce piccolo’. Se qualcuno sta pensando questo, farebbe bene a toglierselo dalla testa. Abbiamo troppo presente l’importanza del settore fieristico per il territorio riminese e per la Romagna, per ridurre una questione complessa e dalle innumerevoli implicazioni finanziarie a ‘io comando perché sono Bologna’. Stupisce che siano alcuni soci privati di BolognaFiere, prima in forma anonima e poi con un comunicato firmato da Confcooperative, a volere riportare questa discussione a una forma primordiale di darwinismo territoriale. Leggendo certe dichiarazioni, perfino buffe se considerata la delicata materia di cui si tratta, pare quasi di trovarsi davanti a Austin Powers, l’esilarante agente segreto del cinema, scongelato sugli schermi a fine anni Novanta dopo una crioterapia lunga 30 anni e per questo convinto di vivere ancora nel 1967. Il tema non è il campanilismo, l’adombrare mire sulla governance. Una classe dirigente, per dirsi tale, discute e parla per atti, documenti, bilanci approvati (e IEG li ha) e non avanzando ipotesi riesumate dal peggio del peggio del ‘poltronificio’ politico. Non si dice da una parte ‘la fusione delle fiere è un grande obiettivo’ e dall’altro si fa di tutto per ostacolarlo. È davvero sorprendente che certe posizioni, retrive, vengano dalla componente privata; ma fa altrettanto pensare il silenzio dei soci pubblici bolognesi. Per noi cambia poco o nulla rispetto all’orizzonte cui tendiamo: crediamo in questa operazione per le potenzialità straordinarie che può avere per i due territori e la regione intera e appunto per questo deve essere portata avanti con serietà, rigore, numeri e certificazioni. Non sarà certo una vera o presunta ‘ragion di Stato’ a convincerci del contrario”.

Notizie correlate
di Redazione   
di Redazione