Indietro
menu
Tutele che vanno a mancare

Flai Cgil: licenziamento illegittimo per due lavoratori ma uno penalizzato dal Jobs Act

In foto: mititcoltura
mititcoltura
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 23 mar 2021 15:42 ~ ultimo agg. 15:50
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Con una recente sentenza il Tribunale di Rimini conferma che attraverso il Jobs Act è più facile liberarsi dei lavoratori. Lo afferma la Flai Cgil Cgil di Rimini, Federazione dei Lavoratori dell’Agroindustria.

Il caso di specie riguarda due lavoratori della mitilicoltura, licenziati da una impresa agricola nell’estate del 2019, entrambi per un’asserita necessità di manutenzione del ramo aziendale nel quale lavoravano.  Contestato il licenziamento tramite la Flai Cgil, le due vertenze sono dovute arrivare davanti al Giudice del lavoro di Rimini, con l’assistenza dei legali convenzionati con Cgil, per vedersi riconosciuta l’illegittimità del licenziamento.

A parità di luogo di lavoro ed a parità di motivo di licenziamento, ritenuto appunto illegittimo dal Giudice, le condanne al datore di lavoro sono nettamente differenti. Il lavoratore assunto nel 2009 deve infatti essere reintegrato nel suo posto di lavoro; mentre il lavoratore assunto nel 2016 riceverà un risarcimento di sei mensilità di retribuzione perdendo però il posto di lavoro.

Questo differente trattamento non è dovuto ad un errore del Giudice – specifica la Flai Cgil – ma dall’entrata in vigore nel 2015 del cosiddetto Jobs Act che, modificando l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, rende di fatto più facile liberarsi dei lavoratori ritenuti scomodi. Come denunciato dal Sindacato fin dalle prime proposte di modifica dello Statuto dei Lavoratori, avere indebolito la tutela dai licenziamenti è stato dannoso per tutti i lavoratori: un risarcimento economico non è mai equivalente a poter riavere il proprio posto di lavoro.

Il Jobs Act – prosegue la Flai – è però ancora più deleterio per quei lavoratori che sul posto di lavoro richiedono il rispetto dei diritti, per se stessi e per i propri colleghi, e che per questo vengono licenziati. In questi ultimi casi si potrebbe richiedere una maggiore tutela appellandosi al divieto di licenziamento ritorsivo o discriminatorio. Questa è però quasi sempre una possibilità solo teorica: tra subire una ritorsione o discriminazione e poterlo dimostrare passa una grande differenza.  Fino all’entrata in vigore del Jobs Act era invece sufficiente dimostrare che il licenziamento fosse illegittimo per riavere il proprio posto di lavoro.

Negli ultimi anni ci sono stati numerosi licenziamenti, e tanti lavoratori hanno perso il posto di lavoro ingiustamente, ricevendo in cambio solo un pugno di euro grazie a questa nuova normativa. Il caso dei nostri due lavoratori è ancora più stridente ed amaro, e i due diversi trattamenti dimostrano ancora più evidentemente come i nuovi assunti continueranno a perdere la vera tutela rispetto al licenziamento illegittimo finché verrà mantenuto il Jobs Act.