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L'attività col CIRI FRAME

Il futuro della gestione idrica: Romagna Acque e la ricerca applicata


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In foto: da romagnacque.it
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 6 minuti
lun 8 feb 2021 10:18 ~ ultimo agg. 9 feb 16:53
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La ricerca applicata per progettare e pianificare il futuro delle risorse idropotabili del territorio: non solo come risorse da governare, ma da rendere elemento attivo dell’economia circolare. E’ questa la strategia con cui Romagna Acque, gestore unico delle fonti idropotabili della Romagna, negli ultimi anni ha sviluppato diverse convenzioni di ricerca applicata con l’Alma Mater.

Con il Dipartimento di Ingegneria Idraulica dell’Università di Bologna viene sviluppato un progetto che mira all’individuazione di nuovi scenari rispetto ai cambiamenti climatici, in particolare al fine di individuare quali infrastrutture potranno garantire di un approvvigionamento sicuro e di qualità ed a ridurre la dipendenza del prelievo da falda aumentando quello superficiale, in linea con il Piano regionale di tutela delle acque. Col Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Ravenna c’è uno studio sui nuovi inquinanti emergenti e l’impatto ambientale degli stili di vita dei cittadini.

Ed infine c’è una convenzione con il CIRI FRAME – Tecnopolo di Rimini, Centro Interdipartimentale di Ricerca su Fonti Rinnovabili, Ambiente, Mare ed Energia, che ha come obiettivo quello di valutare gli impatti ambientali ed energetici legati all’approvvigionamento idrico in una prospettiva di ottimizzazione delle risorse.

Una transizione già avviata

“Con il CIRI Tecnopolo di Rimini abbiamo deciso di puntare ad una ricerca per valutare gli aspetti di tipo energetico ed ambientale, di cui il centro è specializzatospiega il presidente di Romagna Acque, Tonino Bernabé – Anche perché per Romagna Acque la sostenibilità e l’efficienza energetica sono punti irrinunciabili della nostra filosofia aziendale e per favorire la transizione dalla dipendenza da fonti fossili, da anni sviluppiamo piani energetici, ponendoci obiettivi sfidanti che stiamo raggiungendo. Obiettivi che mirano alla riduzione dei consumi energetici, e quindi anche dei costi di gestione e degli impatti ambientali, attraverso l’efficientamento dei nostri impianti più energivori e la produzione di energia da fonti rinnovabili”.

Tonino Bernabé

Per ridurre il coefficiente di dipendenza energetico Romagna Acque ha realizzato ed ha in progetto numerosi interventi, in particolare sono stati messi in opera diversi impianti fotovoltaici ed idroelettrici: “il percorso green della Società non si ferma, ma vogliamo continuare a sfruttare le potenzialità del nostro acquedotto per produrre energia. L’energia che non viene consumata direttamente dai nostri impianti viene immessa in rete contribuendo a rendere più sostenibile i consumi della collettività. Anche per la quota parte di energia elettrica che Romagna Acque non riesce ad autoprodursi abbiamo fatto la scelta, in accordo con i soci, di acquistare energia “verde”, cioè prodotta al 100% da fonti rinnovabili, anche sostenendo un costo leggermente superiore”.

Il lavoro del CIRI di Rimini si inserisce in questo percorso e consiste nell’applicazione della metodologia LCA (life-cycle assessment), l’analisi del ciclo di vita, “per valutare le prestazioni ambientali ed energetiche nell’intero ciclo di vita del servizio idrico (fornito nell’attuale scenario produttivo) e valutare future soluzioni per garantire l’approvvigionamento idrico anche alla luce dei cambiamenti climatici”.

Come esempio, quello di una casa: “posso spendere di più nel costruirla ma poi avrò sicuramente dei benefici maggiori attraverso una riduzione dei costi di energetici e di gestione, anche attraverso la produzione da fonti rinnovabili. Questo permette inoltre di avere un impatto ambientale positivo”.

In questo primo step il CIRI ha analizzato le prestazioni ambientali ed energetiche del processo di produzione: “la valutazione ha riguardato le emissioni di gas clima-alteranti, l’energia cumulativa e l’impronta idrica. E’ stato analizzato l’attuale impatto rispetto alla produzione delle diverse fonti da parte di Romagna Acque e quanta energia per ciascuna fonte si utilizza lungo il processo”.

Il CIRI di Rimini ha valutato i dati dal 2016 al 2019: dal consumo e produzione di energia elettrica, fino all’utilizzo dei reagenti e rifiuti prodotti.

“E’ stato di grande interesse e soddisfazione poter vedere come le politiche della società hanno permesso di ridurre notevolmente gli impatti ambientali legati al servizio offerto. Un esempio su tutti: le strategie energetiche realizzate grazie all’implementazione dei nostri piani, hanno permesso una riduzione degli impatti ambientali di circa il 30% evitando l’immissione in atmosfera di circa 18.000 ton. CO2 eq. all’anno. Questo non può far altro che spingerci a perseguire sempre di più la strada verso la nostra transizione energetica”

la diga del Conca

Il secondo step della convenzione di ricerca prevede la valutazione degli scenari idrici futuri. “Non solo quanta acqua serve in più, ma come l’infrastruttura idrica può migliorare la qualità dell’acqua. Siamo in una fase di sviluppo dei progetti europei legati alla transizione energetica del Green New Deal, utilizzare dal punto di vista scientifico e tecnologico dei modelli di riferimento come l’LCA, può dare elementi di valutazione che vanno a motivare le scelte infrastrutturali. Perché poi l’assemblea dei soci che decide, in rappresentanza dei 60 comuni romagnoli, deve avere tutti gli elementi”.

“Questa metodologia, applicata ad un’impresa che fa un servizio pubblico come Romagna Acque, permette di introdurre la variabile ambientale ed energetica nel proprio processo decisionale ed avere quindi tutti gli elementi di analisi e di conoscenza per fare scelte di investimento strategiche e consapevoli. Questo – spiega Bernabé – permette di valutare i benefici di un progetto o un’infrastruttura, non solo da un punto di vista economico o rispetto alla sua funzione, ma anche da un punto di vista gestionale e in termini di riduzione di costi, dell’impatto ambientale, energetico e di potenziale produzione di energia rinnovabile. Questo approccio garantisce l’individuazione di scenari strategici per l’azienda senza tralasciare nessun aspetto”.

Nuove strade per aumentare lo stoccaggio e massimizzare l’approvvigionamento idrico

I cambiamenti climatici minacciano di modificare significativamente il sistema idrologico nazionale e locale. Le previste carenze idriche e i più frequenti fenomeni estremi, associati ad una maggiore richiesta di acqua, avranno con tutta probabilità, gravi ricadute negative su servizi ecosistemici come l’acqua potabile.

“In uno scenario di riscaldamento globale, il numero di persone potenzialmente affette da scarsità d’acqua potrebbe aumentare in maniere esponenziale anche in Europa. È necessario un cambio di rotta totale sia su scala globale, dando seguito agli impegni presi nelle varie conferenze sul Clima. Questo implica necessariamente anche di modificare il nostro quotidiano rapporto con l’ambiente e con l’acqua, partendo dalla consapevolezza, da tradurre poi in comportamenti virtuosi, che l’acqua è un bene comune e a disponibilità limitata.

L’acqua potabile rappresenta infatti una risorsa fondamentale ed un bene sempre più prezioso per la nostra società. Il nostro territorio ha certamente gestito la risorsa idrica in maniera efficiente, tanto che oggi siamo in grado di garantire un approvvigionamento idrico sostenibile e di qualità, ma nello scenario dei cambiamenti climatici è fondamentale sviluppare delle strategie che possano permettere di mantenere elevato lo standard raggiunto.”

il Tecnopolo di Rimini

In questo contesto, il CIRI di Rimini, col gruppo di lavoro coordinato dai professori Fabrizio Passarini e Ivano Vassura, sta supportando Romagna Acque anche nel valutare gli impatti ed i benefici ambientali ed energetici su nuovi scenari in termini di infrastrutture per la Romagna, in particolare nuovi invasi oltre alla Diga di Ridracoli ed all’invaso del Conca.

“Stiamo valutando la possibilità di costruire dei nuovi invasi, anche di dimensioni ridotte, per la produzione di acqua per gli usi civili. Nella definizione degli scenari futuri, si stanno verificando nuovi potenziali ulteriori punti di stoccaggio nelle aree appenniniche, integrandoli con il sistema infrastrutturale esistente. Queste infrastrutture avrebbero dei benefici in termini energetici, in quanto l’acqua per caduta costa circa l’85% in meno rispetto al prelievo da falda, oltre naturalmente alla possibilità di produrre energia attraverso impianti idroelettrici contribuendo ulteriormente alla sostenibilità del nostro territorio. Più punti di stoccaggio permetterebbero di ridurre il prelievo da falda e quindi la subsidenza, problema di cui Rimini soffre”.

La Romagna ha un fabbisogno annuale di circa 110 milioni di metri cubi. Il 50% è prodotto da Ridracoli, la parte restante da fonti locali. Nella zona riminese il 75% è prodotto dai pozzi, la parte restante da Ridracoli. Dalle analisi svolte, ogni 10 milioni di mc sollevati da pozzi, ci sono circa 1,8 -1,9 milioni di euro di costi energetici.

Analisi su più scenari

Le valutazioni da parte di Romagna Acque non riguardano esclusivamente nuovi invasi, ma l’obiettivo della Società è quello di prendere in considerazione tutte le opportunità e gli scenari possibili e la ricerca serve a capire anche quali strade possono garantire i maggiori benefici in termini ambientali ed energetici: “Ai soli fini conoscitivi è stato fatto un confronto con ulteriori tecnologie, in particolare la desalinizzazione di acqua marina come risposta alla siccità. Questa tecnologia viene utilizzata solo in alcuni Paesi – come ad esempio Israele o alcune isole – dove non ci sono infrastrutture, per approvvigionare acqua, e quest’ultima costa moltissimo, ed ha impatti elevati dal punto di vista energetico. Consideriamo anche questi aspetti per fornire elementi oggettivi di valutazione al cittadino”.

Altro tema oggetto della ricerca, è quello dei riusi idrici: “I riusi, dopo il processo di depurazione, non possono per legge essere destinati ad usi potabili. Al fine di ottimizzare i riusi e favorire i processi fitodepurativi, si ritiene utile poter consentire il recupero delle ex cave in sinistra idraulica Marecchia”.

L’approccio e le scelte per l’ambiente

“La traiettoria green – sottolinea il presidente Tonino Bernabé – rappresenta già oggi un momento virtuoso per tutte le imprese ed in particolare per quelle pubbliche, che devono mantenere le reti ed elevati standard qualitativi e di investimenti all’altezza dei fabbisogni del territorio. La necessità di garantire tariffe adeguate e costi efficienti, ed elevata capacità di investimento, favorisce lavoro ed opportunità, anticipando rischi e incertezze, e intervenendo con efficacia sui limiti dell’attuale sistema. In tale contesto risulta strategico comunicare efficacemente e sostenere le scelte con argomenti fondati, grazie alla sinergia e all’affiancamento tra i centri di ricerca universitari – in particolare quelli romagnoli legati all’Alma Mater – ed il servizio pubblico”.


Per saperne di più:

romagnacque.it/ricerca

www.tecnopolorimini.it

Via Dario Campana, 71 Rimini
0541/21847

centri.unibo.it/frame/it

www.unirimini.it

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