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sabato 28 novembre 2020
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Riflessioni su una Pieve

Una sintesi creativa è possibile

In foto: Pieve Romena
di Andrea Turchini   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
dom 8 nov 2020 09:41 ~ ultimo agg. 09:50
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La pandemia ci ha condotto a vivere un conflitto di priorità, con una grave carenza di sintesi creativa.
Nel tentativo di difendere la salute, e il sistema sanitario che potrebbe garantirla, coloro che governano si sono posti di fronte a delle alternative molto dolorose (salute o economia? scuola o salute?), mettendo in tensione i due poli della scelta che sono apparsi alternativi.

Mi trovo a disagio con questo approccio perché mi sembra che non si ponga la possibilità di una sintesi creativa ed inedita. A me sembra che gli uomini si distinguano dalle macchine proprio per questa capacità creativa di sintesi tra gli opposti, una sintesi che non è solo un compromesso, ma l’abilità creativa – appunto – di pensare e realizzare una situazione nuova capace di superare l’apparente necessità di opposizione tra elementi di valore diversi.

Qualcuno potrebbe sostenere che, in periodo di crisi, è necessario agire con determinazione e senza scrupoli (e senza fantasia); che non è questo il tempo delle sperimentazioni di fronte a persone che stanno male e muoiono a decine.
In realtà la storia ci racconta di grandi progressi avvenuti proprio in circostanze difficili, a volte addirittura estreme. Si dice, inoltre, che nel momento del bisogno l’uomo e i gruppi sociali tirino fuori il meglio di loro stessi. Ebbene: perché non dare spazio a questa creatività? Perché non cercare una sintesi invece che accontentarsi di subire alternative dolorose?

Faccio un esempio solo per spiegarmi. Forse qualcuno è stato a Pieve Romena a Pratovecchio (AR). Questa splendida pieve romanica è stata costruita in un tempo di carestia. Il signorotto locale si rese conto che i contadini delle sue terre non avevano raccolto nulla e potevano soffrire la fame. Aveva alcune alternative: rimanere indifferente, elargire sussidi minimali per la sopravvivenza … Decise di costruire una chiesa, impiegando la manodopera disponibile e pagando i contadini per il lavoro che svolgevano. Non era un progetto previsto, ma è stata la sintesi creativa di un uomo che si è messo in gioco ed ha pensato di valorizzare una situazione di crisi inventandosi qualcosa di nuovo. La testimonianza della sua creatività la si può ammirare ancora oggi.

E noi come saremo capaci di dare una risposta a questo tempo? Come ne saremo responsabili? Saremo solo in grado di scegliere cosa sacrificare, perché non siamo in grado di difendere ciò che è necessario al bene delle persone (scuola, cultura, socialità), oppure metteremo insieme coraggio, intelligenza e creatività provando ad intraprendere vie nuove?

Ci limiteremo a dividerci litigando tra garantiti e penalizzati, oppure troveremo una strada perché si possa affrontare insieme la situazione senza lasciare indietro nessuno?
Ci limiteremo a distribuire sussidi consolatori a pioggia, oppure impiegheremo risorse umane ed economiche per aprire nuove strade e, magari, sanare ingiustizie che erano già presenti anche prima della pandemia (vedi la piaga del lavoro nero)?
Ci limiteremo a tracciare una linea che divide chi ha speranza di essere salvato e chi, invece può essere sacrificato sia sul piano della cura che su quello delle prospettive sociali, oppure potremo mettere in atto un percorso che, riconoscendo che “siamo tutti sulla stessa barca” si propone di valorizzare ognuno per la ricchezza di cui è portatore?

Nel libro degli Atti degli apostoli, che testimonia i primi passi della comunità cristiana a Gerusalemme e la prima missione, vengono narrate alcune crisi gravi che la comunità si trova ad affrontare. Nel capitolo 6 si dice che scoppia un “malumore” tra due gruppi della comunità, perché uno dei due si sente discriminato. Gli apostoli riconoscono il loro limite e, riunendo l’assemblea, propongono di istituire delle nuove figure (i diaconi) che accompagneranno la comunità nelle sue esigenze concrete. Quella crisi poteva portare ad una spaccatura gravissima; invece è stata l’occasione per trovare una via nuova che non solo ha portato la pace, ma ha aiutato la comunità a crescere.

Questa creatività viene dal riconoscere ciò che è buono (e non sacrificabile) e dal desiderio di valorizzarlo; tale processo conduce a sintesi sempre nuove e ad uno stupore che lascia a bocca aperta… come accade davanti a Pieve Romena.

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