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Il virus non è cambiato

L'infettivologo Biagetti: 10 malati posso curarli tutti, mille insieme no

In foto: il dottor Carlo Biagetti
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 29 ott 2020 12:43 ~ ultimo agg. 30 ott 12:52
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I tamponi aumentano ogni giorno, ma mentre in agosto la percentuale di positivi nel riminese era dell’1%, nell’ultima settimana siamo arrivati al 6%“. A dirlo, ospite a Temporeale (Icaro) è l’infettivologo Carlo Biagetti, responsabile Rischio Infettivo dell’Ausl Romagna. “Se si trovano più positivi – spiega – significa che la diffusione del virus è aumentata. E questo vale in particolar modo nella provincia di Rimini dove la curva sta aumentando in modo molto importante“. Nell’ultima settimana in provincia si contano 23 nuovi positivi ogni 10mila abitanti, un dato elevato visto che, ad esempio, a Ravenna sono appena 9 ogni 10.000. “In questi mesi – dice Biagetti – ci siamo concentrati sulle categorie a rischio ma in realtà quello che è a rischio sono i comportamenti perché è quando le indicazioni non vengono rispettate i positivi aumentano. Solo igienizzandosi spesso le mani, tenendo la mascherina ed evitando assembramenti i cittadini possono aiutare la comunità e la sanità a non andare in sofferenza”. Purtroppo però i tanti appelli alla responsabilità non sono serviti, specie nei mesi estivi. “Questa estate – spiega Biagetti – dopo il lockdown di primavera che aveva praticamente azzerato l’emergenza, abbiamo creato le condizioni per quello che si sta vedendo ora. Quello che accadrà da noi tra qualche settimana è quello che stiamo vedendo adesso in altri Paesi“. Sul piatto ora ci sono però le nuove misure previste dal recente Dpcm. Ma secondo Biagetti gli effetti sono ancora tutti da valutare. “Durante la prima ondata – ricorda – il lockdown è arrivato intorno al 10 marzo e noi abbiamo registrato il picco nei reparti di degenza il 29 marzo e quello in terapia intensiva il 4 aprile. Solo dopo è iniziata la discesa. Quello di cui parliamo ora però non è un lockdown totale e quindi vedremo solo tra un paio di settimane quali saranno gli effetti. Ci si aspetta un risultato, ma comunque inferiore.” L’infettivologo cerca poi di spiegare come si muove il virus: “una persona è in grado di contagiarne altre già tre giorni prima di manifestare i sintomi e fino a dieci giorni dopo. Quindi gli asintomatici possono assolutamente essere contagiosi“. “Il problema di questo virus – prosegue – non è il numero di asintomatici o la sua letalità, ma è un altro: se io – esemplifica – ho dieci persone da curare posso guarirle tutte ma se ne ho contemporaneamente mille non riesco a prendermi cura di tutti. Quindi la letalità dipende dal numero di persone che si ammalano“. Sulla sanità in questi mesi si è investito ed è arrivato un potenziamento di mezzi e personale ma “c’è un limite oltre al quale il sistema va comunque in sofferenza” evidenzia Biagetti. A Rimini il personale della sanità pubblica è aumentato di 4 o 5 volte rispetto a marzo e questo permette al momento di reggere l’ondata, ma le cose potrebbero cambiare. “Siamo in una soglia di allarme – dice l’infettivologo – ma ancora il contact tracing è efficace. Con i numeri che stiamo però  saremo in difficoltà nelle prossime settimane“. Biagetti fa il punto anche sui ricoveri: “l’Ausl Romagna ha tre livelli di emergenza: verde, arancione e rosso. In terapia intensiva siamo in pieno livello arancione e abbiamo 250 persone con patologie covid ricoverate negli ospedali della Romagna. Il 7% di queste (circa una ventina) sono in terapia intensiva. Si tratta di numeri che ci permettono di gestire ancora anche l’attività ordinaria però se la curva resterà questa nei prossimi giorni si potrebbe andare in difficoltà nel gestire sia i pazienti covid che quelli no covid“. Quello che dovrebbe essere chiaro a tutti (ma probabilmente non lo è) è che “il virus – spiega il dottor Biagetti – non ha cambiato il suo modo di agire, e chiunque sia sul campo lo vede chiaramente. E’ solo il fatto di trovare molti più positivi che ci fa sembrare che i pazienti gravi siano meno“. “C’è uno scollamento – dice sconsolato – tra la realtà che viviamo noi operatori sanitari e gli atteggiamenti che vediamo fuori: ho quasi perso la speranza di riuscire a far capire cosa abbiamo vissuto e cosa si sta vivendo ora in ospedale.” “Non si dovrebbero aspettare dpcm o regole ferree imposte dall’alto – ammonisce -, ogni persona può fare qualcosa per salvaguardare la propria salute e il sistema sanitario. Ad esempio, proviamo a pensare di scoprire oggi di essere positivi e chiediamoci quanti contatti stretti abbiamo incontrato nelle ultime 48 ore. Questo numero dovrebbe essere molto vicino allo zero. Se è molto elevato significa che non stiamo facendo la nostra parte“.