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la versione di padre e figlio

Il litigio per una sigaretta, l'sms di sfida e l'accoltellamento

In foto: il piazzale dov'è avvenuto l'accoltellamento
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 22 set 2020 19:56 ~ ultimo agg. 23 set 12:05
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Il litigio per una sigaretta negata, un sms di sfida e infine l’accoltellamento. Questa mattina padre e figlio di 44 e 20 anni, rinchiusi nel carcere dei Casetti per il tentato omicidio pluriaggravato in concorso del 25enne forlivese di origini magrebine, avvenuto sabato scorso a Coriano, hanno fornito la loro versione dei fatti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini, Manuel Bianchi.

Il padre ha smentito l’ipotesi dell’aggressione per debiti di droga (“con quella roba ho smesso da una vita”) e si è assunto le responsabilità maggiori per quanto accaduto. Ha raccontato che il 25enne accoltellato è un amico del figlio, anche lui abita a Coriano e frequenta la stessa compagnia. La sera dell’accoltellamento il giovane, un ragazzone alto un metro e 90, che pratica thai boxe, si sarebbe presentato a casa loro piuttosto alticcio. Avrebbe chiesto all’uomo di fargli dare due tiri alla sua sigaretta. Davanti al rifiuto del padre dell’amico, avrebbe perso le staffe prima di essere allontanato in malo modo proprio dal 44enne. “Fuori da casa mia”, gli avrebbe urlato l’uomo.

E così è stato, solo che il 25enne poco dopo avrebbe inviato all’uomo un sms di sfida, che recitava più o meno così: “Se sei un uomo, vieni nel piazzale della chiesa (Degli orfani, ndr) a mani nude che ci divertiamo”. Il 44enne non se l’è fatto ripetere due volte, ma sostiene di aver preso il coltellaccio da cucina all’insaputa del figlio e al solo scopo difensivo. Durante la colluttazione tra i tre, scoppiata dopo il tentato investimento in auto, il 25enne ha sferrato due pugni al volto dell’uomo, che poi ha estratto la lama e gliel’ha conficcata nell’addome. “Volevo solo proteggere mio figlio”, ha ribadito davanti al giudice. Una versione a cui gli investigatori agli ordini del capitano Luca Colombari non sembrano credere molto, forti degli indizi raccolti.

L’avvocato dei due indagati, Massimiliano Orrù, ha chiesto che i fermi non vengano convalidati e che il 20enne possa essere trasferito ai domiciliari. La decisione del gip è attesa in serata. Tutto questo mentre il 25enne accoltellato sta ancora lottando nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Bufalini di Cesena tra la vita e la morte.

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