Indietro
giovedì 22 ottobre 2020
menu
Rimini Calcio

Scotti: "Ogni volta che indosso questa maglia è come se mi sentissi in debito"

In foto: Francesco Scotti saluta la Curva Est
di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
ven 14 ago 2020 19:15 ~ ultimo agg. 16 ago 16:15
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Francesco Scotti potrà vedere avverato il suo sogno: chiudere la carriera (gli auguriamo tra diversi anni) difendendo i pali del Rimini. Del resto “Ciccio”, com’è chiamato da tutti, lo scudetto del Rimini ce l’ha tatuato sul petto. Le indiscrezioni sul suo ritorno in biancorosso circolano da settimane, da ieri è arrivata l’ufficialità.

“È stata una questione un po’ combattuta, non è stato così semplice – attacca il portierone romano –. La volontà c’era da entrambe le parti, sia da parte del presidente Alfredo Rota che da parte mia, non c’era neanche da chiederlo, ma c’era da trovare l’accordo con la società per cui ero tesserato (Scotti lo scorso gennaio aveva firmato un biennale con il Notaresco, ndr). Devo ringraziare il presidente del Notaresco, Di Giovanni, che alla fine ha esaudito il mio desiderio di tornare a Rimini”.

Per Scotti difendere i pali biancorossi è un’emozione unica.
“È come quando firmi il primo contratto: ho provato la stessa emozione. Mia moglie mi ha mandato via dal letto stanotte perché ero agitato. Per me indossare questa maglia è un’emozione difficile da spiegare: è il massimo, non c’è niente di più per me da quando sono entrato a far parte di questa città. Rimini mi ha adottato perché non sono un riminese doc e ogni volta che indosso questa maglia è come se mi sentissi in debito. Quello che penso è che devo qualcosa a questa maglia, a questa città, alla gente di Rimini. L’entusiasmo me lo dà il fatto di sentirmi in debito per l’affetto che ricevo e che in qualche modo devo ricambiare”.

Anche perché “Ciccio” ha già scelto di vivere sotto l’Arco d’Augusto per il post carriera.
“Ho comprato casa a Rimini già nel 2017 e voglio continuare a vivere qui”.

Com’è stata l’esperienza al Notaresco, che dopo una prima parte di stagione al vertice del girone F di serie D ha avuto una flessione?
“Sono stati mesi difficili: siamo stati anche un po’ sfortunati perché appena sono arrivato l’uomo più rappresentativo, Sansovini, ha prima preso tre giornate di squalifica poi si è stirato. Lo dico senza nulla togliere ai miei compagni di squadra, tutti molto bravi. Ma Sanvovini è un giocatore che sposta gli equilibri perché non ha nulla a che fare con la serie D. Si sono poi infortunati anche Pomante e Salvatori, altri due giocatori esperti in una rosa per il resto molto giovane. Ci poteva stare un calo, anche perché con quelle assenze è diventato tutto più difficile. Nel momento in cui stavano rientrando tutti i giocatori esperti è successo quello che è successo (il riferimento è allo stop dei campionati per l’emergenza sanitaria da Covid-19, ndr)“.

Che Rimini ritrova?
“Ritrovo un Rimini che è in fase di costruzione: dobbiamo essere bravi noi giocatori a riportare quell’entusiasmo che in questo momento manca. Si leggono tanti commenti anche sui social e io capisco i tifosi. Ho passato qui a Rimini momenti un po’ particolari e da tifoso arriva un punto in cui dici: “non ce la faccio più, ogni anno ce n’è una”. In questo momento non va bene niente, forse solo se prendessi Cristiano Ronaldo e Messi accontenteresti il popolo biancorosso. Dobbiamo riportare entusiasmo”.

Ritrova tante vecchie conoscenze, dal DS Tamai a mister Mastronicola a diversi compagni.
“Con Vale (Valeriani, ndr), Simoncelli, Mastronicola non c’è bisogno neanche di parlarci dentro lo spogliatoio: loro sanno cosa vuol dire indossare questa maglia. Quando ci sono queste persone diventa tutto più semplice in campo. È gente che per la maglia a scacchi è disposta a far tutto: abbiamo tutti il sangue biancorosso”.

Valeriani tra l’altro le sarà più vicino in campo: negli ultimi tempi ha giocato infatti da difensore centrale.
“Gli ho detto: tra un po’ mi rubi il posto! Siamo partiti che eri il golden boy dietro le punte, adesso giochi staccato dietro, l’anno prossimo ti do i guanti e ti metti in porta”.

Crede nella possibilità che il Rimini il prossimo campionato lo possa giocare in serie C, anche se le speranze sono ridotte al lumicino dopo che la Covisoc ha accettato le 52 domande delle società per l’iscrizione al prossimo campionato?
“Non c’è mai stata una possibilità così alta né di ripescaggio né di riammissione. A me piacerebbe tanto giocare in serie C, ma mi hanno sempre detto che è quasi impossibile. Se dovesse capitare l’occasione sono sicuro che la società si farebbe comunque trovare pronta”.

Scotti non fa promesse ai tifosi, non ce n’è bisogno.
“I tifosi mi conoscono abbastanza bene per sapere quello che provo a indossare questa maglia, non mi piace essere ripetitivo. L’obiettivo è assolutamente fare un campionato di vertice. Non ho altri pensieri nella testa. Se uno pensa che io sia tornato a Rimini per venire a vivacchiare sbaglia di grosso: si va in campo per vincere, con questa maglia non si può andare in campo per altri obiettivi”.