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la sentenza

Offre lavoro all'amica 15enne della figlia, s'invaghisce di lei e ci prova: condannato per violenza

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 12 mag 2020 18:08 ~ ultimo agg. 13 mag 11:55
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Un lavoro come barista, con tanto di stipendio mensile da 1.500 euro e un Iphone come cellulare aziendale. Era la promessa, mai mantenuta, che un 48enne originario di Bologna, ma residente nel Riminese, aveva fatto ad un’amica della figlia, una coetanea all’epoca dei fatti di soli 15 anni. Solo che l’uomo, col passare delle settimane, si sarebbe invaghito della ragazzina, tanto da avere con lei un approccio sessuale, consistito in baci e palpeggiamenti, denunciati qualche tempo dopo dalla minore. Una vicenda giudiziaria intricata quella che questa mattina ha portato i giudici del Collegio di Rimini a condannare il 48enne (difeso dall’avvocato Cinza Bonfantini) a due anni e sei mesi di reclusione contro i 9 chiesti dal pubblico ministero Paola Bonetti.

I fatti risalgono all’ottobre del 2014. Il 48enne è alla ricerca di personale per l’imminente apertura di un bar, e tre amiche della figlia, tutte minori, si candidano per lavorare come bariste e cameriere. La proposta è di 1.500 euro a testa, più un telefono aziendale. Le ragazzine avrebbero alloggiato sotto la sua responsabilità in un residence della zona, dove temporaneamente si sarebbe appoggiato anche l’uomo. Tra una delle amiche della figlia e l’uomo si instaura un certo feeling. Nonostante i suoi 42 anni, l’uomo subisce il fascino della minore, che non ha ancora compiuti 16 anni ma che fisicamente sembra molto più grande della sua età. L’uomo avrebbe iniziato a corteggiarla, nonostante la minore all’epoca avesse un fidanzatino, a farle regali (prima degli orecchini, poi un anello) e a riempirla di complimenti.

Poi, ecco che una sera il 42enne la invita nella sua stanza. Lei accetta e lì, secondo l’accusa, scattano le avances (palpeggiamenti sul sedere e sul seno) alle quali la 15enne non riesce a sottrarsi. Le amiche della vittima, chiamate in aula a testimoniare, hanno dichiarato di non essersi mai accorte di nulla, mentre la figlia dell’uomo ha raccontato di alcuni baci tra l’amica e il padre, lasciando intendere che tra i due potesse essere nata una storia. L’imputato, invece, in tribunale non si è mai presentato, rifiutandosi di fatto di fornire una propria versione dei fatti.

Le promesse dell’uomo, col tempo, sono state tutte disattese e il famoso bar che avrebbe dovuto aprire non è mai stato aperto. Qualche settimana dopo, ecco la denuncia delle violenze subite dalla 15enne, accompagnata in caserma dalla madre. Accuse ritenute credibili, che hanno condotto l’allora 42enne alla sbarra. La ragazzina, invece, ha deciso di non costituirsi parte civile. Oggi, dopo sei anni, la condanna a due anni e mezzo per violenza sessuale nei confronti della minore.

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