venerdì 22 novembre 2019
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Si guarda alle Regionali

L'analisi del voto. Le diverse prospettive di Pd e Lega

In foto: Cavano e Morrone
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 10 giu 2019 17:38
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Con i ballottaggi di ieri (che non toccavano comuni del riminese) si è chiusa la tornata delle amministrative 2019. Prossimo appuntamento sono le Regionali Emilia Romagna la cui data è ancora da fissare (ma dovrebbero essere tra ottobre e gennaio).

La voce del PD. Intanto per i segretari di partito è tempo di stilare i bilanci. Paolo Calvano, segretario regionale del Pd, sottolinea come di 235 comuni al voto in Emilia Romagna al centro sinistra ne siano andati 174 e al centro destra solo 45. “Di cinque grandi città andate al voto – ricorda -, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Cesena e Forlì, a cui aggiungere Carpi, il centrosinistra vince in 4 di queste con la straordinaria vittoria al primo turno di Modena e le nette affermazioni al ballottaggio a Reggio Emilia, Cesena e Carpi, grazie anche ad alleanze larghe e inclusive. Certo, a Ferrara e Forlì la destra ha vinto e non possiamo che riconoscerne la vittoria, anche se le due sconfitte hanno caratteristiche diverse che approfondiremo negli organismi dirigenti che convocheremo a breve“. Secondo Calvano i dati dimostrano comunque che “il centrosinistra è in campo, grazie anche a profili amministrativi di qualità che hanno fatto la differenza e che hanno ribaltato i dati delle Europee che avrebbero potuto disegnare un quadro ben più complicato.” Il segretario guarda poi alle Regionali dove “la partita è sempre di più tra centrosinistra e destra a trazione leghista.” “Una sfida – conclude – da affrontare con i piedi ben piantati per terra, con la giusta umiltà e con altrettanta voglia di combattere, ragionando insieme a tutto il centrosinistra e a quel civismo che vuole dare un contributo al buon governo della Regione.”

La voce della Lega.Non sarà facile ma la Regione Emilia Romagna è assolutamente contendibile”. Ne è convinto l’on. Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna. “Il Pd – dice – è un gigante con i piedi sempre più di argilla. Nel senso che ancora può contare su una consistente ramificazione del potere e del controllo dell’elettorato, ma progressivamente sta perdendo appeal e consenso. Il grande problema dei Dem è che non sanno rinnovarsi, sono abbarbicati in posizioni di retroguardia e, soprattutto, non hanno progetti da contrapporre ai nostri“. “Ciò che emerge – conclude – è che il Pd è un partito strutturalmente vecchio e stantio, anche se ha candidati e sostenitori giovani che, tuttavia, non hanno la forza e, forse, la capacità di rinnovarlo e stanno ripetendo le stesse anacronistiche liturgie del passato”.

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