mercoledì 18 settembre 2019
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di Lamberto Abbati   
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sab 2 mar 2019 16:19 ~ ultimo agg. 3 mar 16:41
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L’incontro pubblico organizzato questa mattina in azienda dai vertici di Petroltecnica e Rovereta, a cui hanno partecipato una cinquantina di cittadini (assenti invece i rappresentanti delle amministrazioni comunali di Coriano e Rimini), è servito per ribadire l’assoluta estraneità della ditta di Cerasolo ai fatti contestati lo scorso 19 febbraio dai carabinieri del Noe di Bologna e per fare chiarezza sugli scenari futuri alla luce del dissequestro dell’area di stoccaggio ordinato dal giudice giovedì.

“Nel giro di un paio di giorni adempiremo alle prescrizioni strutturali che ci ha richiesto il gip – spiega Peo Pivi, amministratore delegato del gruppo Petroltecnica, che di Rovereta è proprietaria – dopodiché torneremo finalmente operativi. Le contestazioni che ci vengono mosse consistono in un telo rotto, in una porta che non si chiude, nell’asfalto esterno un po’ sconnesso e deteriorato… Insomma, tutte cose che si potevano risolvere con una sanzione pecuniaria e che invece ci sono costate lo stop dell’attività per 10 giorni, creandoci un danno economico e di visibilità importante”. 

Tre le accuse mosse dai Noe alla Rovereta, anche quella delle eccessive emissioni odorigene: “Non abbiamo mai sforato i limiti di legge, come dimostrano le centinaia di analisi e di controlli a cui siamo stati sottoposti nel corso degli anni – ribatte Pivi – ma soprattutto oltre a non essere odori nocivi per la salute dipendono solo in minima parte da noi. Presto adotteremo il modello della regione Lombardia sugli odori, grazie al quale saremo in grado di individuare quali odori provengono dai nostri impianti e quali invece provengono da altri. Siamo stanchi di vedere ciminiere che fumano, ma l’odore cattivo alla fine è sempre il nostro”. A conferma delle dichiarazioni dell’ad di Petroltecnica anche “un’indagine condotta di recente dall’Istituto Superiore di Sanità che ha dimostrato che solo il 20% degli odori proviene dalla nostra azienda”. 

Per l’avvocato Alessandro Petrillo, che assiste da anni Petroltecnica e Rovereta, “il dissequestro dell’impianto di stoccaggio è la prova che il giudice ha rivalutato le accuse del pm”. Come ha scritto il gip nelle sue motivazioni: “Allo stato non sono documentati casi di decessi, ricoveri o malattie ricollegabili ad emissioni moleste… Per questo il blocco dell’azienda è da ritenersi eccessivo e sproporzionato”. Considerazioni che inducono Pivi a guardare al futuro con un certo ottimismo: “Se non fossimo ripartiti nel giro di poco, sarebbero stati a rischio 320 posti di lavoro. Con il dissequestro il rischio che possa saltare tutto per aria si è abbassato notevolmente. Per fortuna le aziende per le quali lavoriamo ci hanno consesso fiducia, 70 anni di esperienza non si possono cancellare in un colpo solo”. 

A conclusione dell’incontro, nel corso del quale la maggioranza dei cittadini presente si è mostrata solidale nei confronti della Rovereta e dei suoi lavoratori, apprezzando la trasparenza dell’azienda, Pivi ha messo in guardia gli imprenditori della zona e non solo: “Siamo stati accusati  da cinque persone di creare danni all’ambiente e alla salute dei cittadini sulla base di sensazioni personali, ma in futuro quello che è successo a noi potrebbe capitare ad altri”. 

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