sabato 20 aprile 2019
di Redazione   
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mar 8 gen 2019 09:51 ~ ultimo agg. 14 gen 15:41
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Il progetto del Fondo per il Lavoro, attivo sul territorio riminese da ormai cinque anni, è stato realizzato dalla Caritas diocesana di Rimini, su richiesta della Diocesi. Un modo per dare un segno tangibile concreto di vicinanza alle persone che si trovano in difficoltà economiche. Lo scopo statutario del fondo è quello di agevolare gli inserimenti lavorativi di quelle persone che oltre ad essere disoccupate sono anche in condizioni economiche disagiate. In questi anni il progetto ha dato un’ottima risposta in termini di inserimenti lavorativi che son arrivati ad oltre 130. Ciò perché il progetto prevede l’erogazione di un contributo a fondo perduto alle imprese che decidono di assumere persone segnalate dal progetto. Le imprese si devono impegnare a rispettare i contratti di lavoro vigenti nel loro settore di produzione e devono garantire un contratto iniziale della durata di almeno sei mesi. La Formica da sempre ha aderito al progetto in diversi modi, cioè sia facendo delle contribuzioni dirette, sia promuovendo raccolte volontarie fatte dai lavoratori, che assumendo persone. Un modo per essere solidali e partecipi ad un’iniziativa importante che ha dato risultati tangibili sul territorio della nostra città.

Ne abbiamo parlato con i responsabili della Caritas Roberto Menghi, responsabile del progetto, e Mario Galasso direttore della Caritas.

L’intervista a Roberto Menghi

Roberto Menghi

Roberto, qual’è il contributo che viene assegnato dal fondo alle impresa che decidono di assumere le persone selezionate e in che maniera si alimenta il fondo?

Il contributo è pari al 20% del costo complessivo del lavoratore, e può arrivare fino a dodici mesi di durata. Quello che è importante per il fondo è avere un’adeguata dotazione economica per poter assolvere agli impegni che, man mano si assumono. Basta pensare che per alcuni contratti di dodici mesi di lavoro, si arriverà ad un contributo del fondo che può arrivare anche fino a 6 mila euro. Il nostro obbiettivo iniziale è stato quello di mettere in piedi degli strumenti che ci consentissero di avere un adeguato flusso di denaro. Ricordiamo che la prima dotazione di 10 mila euro è stata messa a disposizione dalla Caritas e dalla Diocesi, poi abbiamo avuto la collaborazione di tantissimi enti.

Il contributo maggiore lo abbiamo avuto dalle Acli provinciali di Rimini, che per 5 anni di seguito ci hanno devoluto il netto ricavo del 5 x 1000 che hanno riscosso in provincia, in questo modo ci hanno consentito di poter aver un contributo di oltre 65 mila euro. Un altro importante contributo è arrivato dall’associazione dei commercianti di Rimini ‘Zeinta de borg’, che ha organizzato, proprio, per il fondo una lotteria del commercio riminese. Anche questa ha avuto diverse edizioni e ci ha consentito di reperire fondi per oltre 5 mila euro. Mi piace sottolineare anche la collaborazione di alcune aziende riminesi come La Formica, che ha contribuito sin dall’inizio del progetto e ci ha permesso di avere delle donazioni per oltre 25 mila euro.

Erogazioni come quella di 15 mila euro, fatte in occasione dei suoi 20 anni di attività, ed altre in cui hanno partecipato, oltre all’azienda, proprio i lavoratori volontariamente. C’è anche un’altra azienda di Rimini che però ha voluto mantenere l’anonimato, ci siamo presentati per proporre la collaborazione con il fondo per l’assunzione dei dipendenti, ci hanno detto che avevano modalità di assunzione diverse e che non potevano darci collaborazione però hanno voluto metterci a disposizione 30 mila euro. Queste sono le donazioni principali. Poi chiaramente c’è stato l’aiuto delle tante parrocchie, che ci hanno fatto avere 10 mila euro di contributo, insieme ad altre associazioni della città e numerosi privati. E’ stata veramente un a risposta molto puntuale.

Nel frattempo abbiamo avuto anche la collaborazione di alcuni enti locali molto importanti come ad esempio il comune di Santarcangelo di Verucchio e di Poggio Torriana che hanno deciso di aderire al fondo, e quindi tra le modalità di iscrizione al fondo vi è anche quella di rivolgersi a questi comuni.

E’ un progetto coordinato dalla Caritas, ma che coinvolge anche altri soggetti e professionisti della città

Fin da subito abbiamo avuto un gruppo di specialisti che ci hanno seguito. Infatti nel comitato che valuta le domande, composto da 13 persone, ci sono varie figure professionali che ci aiutano nella valutazione delle pratiche. Questo è un contributo fondamentale utile per mettere tutti sullo stesso piano in modo da non creare situazioni di privilegio.

Il progetto del fondo del lavoro è stata una buona prassi di esempio in Italia. Che tipo di riscontri avete avuto in questo senso?

Nel 2016 abbiamo ricevuto il ‘premio Biagi’. Ci hanno assegnato il primo premio per la provincia di Rimini come associazione di volontariato, proprio nel valutare l’importanza in questo tipo di intervento che abbiamo organizzato. Poi abbiamo avuto l’interessamento da tantissime altre Caritas italiane, non ultima quella di Bologna che con ben altre risorse economiche è riuscita ad organizzare un fondo che sta lavorando molto. Gli abbiamo fornito tutta la documentazione per aprire il fondo e altre Caritas si sono interessate. Abbiamo avuto interessamenti anche da parte di associazioni, un riscontro estremamente positivo.

Oltre all’assunzione qual’è l’altro strumento d’inserimento previsto dal progetto?

SI tratta di un aiuto a quelle persone che vengono assunte con un contratto di tirocinio formativo. Chiaramente i tirocini devono essere autorizzati dagli enti preposti, vengono di solito richiesti per quelle figure professionali che non hanno un’adeguata professionalità. Le aziende durante il tirocinio formativo sono obbligate a corrispondere un corrispettivo di 450 euro, A questi abbiamo aggiunto ulteriori 400 euro al mese alle persone che ottengono queste tipologie di contratto per tutta la durata del tirocinio. Questo per fare in modo che, sin da subito, il lavoratore abbia un sollievo economico abbastanza importante.

Che costi ha il fondo, come si regge dal punto di vista delle persone che ci lavorano e delle risorse?

Siamo in grado di garantire a tutti coloro che vorranno contribuire ad alimentare il fondo per il lavoro, che per ogni euro ricevuto, ci sarà un euro d’investimento per la ricerca di posti di lavoro. Tutto il personale che opera per la finalità del fondo opera a titolo gratuito, tutte le spese amministrative, burocratiche sono pagate dalla Caritas Diocesana. Possiamo garantire con trasparenza che ogni euro verrà utilizzato per garantire l’inserimento lavorativo. Praticamente è un progetto a costo zero.

C’è un appello che vuoi fare ai riminesi, sia per rinnovare l’adesione al fondo che per segnalare persone che sono in difficoltà?

Si certo. Chiaramente l’erosione di risorse avviene continuamente, abbiamo attualmente una certa disponibilità, ma per poter garantire l’operatività del futuro del fondo, occorre che ricominci ad attivarsi un flusso di contributi. Questi aiuti, se vengono versati tramite bonifico bancario, sono deducibili fiscalmente. Chi fosse interessato può accedere al sito del fondo www.fondoperillavoro.it , dove ci sono le coordinate bancarie per l’accreditamento. L’altro appello che voglio fare è alle persone che fossero a conoscenza di situazioni di particolare emergenza economiche, di invitarli a presentare la domanda presso il fondo per il lavoro in modo da essere presi in carico dal progetto e di avere questa ulteriore opportunità d’inserimento lavorativo: L’ultimo appello è quello che faccio a coloro che sono a conoscenza di aziende che sono in grado di assumere personale, di segnalarci la disponibilità in modo che poi abbiamo la possibilità di metterci in contatto per valutare l’eventuale possibilità di allacciare una collaborazione, importante per noi ma anche per l’azienda dal punto di vista economico.

A Natale regala un posto di lavoro: l’invito di Caritas alla solidarietà

Intervista al Direttore della Caritas Mario Galasso

Quanto è importante per un territorio come Rimini avere un progetto come questo?

Questo aspetto del lavoro è molto complicato, ma è assolutamente centrale per le persone che si rivolgono a noi perché il lavoro, insieme alla casa, che dal lavoro dipende, sono la richiesta prioritaria. Il lavoro è dignità, il lavoro è un po’ tutto per le persone. Pensare ad una manovra che potesse aiutare per trovare il lavoro, è stato naturale per la Caritas. Non è stato facile trovare lo strumento, c’è voluto tempo, ma devo dire che l’intuizione avuta è stata molto importante. I numeri parlano da soli. Se pensiamo che in poco tempo siamo riusciti ad inserire al lavoro oltre 130 persone, diamo un dato unico. Sfido qualsiasi altra agenzia, qualsiasi altro progetto sul nostro territorio ad avere avuto questi dati. Penso che sia una cosa incredibile.

In questi anni in cui il fondo per il lavoro si è avviato è stato creato anche un rapporto particolare con gli imprenditori che hanno aderito al progetto. Se volessimo rilanciare l’iniziativa, che cosa possiamo dire per allargare, ancora di più, il numero di quelli che possano aderire ?

Il fondo per il lavoro è un progetto complicato perché da una parte, come è stato raccontato, c’è un fondo che aiuta ad abbattere i costi per il lavoro, ma dall’altra parte c’è la relazione con le imprese, con gli imprenditori. C’è un gran lavoro che noi facciamo dietro le quinte, di selezione delle persone. Quindi l’imprenditore ha la tranquillità che le persone che gli vengono inviate dalla Caritas sono persone che in qualche modo potrebbero già andare bene per profilo e personalità. In più ha la garanzia che noi durante il periodo lo chiameremo più volte, lo andremo ad incontrare, per sapere come sta andando, sia dal punto vista dell’incontro che della relazione che dell’impegno.

Gli imprenditori hanno due interessi. Il primo è quello che quando hanno bisogno di assumere, possono rivolgersi a noi perché siamo in grado di mandargli persone già selezionate, sapendo che la persona inserita è una persona che non abbandoneremo una volta assunta, ma che continueremo a seguire. Il secondo è il forte sconto sul costo del lavoro, e quindi l’interesse legittimo a risparmiare. E’ interesse dell’impresa anche quella di continuare a dare contributi e offerte per mantenerlo vivo, visto che il fondo non si autoalimenta e alla fine sono loro stessi giovare di quegli sconti.

Quindi il fondo si può anche esaurire e, per il futuro, potrebbero venire meno le risorse per sostenere altre assunzioni. Come si può rilanciare questa partecipazione solidale?

Anche da Bologna ci hanno chiesto informazioni e indicazioni per partire, il professore Zamagni che ci segue, ora sta seguendo anche la Caritas di Bologna, ma loro ad esempio hanno la fortuna di avere un fondo più corposo. Da noi non è così e chiaramente ogni volta che inseriamo una persona, andiamo ad erodere le sostanze, che in qualche maniera vanno rimpinguate. Ecco perché è importante mantenere viva quest’attenzione. E’ necessario diffondere il messaggio di solidarietà che c’è dietro questa straordinaria iniziativa. A Natale ad esempio, con la Diocesi e la Caritas abbiamo scelto di fare la campagna “regala un posto di lavoro” perché pensiamo che questo possa essere un’azione che ognuno di noi può fare. Un bel bigliettino di auguri, in cui raccontare che invece di un dono materiale si può aiutare la Caritas in questo progetto, regalando la possibilità a qualcuno che ha veramente bisogno , la possibilità di rimettersi in gioco e ripartire con la giusta dignità.

Emiliano Violante

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