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lun 5 nov 2018 12:52 ~ ultimo agg. 14:01
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Al via oggi in tutta la Regione le vaccinazioni contro l’influenza. Il picco di contagi è atteso tra fine novembre e dicembre. E se lo scorso anno in Romagna non si è andati oltre al 50,6% di copertura tra i soggetti a rischio, resta anche il problema del personale sanitario molto ritroso a vaccinarsi. Nella trasmissione del mattino di Radio Icaro e Icaro Tv Tempo Reale è intervenuto il presidente dell’ordine dei medici di Rimini Maurizio Grossi.

Influenza, pochi medici e infermieri vaccinati. Grossi (ordine medici) ipotizza incentivi

Partita anche in provincia di Rimini la campagna vaccinale contro l’influenza. L’obiettivo è far crescere la copertura tra le categorie a rischio che lo scorso anno in Romagna non è andata oltre il 50%, per avvicinarsi al 75% richiesto a livello nazionale. Resta il nodo poi del personale sanitario: sono molti, troppi, quelli che non si vaccinano (la copertura non arriva al 30%). “Manca la percezione del rischio” ammette il presidente dell’ordine dei medici di Rimini, Maurizio Grossi (intervenuto sulle pagine de Il Resto del Carlino e ai microfoni di Icaro). Per migliorare la situazione si potrebbe puntare, suggerisce, su campagne informative mirate da parte dell’Ausl (da mettere in piedi però con debito anticipo rispetto all’arrivo del virus) e magari su qualche incentivo come “un giorno di permesso per chi si vaccina, come accade, ad esempio, quando si dona il sangue.”

Intanto il picco influenzale è atteso per dicembre. Lo scorso anno in regione il virus ha messo a letto 680mila persone e purtroppo si sono registrate anche 48 vittime. Vaccinarsi, per chi è a rischio, resta fondamentale. “I vaccini in Italia sono controllati e sicuri – rassicura Grossi – ci può essere l’anno in cui il vaccino magari non è mirato sul virus ma questo fa parte della pratica medica che non è matematica ma basata su previsioni, statistiche e casi epidemiologici. Resta il fatto – conclude – la pratica vaccinale è fondamentale nel prevenire le malattie e ridurre la mortalità in certe fasce di popolazione più fragili“.

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