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La Cantera e il suo “staff alternativo”

ApprofondimentiintegrazioneRimini

29 ottobre 2018, 15:30

Su Rimini Social abbiamo più volte parlato de La Cantera, la nuova esperienza riminese per favorire l’inclusione lavorativa di persone con sindrome di down e disabilità intellettiva. Ma com’è andata questa prima estate di attività? Ognuno dei protagonisti, che abbiamo incontrato a fine estate davanti a un vassoio di pasticcini e a un caffè, ha un aspetto diverso da raccontare.

Michele Soldati, responsabile della cooperativa sociale Il Millepiedi, ha coordinato le attività laboratoriali e formative e il team degli educatori che ha svolto il tutoraggio e supportato i ragazzi. Sono stati 6, infatti, i giovani che hanno lavorato e si sono formati quest’estate all’interno del centro sportivo “La Cantera”. Altri 2 sono stati assunti dagli stabilimenti del Consorzio Rimini Mare e 10 hanno svolto un tirocinio formativo. La parola con cui Michele racconta quest’esperienza è rivelazione.

“Penso a Beppe – spiega l’educatore – che da due anni viveva una fase di forte apatia. Abbiamo rischiato coinvolgendolo in questo progetto e lui ha mostrato un lato di sé inaspettato. Non è mai mancato a lavoro, si è attivato in maniera autonoma in alcune mansioni, è uscito ogni giorno di casa e ha acquisito nuove competenze. Era felice di venire alla Cantera. Per la prima volta dopo tanto tempo si è sentito riconosciuto…”.

Rivelazione, dunque, ma anche un’avventura a tratti spiazzante. Continua Michele: “Il nostro compito era quello di far svolgere ai ragazzi delle esperienze fuori dal contesto abituale. Non è stato semplice. Oltre che dell’aspetto lavorativo noi ci siamo presi cura dell’aspetto educativo: il rischio, infatti, è che durante l’estate i ragazzi siano fortemente stimolati e poi durante l’inverno con la riduzione degli impegni perdano le autonomie che avevano guadagnato. Dovremmo garantire loro maggiore stabilità e continuità”.

A incalzarlo su questo Stefano Mazzotti, titolare del bagno 27, uno dei primissimi imprenditori riminesi a credere in questo progetto. Stefano è un vulcano d’idee, la parola che più ricorre nella sua intervista è sogno. Non a caso cita la frase “Se lo costruisci lui tornerà”, tratta da uno dei suoi film preferiti, “L’uomo dei sogni”.

“La spiaggia ha bisogno di qualcuno che se ne occupi anche durante l’inverno – spiega Stefano. “Potremmo pensare a un progetto attraverso cui periodicamente i ragazzi si possano occupare delle pulizie delle spiagge e partecipare a eventi e iniziative organizzati dal Consorzio anche nei mesi invernali. Questo li aiuterebbe a non perdere le autonomie acquisite e a farli sentire parte dell’impresa in maniera più forte”.

Spiega ancora Stefano: “In questo progetto c’è un aspetto legato al profit da implementare, dobbiamo dimostrare che la responsabilità sociale d’impresa può rappresentare anche una fonte di redditività. Quest’anno il progetto ‘Marina C’entro’, dentro il quale si è inserita ‘La Cantera’, ha permesso alla società civile di contribuire facendo incontrare mondi apparentemente distanti. Io come bagnino ho scoperto che il mondo del volontariato non è solo assistenzialismo. Michele da educatore ha conosciuto più a fondo il mondo del turismo balneare”.

Formazione, altra parola-chiave del progetto: “C’è un aspetto lavorativo che è anche umano e relazionale. Dobbiamo far crescere i ragazzi che lavorano ma anche i loro colleghi, facendo loro scoprire un approccio diverso al mondo del lavoro, che può migliorare le condizioni lavorative di tutti. Dobbiamo coinvolgere nuove imprese, inserire più ragazzi. Io sogno un albergo dove l’accoglienza possa essere curata anche da ragazzi come Alex o Francesca… Sono convinto che possano conquistare i clienti con il loro approccio e la loro unicità”.

I ragazzi coinvolti sono stati selezionati dall’associazione Crescere Insieme e collocati anche grazie al contributo della Fondazione Enaip Sergio Zavatta, di Ebter (Ente bilaterale turismo Emilia-Romagna) e dell’associazione Rimini For Mutoko.

Sabrina Marchetti, presidente dell’associazione, si è messa in gioco insieme alla sua famiglia che ha rilevato e gestito il centro sportivo “La Cantera”. Si sono auto-definiti uno “staff alternativo”.

“È stata un’idea impegnativa, ma per noi molto bella” – dice Sabrina. “Alla Cantera ho trovato nuovi stimoli, ho visto mio figlio Alex crescere ed essere più consapevole. C’erano clienti che venivano appositamente per prendere il caffè preparato da lui. Sono felice che questo luogo non sia stato visto come un’area per disabili ma come una bella esperienza per tutta la città. Un luogo dove ognuno potesse sentirsi rappresentato e valorizzato. Non sappiamo se la prossima estate gestiremo nuovamente il centro sportivo, ma certo non si fermerà il nostro impegno per l’inclusione e il nostro ‘staff alternativo’, magari anche sbagliando, ma con umiltà e serenità non ha intenzione di mollare”.

Foto dalla pagina Facebook: La Cantera Marina Centro

Silvia Sanchini

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