giovedì 24 gennaio 2019
In foto: la sede CGIL
di Serena Saporito   
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gio 4 ott 2018 14:03 ~ ultimo agg. 5 ott 13:36
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Più lavoro, che reddito di cittadinanza. La Cgil di Rimini fa riferimento così alla discussione attuale nel Paese, mentre si prepara al congresso della Camera del Lavoro Territoriale del 18 e 19 ottobre, anteprima a sua volta del congresso nazionale di Bari in programma a gennaio.

520 assemblee: sono quelle che il sindacato conta di tenere a Rimini e provincia nei luoghi di lavoro in preparazione del congresso nazionale. Un’attività di consultazione che è partita lo scorso giugno. Dal territorio riminese la riflessione che si porterà a livello nazionale riguarderà soprattutto il lavoro stagionale.

Icaro Tv. La Cgil lancia l'assemblea e sottolinea le criticità stagionali

Le occasioni di lavoro aumentano, ma il problema è la qualità del lavoro, stando a quello che riferisce chi si presenta agli sportelli del sindacato, a stagione turistica conclusa. “Non sono le occasioni che mancano. Queste effettivamente stanno crescendo, a parte singole situazioni di difficoltà aziendale a cui ancora si assiste” spiega a un incontro con la stampa Primo Gatta, Segretario Generale Cgil Rimini. “Purtroppo, però, il lavoro precario, disarticolato, è in continuo aumento” aggiunge. “Siamo a fine estate e nei nostri uffici arrivano i lavoratori per controllare buste paga e contributi: troviamo situazioni di irregolarità diffusa e in aumento”.  

Le vertenze individuali sono state in aumento nel 2017, rispetto all’anno precedente: 1189 il totale. L’anno precedente erano state una trentina in meno. Hanno riguardato il recupero di differenze contributive, o mancati pagamenti (in 352 casi) e il lavoro nero o grigio (con la totale o parziale mancanza di messa in regola) in 250 casi: oltre la metà dei quali nei settori del turismo e servizi.

Gli iscritti alla Cgil di Rimini e provincia sono 51mila, il 54% dei quali donne. Sono loro, le donne (maggiormente impiegate nei lavori stagionali) ad essere le più colpite da un fenomeno che si sta portando con sé il cambiamento della normativa sui contributi di disoccupazione: la Naspi, coi minori contributi rispetto alla vecchia disoccupazione, sta creando una sacca consistente delle cosiddette “posizioni silenti”. Ovvero coloro che stagione dopo stagione versano i contributi, ma questi alla fine risultano insufficienti per la pensione. A spiegare come è cambiato il meccanismo della disoccupazione è Isabella Pavolucci, Segreteria Confederale Cgil Rimini. “Fino a dieci anni fa si lavorava quattro mesi e si aveva quattro mesi di copertura previdenziale. Oggi innanzitutto non si lavora quattro mesi, perchè la stagione, come sappiamo, si è accorciata. Se lavori tre mesi, hai una copertura previdenziale che è la metà del periodo lavorato, ovvero un mese e mezzo. Ecco perchè molte lavoratrici del nostro territorio purtroppo si troveranno ad avere dei buchi nella loro storia previdenziale”.

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