18 August 2018

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Tra le vittime di Foggia anche due ragazzi accolti a Rimini

in foto: Bafode Kamara

Due dei dodici ragazzi migranti vittime del terribile incidente di ieri, a Foggia, erano stati ospiti a Rimini (permesso di soggiorno per motivi umanitari rilasciati dalla Questura di Rimini). Uno era il ventiduenne Bafode Camara, nato il 1 gennaio del 1996 in Guinea. A dare la notizia gli attivisti di Casa don Andrea Gallo e il vicesindaco Gloria Lisi. Bafode è stato ospite nel Centro di Assistenza Straordinario (CAS) della Cooperativa Centofiori, di Casa don Gallo e del progetto Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) Rimini dal maggio 2017 al febbraio 2018, prima di lasciare Rimini alla volta di Foggia il 10 aprile. Bafode è stato tra i primi ad essere identificati perché aveva con sè la carta d’identità.

L’atro si chiamava Ebere Ujunwa era un ragazzo nigeriano di 21 anni. Aveva fatto parte del progetto Sprar a Santarcangelo.

“E’ stato con noi a Santarcangelo – spiega l’assessore Danilo Rinaldi – da dicembre 2016 fino allo scorso mese di aprile, in prima accoglienza in una struttura di San Vito per poi entrare nel progetto Sprar, la cosiddetta seconda accoglienza. Era un ragazzo introverso, portava con sé il dolore della perdita del fratello, morto durante il viaggio verso l’Italia. Aveva partecipato con dedizione ai progetti e alle attività formative previste dal progetto Sprar: dalla costruzione lo scorso Natale dell’ecoalbero posizionato in via Faini ad un corso di formazione come tuttofare in cucina dove aveva dimostrato grande impegno… poi, a differenza dei luoghi comuni, il progetto di accoglienza termina e come tutti anche Ebere deve procedere in autonomia nel proprio cammino di vita. Esce lo scorso 29 aprile dicendo agli operatori che sarebbe andato a Milano, dove oltre ad avere diversi amici pare avesse trovato una collocazione lavorativa. Ieri invece la notizia del tragico incidente dove 12 persone, tutti braccianti agricoli perdono la vita, Ebere era tra questi e sinceramente non sappiamo le motivazioni che lo hanno portato nelle campagne foggiane. Sappiamo però che in Italia dove qualcuno grida “è finita la pacchia” e “il problema sono tutti questi immigrati”, esistono troppe zone grigie dove il lavoro diventa sfruttamento e l’immigrazione speculazione”.

 

Ebere era anche un volontario di ciclofficina di RM25, la realtà riminese che si occupa di sistemare vecchie bici e in questo modo offre un’opportunità a tante persone in difficoltà. Così lo ricordano i volontari. “Era uno di noi, uno della nostra famiglia. Oggi le parole sono poche. il dolore è profondo, la rabbia è tanto. Il senso di ingiustizia immenso“. Ci sarebbe anche un terzo ragazzo ricoverato in condizioni gravi che si chiama Elagie, ed era anche lui stato a Rimini.

(nella foto Ebere durante il suo lavoro alla Ciclofficina)

 

Bafoderacconta il vice sindaco Gloria Lisi – era conosciuto da tanti, a Rimini, come un ragazzo solare, uno che nonostante le mille difficoltà affrontate era sempre disponibile ad attivarsi per aiutare chi aveva bisogno. Orfano, a Rimini si era trovato molto bene ma, appena possibile, era partito per lavorare come bracciante a Foggia, nonostante in diversi lo avessero sconsigliato, perchè aveva bisogno di lavorare e di procurarsi i soldi con cui sperare di costruirsi un futuro migliore. Quel futuro, e quel presente, negato in patria, dalla quale era scappato come tanti suoi concittadini, in preda ad una disperazione impossibile da capire per chi non incrocia questi occhi ed ascolta queste storie di dolore e coraggio. Come lui tanti, ma come lui nessuno. Lo dico sempre, se ci fermiamo ai numeri non capiremo mai questo dramma, abbiamo il dovere di conoscere le storie, di scrutare gli sguardi , di entrare in relazione e di metterci in discussione. Solo così si può comprendere il grande dramma ma anche la forza nascosta dietro ognuno di quei volti, come in quello ancora da ragazzino di Bafode.A Rimini ha intrecciato relazioni, intessuto amicizie, lasciato ricordi profondi e ferite oggi difficile da lenire. Ha animato le strutture in cui è stato ospitato con grande dinamismo e voglia di fare, la stessa che lo ha portato incontro alla morte, ieri, a Foggia.”È morto in condizioni disumane in una realtà dove alla vita umana non viene data importanza alcuna. Condizioni di una ingiustizia impossibile da tollerare e che invece, ogni giorno, ci presentano il loro conto di morte e disperazione. Ciao Bafode, grazie della forza e della speranza che ci hai trasmesso, che almeno questo ultimo viaggio ti sia lieve“.

I responsabili del Progetto Sprar: “Abbiamo appena saputo che Bafode, un nostro ex beneficiario Sprar, è rimasto coinvolto nell’incidente di Foggia in cui hanno perso la vita 12 “lavoratori” immigrati. Era partito con tante speranze!!! In silenzio pensiamo se abbiamo fatto tutto quello che potevamo per lui“.

A Ricordarlo anche gli amici di Casa don Gallo dove era stato ospite, una volta uscito dal sistema SPRAR e la Polisportiva Autiside, nella cui squadra di calcio aveva giovcto. “A nulla – scrivono – sono valsi i nostri moniti, non andare a Foggia ci sono brutte condizioni, ma la necessità impellente di soldi, le richieste dal paese d’origine, la precarietà esistenziale di una vita appesa ad un foglio di carta come il permesso di soggiorno, a Foggia l’hanno spinto ad andare. E a morirci. Perdiamo un giovane grande uomo e con lui altri 15 fratelli morti stritolati tra le lamiere di un furgone gestito chissà da chi, morti come bestie. Al dolore per questa immensa perdita, si aggiunge la rabbia per tutte le ingiustizie e i soprusi che il piccolo Bafode e tante altre persone subiscono quotidianamente nelle loro vite. Forever young Bafode, per sempre con noi, nei nostri cuori, nei nostri passi“.

Per il pomeriggio di giovedì gli attivisti di Casa Madiba hanno organizzato un corteo per ricordare le vittime della tragedia di Foggia e chiedere più rispetto per il lavoro e la dignità dei tanti braccianti sfruttati.

Redazione Newsrimini

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