sabato 15 dicembre 2018
di Redazione   
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mer 22 ago 2018 15:58
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Il presidente di San Patrignano Antonio Tinelli interviene sulla situazione del boschetto della morte, il luogo di spaccio a due passi dalla stazione di Milano Rogoredo al centro di diverse inchieste giornalistiche. Ieri un servizio del Corriere della Sera riporta l’attenzione su quanto accade in quel luogo (articolo). Tinelli, di fronte ai dati allarmanti che riguardano giovani tossicodipendenti scrive: “Al bosco della morte contrapponiamo la collina della vita” e apre ad un dialogo e ad una collaborazione proficua con le istituzioni. “Il nostro scopo è, da sempre, attivare una collaborazione tra pubblico e privato che vada nella direzione di fornire un supporto reale al tossicodipendente che rientra nella società non come un reduce, ma come uomo o una donna responsabile, una cellula attiva nel contesto dal quale era stato o si era emarginato”

L’intervento di Antonio Tinelli

Li vediamo arrivare qui a San Patrignano quelli come Luca, poco più di vent’anni e già consumati: gli occhi spenti, la pelle grigia, i denti rovinati, i buchi nelle braccia. Racconta dal boschetto della droga di Rogoredo:  “lo faccio per solitudine”. È questa la malattia vera, di cui la droga è solo la conseguenza.  

Poi, ci sono quelli che non vediamo mai. Come Massimiliano, trovato morto ieri, a 22 anni sui binari della stazione di Padova. Overdose. Eroina.

Shaboo, anfetamina, chetamina, eroina, cocaina, acidi, droghe sintetiche di ogni tipo. Persino droga fatta in casa con il liquido della batteria delle auto e gli psicofarmaci, venduta a 20 euro al grammo.20 euro per morire. Quando arrivano al primo colloquio a San Patrignano i ragazzi recitano l’elenco di tutte le sostanze che hanno usato. Lo fanno come una cantilena senza senso, come qualcosa che non conta. Perché per loro la vita non conta. Non ci sono sogni, non ci sono promesse. I tossici non fanno promesse a loro stessi, non le sanno mantenere.

La situazione che stiamo vivendo nel nostro paese è allarmante: l’Italia è fra i peggiori in Europa, con il 22% degli adulti fra i 15 e i 64 anni che nel 2017 ha fatto uso di una qualche sostanza.  Se consideriamo la percentuale di persone dai 15 ai 64 anni che nell’ultimo anno ha assunto una qualsiasi droga, l’Italia si colloca in terza posizione dopo Repubblica Ceca e Francia. Per quanto riguarda il consumo di cannabis siamo addirittura in seconda posizione (dopo la Francia), e in quarta per assunzioni di cocaina. Attualmente, secondo i nostri dati, dei 1.359 ospiti presenti in comunità, 1.047 sono entrati per la dipendenza da cocaina nei suoi diversi usi: principalmente inalatorio e iniettivo. L’età più bassa di assunzione è 14 anni, la più alta 39. Tutti hanno usato la cannabis. 

I reportage da Rogoredo hanno il merito di aver almeno acceso i riflettori su questa terra di nessuno. Ci siamo chiesti perché le istituzioni falliscono? Perché non si riesce a risolvere drasticamente il degrado, una volta saputo che esiste e documentato in tutti i modi?. Offriamo il nostro aiuto. Vogliamo dire che San Patrignano c’è. Al bosco della morte contrapponiamo la collina della vita.

Il nostro scopo è, da sempre, attivare una collaborazione tra pubblico e privato che vada nella direzione di fornire un supporto reale al tossicodipendente che rientra nella società non come un reduce, ma come uomo o una donna responsabile, una cellula attiva nel contesto dal quale era stato o si era emarginato.

Troppo spesso ci dimentichiamo che salvare delle vite umane, fosse anche una soltanto, ha un valore inestimabile. Ma è un lavoro che si può (e si deve) fare insieme”.

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