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Immigrati: numeri e storie dalla Caritas

migrantipovertàProvincia

30 aprile 2018, 10:52

Cominciamo a guardare più da vicino i numeri e le situazioni illustrate all’interno del Rapporto sulle Povertà 2017, redatto dalla Caritas Diocesana di Rimini.

Per le prossime cinque settimane andremo oltre a quanto già presentato. I numeri agglomerati, infatti, nascondono situazioni più specifiche che interessano diversi segmenti di persone e povertà. In questa prima puntata affrontiamo le tematiche legate al mondo dei migranti.

Gli immigrati residenti nella provincia di Rimini che si sono rivolti alle Caritas sono 1.740, pari al 53% di tutti gli stranieri incontrati. Se ad essi si sommano i familiari conviventi, si tratta di circa 4.300 individui, di cui 1.342 figli minori conviventi.

Prevalgono i marocchini (427), seguiti da: senegalesi (239), albanesi (229), ucraini (140), e tunisini (100).

Nel 69% dei casi si tratta di nuclei familiari, prevalentemente con figli minori a carico.

 

Comincia il calo. Perché?

A partire dal 2014 è scesa la presenza degli immigrati ai CdA Caritas, il calo più elevato si è registrato nel 2017 con 3.310 persone (pari al 63,2% sul totale), mentre il numero più alto fu nel 2011 con 5.295 immigrati.

Difficile dare una risposta certa relativa alle motivazioni sul perché gli immigrati si siano rivolti meno alle Caritas. Dai dialoghi con gli operatori dei Centri di Ascolto è emerso, da parte di diversi immigrati, il desiderio di spostarsi: di andare via dall’Italia per cercare fortuna in altre città d’Europa o fare rientro in patria. I volontari non hanno gli strumenti per verificare se realmente questi viaggi siano avvenuti, i dati oggettivi mostrano che un migliaio di immigrati non si è più presentato nel 2017. Alcuni potrebbero essere stati riassorbiti dal mondo del lavoro ed essere usciti dalla situazione di povertà, mentre altri potrebbero aver trovato sostegno da parenti e amici e non aver più avuto bisogno della Caritas.

 

Dai singoli alle famiglie

Quello che si constata è che non diminuisce la presenza di famiglie, che ormai considerano come propria patria l’Italia e che vorrebbero continuare a crescere i propri figli in questa terra che ha saputo donare loro un riscatto rispetto al Paese di provenienza; questo desiderio permane anche se l’Italia non appare più in grado di offrire quanto ci si aspettava appena arrivati o quanto si ha ricevuto in passato.

In contemporanea sono arrivati nuovi immigrati, principalmente profughi.

In generale umenta la povertà nei nuclei familiari. Sono 2.500 le famiglie che nel 2017 si sono trovate in una condizione di povertà sul territorio della diocesi di Rimini. Trattasi, per il 62%, di famiglie di immigrati, di cui i richiedenti che si sono presentati ai CdA appartengono alle seguenti fasce d’età: tra i 25e i 34 anni sono il 29%, tra i 35 e i 44 anni il 35%, tra i 45 e i 54 anni il 19% e sopra i 55 anni il 9%. Quindi non si tratta solo di famiglie giovani, ma anche di famiglie che sono in Italia da oltre 20 anni. Il 72% ha figli minori conviventi. Prevalgono: marocchini, albanesi, rumeni, senegalesi, tunisini e ucraini.

 

La situazione dei profughi

Gli immigrati che si rivolgono al CdA della Caritas diocesana sono suddivisibili in due grandi categorie: i profughi o richiedenti asilo e coloro che sono immigrati in Italia da tanto tempo. I primi sono in aumento, mentre i secondi stanno diminuendo o perché non hanno più bisogno della Caritas, o perché si sono spostati altrove. Oltre alla diversità dei Paesi di origine tra le due categorie, i fattori che più li contraddistinguono sono i bisogni.

I profughi – quelli passati dal CdA sono stati 300, oltre ai 60 beneficiari del progetto Sprar e ai 140 accolti nell’ambito del progetto Mare Nostrum – hanno prevalentemente difficoltà con la lingua italiana, alcuni non hanno alcun documento o hanno ottenuto il Permesso di Soggiorno, ma sono comunque senza dimora, hanno un basso titolo di studio e scarse competenze professionali. Molti si portano addosso dei vissuti drammatici fatti di guerre, morte e prigionia, tutti hanno subìto dei viaggi tremendi che gli hanno lasciato cicatrici a volte visibili, altre volte nell’anima. Il rapporto con loro è complicato, l’ostacolo della comunicazione e dei vissuti non aiuta il dialogo, spesso ci si sente inermi, consapevoli del fatto che, seppur li si ospita a dormire per una settimana, cosa ne sarà poi di loro? I profughi seguiti direttamente dalla Caritas diocesana, con progetti specifici, inviati dalla Prefettura, sono accolti in strutture, ricevono vitto, istruzione, accompagnamento nelle pratiche burocratiche, screening sanitari e visite mediche per varie necessità, formazione professionale. Sono seguiti con competenza e con attenzione anche da un punto di vista morale e psichico.

I profughi invece che arrivano al CdA e che giungono da altre parti d’Italia, spesso non hanno ricevuto la stessa accoglienza dalle altre strutture e appaiono molto più fragili.

 

Da dove arrivano gli immigrati di casa nostra? E quali sono le tendenze registrate negli utlimi anni?

Rispetto agli altri Paesi si registra un forte calo della Romania, che passa dal 23,5% al 9%; stesso andamento per l’Ucraina che dal 15% scende al 6%. Crescono invece il Marocco, dall’8% al 14%, il Senegal dall’1% al 6%, di poco l’Albania, dal 5% al 6% e la Tunisia dal 3% al 4%.

Se si prendono in considerazione le aree geografiche, si riscontra una netta diminuzione dei Paesi europei ed una crescita di oltre 5 punti percentuali dei Paesi africani. Aumentano, seppur di poco, anche sud America e Asia (in particolare Asia del sud).

Questi andamenti sono molto influenzati dalla situazione economica mondiale e dallo stato di avanzamento dei conflitti. Sembra incredibile che un territorio piccolo come Rimini sia tanto influenzato da tutto ciò che accade nel mondo, eppure è così! Si trova ad essere spettatore e protagonista di un mondo che cambia, che sperimenta l’accoglienza e la fuga. Sono 88 le nazionalità incontrate nel 2017, questo implica da parte dei volontari ai Centri di Ascolto un notevole impegno per avere un dialogo efficace, che tenga in considerazione la cultura e la lingua di tutte le persone.

Indubbiamente l’aumento di persone provenienti dall’Africa e dall’Asia è influenzato dalle situazioni di guerra, di terrorismo, di catastrofi naturali. Da questi continenti arrivano persone che scappano, che cercano un luogo dove rifugiarsi e trovare pace. Si tratta in gran parte di uomini giovani e celibi, spesso scelti dalla famiglia stessa come auspicio per un futuro più sereno per le nuove generazioni.

Importante precisare che tra gli immigrati che si sono rivolti alle Caritas 1.740 hanno residenza nella provincia di Rimini, quindi diritto all’assistenza sociale.

 

InformaCaritas

Redazione RiminiSocial 2.0

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