mercoledì 23 gennaio 2019
di Redazione   
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ven 23 feb 2018 09:43 ~ ultimo agg. 24 feb 08:03
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Ormai al giorno d’oggi è completamente inutile arrestare i delinquenti, tanto il giorno dopo sono già in giro, liberi di camminare per la strada.

Oppure.
Poveri poliziotti, faticano duramente per tenere sicure le nostre città e poi il giudice li ostacola, rimettendo subito in libertà le persone che vengono arrestate.
Queste sono solo due delle tantissime frasi che, quotidianamente, sentiamo pronunciare a voce o nell’arena virtuale dei social network. Se ne potrebbero citare tante altre, ma il concetto è sempre lo stesso, ed è chiaro: c’è una percezione diffusa in modo capillare, tra i cittadini di tutto il Paese, secondo la quale, senza giri di parole, la giustizia non funzioni.
L’impressione è che la macchina del procedimento giudiziario, che dovrebbe garantire certezza del diritto, si inceppi proprio nelle sue fasi iniziali, già al momento dell’arresto. Un tema vivo anche nel riminese. Uno degli ultimi casi, infatti, risale alla metà di gennaio: un ragazzo senegalese di 22 anni, colto a vendere marijuana a due diciottenni riminesi al parco Cervi, viene arrestato. Poche ore dopo, però, è già libero, nonostante sia il terzo arresto nel giro di pochi mesi. È davvero così? In Italia c’è davvero un problema in questo senso, o è solo una semplice percezione del cittadino comune? E se lo fosse, da dove nasce? Provano a rispondere a queste domande, cercando di fare chiarezza sugli istituti del procedimento giudiziario, l’avvocato Carlo Beltrambini, che lavora a Rimini dal 1980, e la sua collega, l’avvocato Stefania Lisi (nella foto).

Avvocato Beltrambini, siamo davanti a un problema reale o di percezione?
“Per un’analisi precisa occorre, prima di tutto, guardare i princìpi fondamentali che guidano il nostro processo. Uno di questi afferma che ogni persona è innocente fino a prova contraria. È il principio della presunzione di innocenza: un imputato diventa colpevole solo nel momento in cui viene emessa una sentenza di condanna nei suoi confronti, e solo quando questa passa in giudicato. Spesso nel sentire comune, invece, si ragiona all’opposto: se una persona viene arrestata la si presume colpevole. Fino al momento della sentenza di condanna, ogni uomo è libero e non può essere incarcerato, se non in casi specifici espressamente previsti dalla legge”.

Dottoressa Lisi, quali sono questi casi?
“Sono i casi in cui sussistono le cosiddette «esigenze cautelari», specificamente previste dalla legge all’articolo 274 del Codice di Procedura Penale. Per rispondere a queste esigenze cautelari, la legge prevede delle misure che sono custodiali e coercitive, come appunto la detenzione in carcere. Ma sono dei casi specifici, e solo quando questi sussistono è possibile incarcerare un soggetto che, non essendo ancora stato condannato da una sentenza passata in giudicato, è a tutti gli effetti innocente”.

 

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