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Patrimonio sottratto prima del fallimento di azienda intimo. Tre arresti

CronacaMisano

28 febbraio 2018, 14:56

in foto: la sede della Guardia di Finanza

Sono accusati di aver sottratto l’intero patrimonio di un’azienda di Misano, i tre uomini arrestati ieri dalla Guardia di Finanza di Rimini. Avrebbero ordito il fallimento di una ditta all’ingrosso e al dettaglio di calze, intimo ed accessori, non prima di averla completamente depauperata.

I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rimini, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, sono riusciti a scoprire che l’impresa era stata costituita, sin dall’inizio, con un piano criminoso. Era intestata ad un prestanome, un 41enne nullatenente e con problemi di droga, ma i veri gestori erano due fratelli, di origine pugliese, attivi nel settore del commercio ambulante, ma gravati da diversi precedenti penali. Il fratello maggiore un 51enne, residente a Misano, è stato portato in carcere, il minore, un 41enne residente a Gallipoli, è agli arresti domiciliari.  Gli arresti sono stati compiuti a Bologna, Gallipoli e Calcinato (BS).

I due fratelli usavano il 41enne per ottenere la fiducia dei fornitori in modo da poter effettuare ingenti acquisti di merce e procrastinare i pagamenti, con il proposito di non onorarli a scadenza. La merce veniva, inoltre, acquistata in esenzione d’Iva perché si dichiarava che sarebbe stata esportata, ma la vendita era fatta in Italia. Prima del fallimento le giacenze di magazzino e i beni aziendali sono stati passati ad altri soggetti sempre riconducibili ai due salentini, che hanno reso irreperibile le scritture contabili del 2014 per non consentire la ricostruzione del volume d’affari e hanno scaricato la responsabilità del fallimento sul prestanome, sul quale i creditori non avrebbero potuto rivalersi per ottenere il soddisfacimento dei propri crediti. Le indagini hanno portato alla luce distrazione di merce per un valore pari a oltre 5 milioni di euro. Le Fiamme gialle hanno anche dato esecuzione al provvedimento di sequestro per oltre 200 mila euro.

Simona Mulazzani

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