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Andromeda: un carcere diverso

di Stefano Rossini   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
mar 28 nov 2017 18:05 ~ ultimo agg. 4 dic 10:07
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Il sistema rieducativo mostra una grande contraddizione. Nelle intenzioni il carcere dovrebbe rieducare, più che punire; dovrebbe trovare la chiave per permettere alla persona, mentre sconta la pena, di rientrare nella società cambiato e con gli strumenti necessari per avere nuove possibilità. Invece, spesso, il carcere diventa una lunga parentesi tra un crimine e l’altro, un luogo in cui nella migliore delle ipotesi si impara solo a far passare il tempo, nella peggiore si impara a delinquere meglio. E quando si esce ci si trova da soli, senza sapere cosa fare, coperti dalla stigma della detenzione, a un passo dal commettere un nuovo crimine.

Ci sono dei tentativi di agire in modo diverso. Uno di questi è la Sezione attenuata Trattamento Tossicodipendenti (Se.A.T.T.), denominata Andromeda, della Casa Circondariale di Rimini. Questa struttura è decentrata rispetto al corpo centrale del carcere, e si trova all’esterno del muro di cinta. Un edificio di con quattro stanze, cucina soggiorno e un cortile. Ospita un numero limitato di detenuti, massimo 12, che fanno richiesta di trattamento per le loro problematiche di dipendenza patologica. Arriva qui chi ha espresso al personale educativo del carcere e dei referenti Ser.T la volontà di intraprendere un percorso terapeutico. La richiesta viene valutata da un gruppo di osservazione, e i detenuti sottoscrivono un contratto nel quale sono elencati le regole e gli impegni.

In Andromeda lavorano alcuni agenti di polizia penitenziaria, il personale dell’area educativa di istituto, uno psichiatra e l’educatore del privato sociale della Cooperativa Sociale Cento Fiori Eugenio Pari, a cui abbiamo chiesto di parlarci della sezione.

“Il progetto Se.A.T.T. permette di sperimentare una carcerazione in cui vi è una qualità di vita migliore rispetto agli altri detenuti – racconta Eugenio – viene data la priorità all’impegno del recluso nel rispetto degli impegni assunti, in una situazione in cui vi è limitazione della libertà ma vi è pure un coinvolgimento attivo di quest’ultimo nelle attività della sezione.

“Il progetto ha la finalità d’individuare e sostenere il percorso più idoneo al reinserimento sociale dei detenuti tossicodipendenti, coinvolgendo direttamente la persona e l’équipe di trattamento. Ogni percorso è individuale e mira a promuovere e valorizzare le capacità del recluso dal punto di vista fisico, psico-attitudinale, sociale e familiare. In questo percorso riveste un ruolo assai importante l’analisi delle motivazioni del singolo utente che consentirà di valutare al meglio e più realisticamente la possibilità di affrontare e realizzare un cambiamento concreto”.

Al momento sono nove i detenuti della sezione Andromeda.

“Il turnover è continuo – spiega Eugenio – siamo arrivati ad avere anche 12 persone. Molti sono usciti attraverso istanze di sorveglianza e percorsi stabiliti col Ser.T”.

 

Tra la primavera e l’estate sono state tante le attività realizzate: un corso di cucina, uno di orientamento lavoro con lo sportello “Orienta lavoro” di Cgil, e molto altro.

“Cerchiamo di sostenere la riflessione attraverso le letture, o i cineforum – continua Eugenio – ancora la cooperativa Centofiori ha portato due PC e proviamo a dare una prima infarinatura sull’utilizzo del computer. Stiamo lavorando ad un calendario e a ognuno chiediamo una frase che posso rispecchiare i loro propositi. Sono anche piccole cose ma che possono aiutare in quel processo di rielaborazione del proprio passato e di ricerca di una nuova autonomia”.

Questa estate la sezione ha organizzato due incontri informativi con Libera nomi e numeri contro le mafie con Alice Gaudenzi e Gaia Trunfio.

Tante le attività proposte tra cui: video e testimonianze sulla mafia e sui campi di lavoro espropriati, scrittura su “cos’è per me la mafia”, giochi e discussioni.

Tutte le attività sono organizzate in modo da favorire la responsabilizzazione dei singoli detenuti attraverso la rotazione delle responsabilità. Quotidianamente vengono svolti dei colloqui per aiutare il detenuto ad elaborare la propria condotta, e dei confronti sui problemi della vita quotidiana e le dinamiche all’interno della casa.

Sono inoltre previsti percorsi lavorativi. Uno interno che riguarda lo svolgimento delle attività domestiche: come cucinare, pulire, etc., e la conduzione di un orto biologico con la cooperativa Centofiori, più altre esperienze all’esterno in collaborazione con cooperative del terrtorio.

 

A novembre è ricominciato il corso di Shiatsu. Un’esperienza che ha visto il suo debutto la scorsa primavera e che ha impegnato per due mesi quattro istruttori della Rimini Shiatsu.

“Da oltre trent’anni pratico lo Siatsu come professione e da più di venti lo insegno – ha dichiarato Aldo Ricciotti, responsabile didattico della Scuola di Shiatsu Ryu Zo Do – nonostante ciò, l’esperienza come docente presso la sezione Andromeda della Casa circondariale di Rimini, per me è stata una assoluta novità. Mi sono avvicinato a questa prova con curiosità, prudenza e qualche comprensibile timore per l’effettiva utilità del corso. La concentrazione, l’attenzione, la cura e lo specifico uso del corpo e della mente che lo Shiatsu Ryu Zo richiedono, hanno certamente creato qualche difficoltà ai partecipanti. La maggior parte di essi han però superato questi momenti, rivelando, al termine, di aver scoperto un diverso e più profondo modo di rapportarsi a se stessi e agli altri. E’ stata un’esperienza arricchente sia per gli studenti che per gli insegnanti”.

Anche gli studenti sono rimasti colpiti favorevolmente dal corso:

“Questa attività ha permesso un maggiore affiatamento del gruppo attraverso una maggiore conoscenza fra di noi”, ha detto Salvatore.

Dello stesso parere anche Federico, che aggiunge: “È stato positivo il rapporto con i docenti: da un primo momento di diffidenza siamo arrivati alla simpatia e alla fiducia. Ci ha aiutati a conoscerci meglio e ad eliminare un po’ di pregiudizi”.

Anche secondo Giuseppe, Jimmy e Carlo si è rafforzato il rapporto di gruppo e si è riusciti a stabilire più contatti con le persone con le quali durante la giornata se ne avevano di meno.

In misura prevalente rispetto alle finalità tecnico didattica (acquisizione di competenze), il progetto dello Shiatsu, portato avanti grazie al sostegno dell’Area Educativa, si pone l’obiettivo di riscoprire un più sano rapporto con il proprio corpo in modo da aumentare il rispetto per sé e gli altri.

 

Un anno di grandi lavori quello della sezione Andromeda, che ora è in attesa di essere rifinanziata dal Comune.

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