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Civivo: non solo volontariato

ApprofondimentivolontariatoRimini

31 ottobre 2017, 10:28

in foto: (archivio)

“Libertà è partecipazione”, cantava Gaber, aggiungendo subito dopo che forse passiamo troppo tempo della nostra vita a delegare gli altri per cose che dovremmo fare noi. Sono tanti i modi in cui possiamo attivarci direttamente per essere parte della società in cui viviamo. Primo tra tutti il volontariato, elemento che svolge un ruolo importante nel nostro quotidiano. Alcune volte si direbbe anche troppo, come se questa attività diventasse una scorciatoia per far fare gratuitamente a filantropi entusiasti lavori che invece dovrebbero essere giustamente retribuiti.

Il confine, in effetti, è estremamente labile, ma c’è e può diventare un punto di forza per una buona collaborazione tra cittadino e amministrazione, come dimostra l’esperienza riminese dei Ci.Vi.Vo., che nasce dalla voglia delle persone di essere comunità e di contribuire direttamente alla vita della propria città. Una voglia che ha trovato nel comune di Rimini un ascoltatore attento e un interlocutore capace di semplificare al massimo la comunicazione tra istituzione e cittadino.

 

“Ricordo di questa signora, a Riccione, che sistemava e piantava le viole in viale Ceccarini, e fu multata. E’ un aneddoto che mostra chiaramente la frustrazione che vivono alcuni cittadini che vorrebbero rendersi utili e fare qualcosa per il proprio comune, ma si scontrano con la mancanza di normative”.

A parlare è Nadia Rossi, oggi Consigliere Regionale dell’Emilia Romagna, ma Assessore a Rimini negli anni in cui nacquero i Ci.Vi.Vo.

Ma come sono nati i Civivo?

“Durante la campagna elettorale per le comunali del 2011, ci arrivarono richieste di persone che volevano occuparsi di alcune aree, ma, purtroppo, non c’era alcuna regolamentazione – continua Nadia Rossi – In particolare ricordo a Miramare, che ci avevano chiesto di poter mettere mano ad un’area verde del comune che non veniva mantenuta. Hanno espresso la volontà di farsene carico, chiedendo al comune l’autorizzazione ed eventualmente l’attrezzatura. Così è nato il primo Civivo. In poco tempo l’area dismessa è diventata un parco dove le persone andavano a correre, poi una parte è stata trasformata in orto e sono state realizzate serate conviviali coi prodotti coltivati”.

 

Emidio Maurizi (detto Mimmo), è il referente dei gruppi Scuola San Salvatore e Casalecchio, il secondo gruppo Civivo, costituitosi nel gennaio del 2014 per prendersi cura dell’area del cimitero di Casalecchio, della scuola di San Salvatore e della rotatoria tra via Casalecchio e via Panzano.

“Il degrado del cimitero di Casalecchio era mostruoso – racconta Mimmo – quando sono stati chiusi i quartieri ho pensato che avremmo dovuto fare qualcosa noi del territorio e quindi abbiamo creato il gruppo. Siamo partiti in 8, ora siamo in 14.

“Non ci paga nessuno, lo facciamo noi e ci mettiamo quello che serve. Cerchiamo di fare qualcosa, nel senso: non ci limitiamo a sistemare, ma anche a vigilare. Se vedo qualcuno che butta una carta per terra o sporca io gli dico che non va bene. Molti rispondono: ma tanto qualcuno passa a pulire! No, dico io. Non è così: ognuno deve fare il suo. Le cose vanno buttate nel cestino”.

La storia di Mimmo esemplifica quello che avviene con i Civivo: un ritorno di comunità, di civiltà. Per decenni siamo stati abituati a pensare che il nostro dovere si fermasse con le mura di casa nostra, che tenere a posto la comunità fosse compito di qualcun altro, un compito che potevamo delegare e a cui non pensare più. Ma il parere di Mimmo, e degli altri Civivo è diverso:

“Dove c’è il degrado il cittadino deve reagire – continua – Io li chiamo uomini di buona volontà. I miei volontari sono eccezionali. Brontolano ma a ragione. La cosa assurda è che prima ci lamentavamo contro l’amministrazione che non faceva, ora invece più con il cittadino incivile. Guardi, le faccio un esempio: noi piantiamo i crisantemi, il rosmarino, e li rubano, li portano via. Sarà possibile? Il nostro obiettivo è quello di stare sul territorio e trattarlo bene. Non possiamo pretendere tutto dall’amministrazione comunale: ognuno di noi deve fare qualcosa perché il mondo sia più bello”.

In ogni caso, come confermano gli amministratori, da quando il gruppo Civivo si occupa del cimitero di Casalecchio, l’area è diventata più vivibile. Prima era utilizzata come discarica abusiva: vi si trovavano lavatrici, reti e immondizia di vario genere. Oggi invece è stata abbellita e viene frequentata e questo disincentiva anche il degrado. D’altronde, come insegna la più basilare delle regole urbanistiche: per eliminare il degrado da un quartiere, la cosa migliore è proprio renderlo bello, utile e vissuto dalla comunità.

 

Saranno più i cittadini civili o quelli incivili? La partita è combattuta! Fatto sta che dalla fine del 2011 col primo gruppo di Miramare, si è passati oggi ad avere 62 gruppi e più di 850 volontari. E questo senza contare i gruppi che hanno considerato svolta e conclusa la loro funzione e si sono sciolti.

“In un tempo di egoismo, i Civivo sono stati la risposta migliore – dice Mattia Morolli, Assessore alla scuola, politiche educative, lavoro, rapporti con il territorio e altre deleghe, che ha eredito da Nadia Rossi la gestione dei Civivo – Il bisogno pulsante dei cittadini c’è sempre stato, il comune l’ha canalizzato”.

Un bisogno che non si limita solo all’azione specifica, anche se questa, spesso è lo stimolo da cui il Civivo parte, ma che dà “La possibilità ai quartieri nuovi e periferici di trovare un’identità, come ad esempio Via Turchetta, fino a prima solo un parcheggio ‘gratuito’ per la fiera, oggi invece altro”.

I Civivo, insomma, si sono evoluti. Hanno canalizzato in modo positivo la propensione al fare. Danno un’identità a quartieri che la chiedevano.

“Per noi è importante – continua Morolli – che nella comunità riminese si sia fidelizzata l’idea che col Civivo puoi fare. In questo periodo, con la crisi della rappresentanza è stata data una chiave per un bisogno collettivo. Uno strumento per affiancare il mondo delle persone alle soluzioni che i cittadini cercano”.

 

Ma così non si rischia che il comune deleghi troppo? Tornando al discorso iniziale: dov’è il confine tra ciò che dovrebbe fare il Comune e l’attività volontaria dei Civivo?

“Le attività di volontariato non devono sostituire quelle lavorative – ci dice Roberta Mazza, responsabile del progetto Civivo – Ad esempio non si può sistemare l’impianto elettrico della scuola, o fare l’imbiancatura nel momento in cui si necessita di scale, trabattelli, etc.. Si parla di attività di volontariato, che si aggiunge a quella del comune. Ad esempio, nei parchi è Anthea ad occuparsi del taglio dell’erba e della sistemazione, facendo così quello che deve fare. Se poi un gruppo di cittadini vuole fare qualcosa in più, allora lo può fare. E poi l’attività di volontariato, in quanto tale, viene fatta in base alla disponibilità e la voglia delle persone, non deve diventare un’attività necessaria, senza la quale manca un servizio. Per fare un esempio abbiamo da poco dovuto rifiutare la possibilità di far fare un Civivo per l’entrata anticipata a scuola, perché in quel caso, una volta attivato, avrebbe dovuto proseguire necessariamente per tutto l’anno scolastico”.

In pratica il Comune fa (o dovrebbe fare) il lavoro per rendere dignitosi i parchi, le scuole e i luoghi comuni, i Civivo, poi, possono fare qualcosa in più. Si vuole tagliare l’erba una volta al mese?, Piantare altri fiori oltre quelli predisposti dal Comune?, Decorare l’aula della mensa di una scuola elementare con disegni e colori? Lì intervengono i Civivo.

 

Civivo. Ne abbiamo già parlato tanto, ma non abbiamo ancora detto cosa significa la sigla: è l’acronimo di Civico, Vicino e Volontario. La sigla è stata coniata da Roberta Mazza che gestisce l’ufficio comunale che si rapporta ai vari gruppi, e a cui rivolgersi se si è intenzionati e creare il proprio. Sigla che è diventata un marchio registrato. Ogni gruppo è composto da un coordinatore e dai volontari. Ma come nasce un Civivo?

“I gruppi propongono il progetto – racconta Roberta – Si verificano lo scopo, le intenzioni e le competenze. Ad esempio le scuole superiori non sono di competenza del Comune, e quindi noi non possiamo intervenire. Come già detto non approviamo lavori rischiosi o che richiedono competenze professionali. Anche per un problema di assicurazione.

“Una volta preso in carico la domanda, mandiamo un tecnico a verificare il lavoro da fare per valutare e dare, eventualmente, delle indicazioni. E a quel punto il gruppo può partire. Le persone ci mettono il tempo e la manodopera; il comune la parte economica e gli strumenti necessari al lavoro”.

Dal comune assicurano di aver snellito al massimo la parte burocratica, proprio per rendere il rapporto tra cittadino e amministrazione più semplice possibile. Tutta la modulistica per attivare il proprio gruppo si trova qui: http://www.comune.rimini.it/comune-e-citta/citta/gruppi-civivo/informazioni-generali

E una volta attivato il gruppo?

“C’è un rapporto continuativo – ci dice Roberta – All’inizio più stretto, ma chiamiamo spesso il referente. Noi siamo sempre a disposizione. Il rapporto è costante”.

 

In effetti, tra le conseguenze più interessanti e inaspettate dei Civivo, c’è proprio il dialogo diretto tra cittadino e amministrazione.

“Il Civivo avvicina l’istituzione al territorio – dice l’Assessore Morolli – e permette un dialogo alla pari con l’amministrazione comunale”.

“Per noi il dialogo è continuo, sia con i cittadini sia con l’amministrazione – aggiunge Roberta Mazza – e ci permette di avere un’idea più precisa e diretta del territorio. Negli ultimi interventi fatti, più volte abbiamo chiesto, prima di intervenire, un parere ai Civivo che operavano in quel luogo, che hanno coinvolto anche i cittadini che non ne facevano parte”.

In pratica i Civivo diventano un’antenna sul territorio: da un lato svolgono piccoli lavori che il Comune non riesce a fare – come appunto intervenire anche in luoghi del forese – dall’altro, però, il Civivo non è solo uno strumento del territorio ma diventa anche un “consulente” che dialoga con l’amministrazione, portando la propria esperienza diretta dei bisogni e delle necessità di quell’area specifica.

C’è, insomma, un dialogo ininterrotto e bidirezionale tra Comune e Civivo.

“In questo senso il Civivo – spiega Morolli – permette al Comune di verificare in tempo reale la necessità di un servizio e di dare risposte nella quotidianità. Grazie a questo progetto è cambiato radicalmente il rapporto tra cittadino e comune: non è più solo di richiesta, ma anche e soprattutto di proposizione.

“Alcune volte è l’amministrazione che propone la formazione di un Civivo – continua – Uno degli ultimi gruppi è nato su nostro impulso, con l’intento di aiutare nelle piccole faccende quotidiane persone che hanno piccole disabilità. E’ accaduto che due persone si sono conosciute attraverso i volontari che le aiutavano, e oggi si aiutano tra di loro senza avere più bisogno dei volontari. Abbiamo fatto comunità.

“Più spesso però l’impulso è reciproco, anzi, i Civivo anticipano delle esigenze del comune.

Come ad esempio il Bicibus della scuola Casadei di Viserba”.

 

I Civivo sono andati oltre il loro scopo iniziale, quello cioè, di permettere ai cittadini di aiutare le istituzioni con piccole attività di volontariato: hanno dato vita ad un cambiamento nei rapporti tra cittadino e amministrazione.

“Mi sento di dire che il Civivo ha cambiato il territorio – ci dice Roberta – Dove operano la città è diversa, più comunitaria, più identitaria. Le aree della comunità in cui sono attivi i gruppi Civivo sono cambiate. E non a caso il progetto è cresciuto in maniera esponenziale negli anni passando da un gruppo nel 2011 a 8 nel 2012 e così via fino ai 65 di oggi. Per le persone è anche un modo per partecipare alla vita comunitaria e trovare una risposta dall’amministrazione. Le persone fanno anche da antenna, segnalandoci le cose che non vanno”.

Mi piace pensare – aggiunge Morolli – che il Civivo stia facendo Welfare. Penso a una giovane coppia in un cui uno o entrambi sono di fuori e non hanno familiari vicini e con il Civivo trovano aiuto dalla comunità. Oppure penso ai gruppi studio di Viserba in cui i ragazzi aiutano altri ragazzi a studiare, e che addirittura hanno dato vita ad una sezione locale della biblioteca Gambalunghiana di Rimini”.

“Noi come Comune – aggiunge Roberta – non avremmo mai potuto aprire una filiale della biblioteca a Viserba. Abbiamo però fatto tutto quello che potevamo fare per aiutarli: gli abbiamo dato gli strumenti per ristrutturare uno spazio non utilizzato, gli abbiamo dato il software che usiamo alla Gambalunga per gestire i prestiti e gli abbiamo fatto un corso per imparare ad utilizzarlo”.

“Rimini è piena di persone che hanno voglia di fare – ci dice al telefono Nadia Rossi – sono tante le associazioni di volontariato e le persone che le frequentano. È una città che conosce il valore della solidarietà. Le persone dei Civivo hanno deciso di donare il loro volontariato alla città di Rimini, al bene comune. Sicuramente è una forma diversa di volontariato, ma che ha fatto scattare un circuito virtuoso che si allarga sempre di più e coinvolge ogni anno più persone. Fa comunità ma non si sostituisce alla attività del comune”.

 

Tra gli ultimi nati c’è il gruppo della scuola primaria Casadei di Viserba. La responsabile Elisa Ventrucci racconta:

“Alcuni anni fa alla scuola hanno deciso di adottare il progetto per la mobilità sostenibile, e allora anche noi genitori ci siamo chiesti: cosa possiamo fare? Insegniamo ai nostri figli che si può vivere senza macchina sotto il sedere. Così è nata l’idea del Pedibus, e in più vorremmo fare anche qualche attività extrascolastica, come sistemare il giardino, l’orto. L’idea è stata accolta positivamente. Molti hanno voglia di fare e di aiutarci. Poi – dice ridendo – quelli che si lamentano e non fanno nulla ci sono e ci saranno sempre”.

Oggi sono sessantacinque gruppi, sparsi su tutto il territorio comune, che si attivano per sistemare scuole, parchi, cimiteri, aree verdi, spiagge, che danno vita a centri giovani e che aiutano anche per promuovere l’alfabetizzazione digitale, come uno degli ultimi arrivati: i Civivo Digitale (di cui parleremo a breve). La lista completa la si trova sul sito del comune: http://www.comune.rimini.it/comune-e-citta/citta/gruppi-civivo/elenco-gruppi-civivo

Un tipo di attività, quella dei Civivo, che ha permesso alla comunità di ritrovare un’identità, uno spirito partecipativo e che ha fatto riscoprire un rapporto più sano tra cittadino e amministrazione, che possono dialogare senza i muri della burocrazia.

Un tipo di attività che ha fatto scuola: anche i Comuni di Santarcangelo e Villa Verucchio hanno dato vita a gruppi Civivo e richieste di poter adottare questa modalità di volontariato sono arrivati all’amministrazione da fuori regione.

Un tipo di attività, infine, che ha aiutato anche l’integrazione e che ha coinvolto i richiedenti asilo dello Sprar, che grazie ad una modifica del disciplinare hanno potuto fare attività di volontariato (una delle ultime partecipazioni ha riguardato la manifestazione Giardini d’Autore).

“Fino ad oggi sono stati impegnati una trentina di ragazzi – dice Roberta – E c’è stato anche un contatto tra culture diverse e uno scambio di conoscenze reciproche. E abbiamo in progetto altre attività di questo tipo”.

Stefano Rossini

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