Rimini FC. Le perplessità di un tifoso dopo le parole di Giorgio Grassi a “Calcio.Basket”

Lo studio di Calcio.Basket con ospite Giorgio Grassi

in foto: Lo studio di Calcio.Basket con ospite Giorgio Grassi

Ricevuto, pubblichiamo la lettera firmata inviataci in redazione da un tifoso del Rimini dopo la partecipazione del patron del Rimini FC, Giorgio Grassi, alla trasmissione “Calcio.Basket”.

“Chi si aspettava una presenza trionfalistica e trionfante di Giorgio Grassi all’indomani della festa promozione sarà rimasto colpito. L'”ideatore del progetto”, infatti durante la trasmissione Calcio.Basket ha pensato per lo più a smorzare gli entusiasmi, a ridimensionare i progetti per il futuro (la parola “serie B” è sparita dai radar sostituita da una “media serie D”, al massimo “medio alta”: poco sotto la Sammaurese, possiamo dire per collocarci nel concreto attuale, sarà vero?). Grassi è stato perentorio nello spazzare via ogni possibilità: incalzato sulle ambizioni, sulla eventualità anche solo di “tentare di vincere” il campionato, ha freddato tutti con un inequivocabile e forse eccessivo (certamente alle orecchie dei tifosi) “assolutamente no”.

Più interessato è apparso invece quando ha nuovamente spiegato il suo progetto, talvolta da lui stesso definito “utopia”, di un nuovo calcio possibile: esempio che dovrebbe essere imitato anche altrove, e con l’ambizione di cambiare nientemeno che il calcio italiano, e tramite esso anche un po’ il Paese. Un proclama da far tremare i polsi: il Rimini tra i dilettanti come esempio sportivo epocale, come il passaggio di borraccia tra Coppi e Bartali. Sembra tuttavia che gli esempi di successo, al presente (perché non si può guardare solo alle tante squadre che sì, effettivamente, stanno fallendo, ma anche a quelle che stanno prosperando) siano legati quantomeno alla gestione, o ancor meglio alla proprietà, dello stadio, per la quale a Rimini si manifestano i soliti ritardi “implicitamente imbarazzanti”, per utilizzare una battuta assai significativa e riuscita dello stesso Grassi.

Nonostante si sia ancora una volta ripetuto il refrain della trasparenza, le parti più opache sono tuttavia rimaste quelle economiche. Al tifoso da casa – ingenuo… – che parlava di budget di 500mila euro per la serie D ha risposto: “se 300 li mette Gnassi…” lasciando, forse, trapelare che il bilancio per l’anno venturo sarà simile a quello dichiarato per quello in corso (ma le perdite dovranno essere “più contenute”).

Quando gli si è chiesto se avrebbe accettato nuovi soci la risposta è stata che Napoleone e Cavour non possono stare nella stessa postazione di comando, di fatto escludendo questa possibilità. I due personaggi, peraltro, hanno fisionomie storiche del tutto differenti, e hanno “tentato di vincere” in modi quasi opposti: sarebbe stato interessante chiedere a Grassi se si sentiva più Napoleone o Cavour, anche se la risposta sembra scontata.

Inoltre, avendo ammesso di non avere da solo le forze che poteva avere un tempo la Cocif, pare di intendere che il suo progetto sia quello di chi raccoglie soldi dalla città – sponsorizzazioni, abbonamenti, Art Bonus e quanto altro, anche “poco da tanti” – senza cedere per questo nessuna quota di imperio. In linea di principio, dunque, prima di fare una D “tentando di vincere” come, per dire, l’Imolese, si dovrà attendere che l'”ideatore del progetto” abbia a disposizione un budget fornito in gran parte da elargitori esterni, cioè fuori dalla napoleonica società.

Effettivamente, se riuscisse in questa impresa, e glielo auguriamo, il nuovo calcio possibile avrebbe stuoli di ammiratori e di società che desiderano imitare l’esperienza: comandare al cento per cento gestendo gran parte del budget messo da altri interesserebbe, come caso di studio, certo molto più dei terzi tempi e dei gonfiabili. A quel punto, Roberto Bonfantini, comprensibilmente, ha dovuto ricordare le straordinarie performances storiche cittadine: appello agli albergatori in era di fasti della Cocif, risultato un abbonamento. Si potrebbe aggiungere, attualizzando, che Confcommercio l’anno passato brillò con addirittura due adesioni. Anche l’Art Bonus – un cavallo di Troia, va detto, per convogliare sullo stadio come bene artistico e forse indirettamente sul Rimini denari defiscalizzati che serviranno per attuare una manutenzione che dovrebbe essere, nella normalità delle cose, ordinaria – viene con ironia indicato dallo stesso Grassi come specchio del disinteresse cittadino: “finora abbiamo ricevuto 200 euro…”.

Dimenticando di dire che oltre ai soldi dei riminesi, mancano per ora anche quelli della sua società, che pure non mancheranno di venire: l’esempio dato per primi, resta tuttavia sempre il modo migliore per convincere altri a seguire la tua idea. Incalzato su questo da Bonfantini: “lei come azienda o come Rimini quanto metterà?”, si è avuta una risposta anche in questo caso un po’ fumosa: interverremo come azienda ma “ci sono altre valutazioni di cui non posso parlare in questo momento che non mi portano a una risposta definitiva”. Ovvie ragioni di riservatezza che inevitabilmente cozzano con l’utopica ma di fatto parziale “trasparenza” che ci si prefigge. In questo passaggio, troviamo tuttavia anche l’unica (e un minimo confortante) manifestazione di una realpolitik che andrebbe forse pragmaticamente attuata anche nel progetto gestionale. Il Rimini non potrebbe e non dovrebbe dire di no a nuovi soci, se seri e “solvibili”, così come non ha potuto dire di no a Novomatic. Il problema è capire se esiste un Cavour, e magari esistesse!, a Rimini o altrove.

La questione non è di secondaria importanza: il progetto sportivo, i risultati sul campo, quello per cui servono budget concreti e attuali, il “progetto industriale” anche di una certa consistenza (che era requisito del bando comunale per l’assegnazione del Rimini) e non utopie – e questo Grassi certamente lo sa – saranno la misura del successo del suo nuovo calcio possibile. Si potrà prescindere dai risultati, in una realtà come quella riminese, ma solamente a certi livelli, non prima. Al secondo anno di “media serie D”, se il progetto non accelera, gli abbonamenti caleranno, così come l’interesse degli sponsor e l’idea che con un nuovo calcio si possa tornare tra i professionisti dove, senza essere troppo pretenziosi, al Rimini competerebbe stare, o dove quantomeno dovrebbe sempre cullare l’ambizione di tornare.

Giovanni Bianchi

Icaro Sport

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