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Per rispondere alla violenza razzista, le cose che servono

Rimini

24 marzo 2017, 17:17

Rilanciamo il comunicato stampa dell’Associazione Rumori Sinistri sui fatti di mercoledì scorso

 

I fatti di mercoledì con la violenta e brutale aggressione razzista ai danni di un giovane richiedente protezione internazionale accolto da poco nel territorio è un fatto di una gravità inaudita.

Un fatto che ci dice che è urgente subito, qui ed ora, adoperarsi ad ogni livello per rispondere a questo gravissimo atto di razzismo che speriamo non venga ridotto all’azione di un disagiato psichiatrico e tossicodipendente come da più parti invece leggiamo.

La tendenza a pensare persone che agiscono questo livello, come corpi estranei alla società riminese è sbagliata, perché questi comportamenti sono il prodotto di questa società. La giustificazione e tolleranza di questa violenza razzista, di questo stigma sugli ultimi per troppo tempo è stata consentita in città, attraverso pseudo raccolte solidali razziste e istigatrici all’odio verso i migranti che spesso avvengono davanti ai supermercati della città, così come le passeggiate per la sicurezza, tollerate senza giustificazioni dalle pubbliche autorità. Per non parlare del livello di discriminazione emerso sul tema del trasferimento del campo di Via Islanda.

Parallelamente le istituzioni tutte spesso hanno associato il tema sicurezza a quello dei migranti, restituendoci per es. un dibattito sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, che ha creato allarmismo ingiustificato e evidenziato tutta l’incapacità delle realtà del terzo settore di fare rete ed individuare perlomeno degli standar minimi adeguati a rispondere a tutte le azioni e servizi previsti dal capitolato d’appalto per la gestione dei CAS, centri di accoglienza straordinari, dove anche Emmanuel il ragazzo violentemente aggredito da un razzista, è accolto.

Nonostante sia più di un anno che il Sindaco non ci riceve in relazione alla situazione di sfratto del progetto di accoglienza degna denominato “Casa Andrea Gallo (Don) per l’autonomia”, ieri pomeriggio siamo stati – dopo essere intervenuti al presidio antirazzista promosso da Casa Madiba Network che ha visto la partecipazione di tanti migranti di ogni nazionalità con una forte presenza di donne cinesi e di giovani richiedenti asilo – al tavolo operativo del Comune.

Gli interventi che abbiamo ascoltato ci ha un po’ deluso, deboli sulla capacità di analisi del fatto nel contesto complessivo e soprattutto mancanti di prospettive. Il nostro breve intervento ha voluto rimarcare la necessità di non derubricare il fatto all’azione isolata di una persona con disagio psichiatrico, come se il gesto fosse corpo estraneo alla città.

Le mancate risposte sociali al tema dei nuovi bisogni abitativi generati dalla crisi economica, la normalizzazione dell’austerità e l’esclusione sempre più crescente di fasce di popolazione dai servizi sociosanitari, l’accoglienza emergenziale e senza risposte dentro i CAS veri e propri incubatori di nuove vulnerabilità e nuovi homeless da immettere in una realtà di per se già impoverita, sono questi i temi sui quali bisognerebbe intervenire se si volesse dare una risposta forte a livello politico e sociale cittadino a questo grave episodio di violenza razzista. Così come dovrebbero essere negate autorizzazioni a manifestazioni di chiaro stampo razzista e xenofobo, che non dovrebbero avere spazio nei nostri quartieri. Le parole hanno un peso, le parole muovono le azioni.

Una manifestazione istituzionale allargata alla partecipazione di tutte le realtà sociali che ad ogni livello lavorano intorno a questi temi, dalle associazioni alle organizzazioni sindacali, i partiti, le realtà sociali autorganizzate, dovrebbe porsi almeno l’obiettivo di dare avvio ad un nuovo patto sociale, fondato sul fatto che nel breve periodo siano individuate strutture da poter riutilizzare per rispondere ai bisogni abitativi trasversali che sono presenti nel territorio, sfrattati, homeless, rifugiati. Così come va trovata subito una soluzione per Casa Gallo, affinché si arrivi finalmente al superamento del dormitorio sociale di via De Vartema 26, con l’individuazione di una struttura idonea per proseguire nel percorso di accoglienza degna, inclusione e trasformazione sociale verso la piena autonomia rivolto a tutte le vittime del sistema economico neoliberista. Questa si sarebbe un’azione antirazzista degna di questo nome. È infatti con esperienze di solidarietà politica e non delegata, di nuova socialità mutualistica fra cittadini e cittadini, come Casa Gallo che si combatte il razzismo e la disumanizzazione della società.

Su questi temi invitiamo il Sindaco Andrea Gnassi e la giunta a dare delle risposte concrete, altrimenti tutto il resto sarà solo mera testimonianza che a poco servirà se non per mettere a tacere le nostre coscienze.

Nella foto la scuola d’italiano dove gli e le insegnanti sono tutti cittadini riminesi volontari.

Redazione RiminiSocial 2.0

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