giovedì 24 gennaio 2019
In foto: dal video "Hello" di Gessica Notaro
di Redazione   
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gio 16 mar 2017 07:21 ~ ultimo agg. 17 mar 12:54
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“Cronaca di un crimine annunciato. Ecco le tappe di un calvario che forse si poteva evitare”. Così Panorama titola l’intervista esclusiva rilasciata da Gessica Notaro a Giovanni Terzi, pubblicata sul numero da oggi in edicola. “Lui che la tradisce, lui che la insulta, lui che non vuole lasciarla. E lei che fa tutti i passi giudiziari per tenerlo lontano, ma inutilmente”, il riassunto dell’articolo. Poi il racconto: “Mentre l’acido mi mangiava la faccia, io, in ginocchio, pregavo Dio: toglimi la bellezza, ma lasciami almeno la vista”, racconta la 28enne riminese sfregiata il 10 gennaio scorso dall’ex fidanzato Edson Tavares. Ci sono anche le foto dei segni dell’acido sulla borsa che Gessica portava quella sera e sulla porta dell’appartamento della madre, alla quale si era appoggiata esausta prima di suonare. “Sapevo che non dovevo toccarmi il viso con le mani e sapevo anche che non dovevo sciacquarmi… mi sono fatta portare subito da mia madre all’ospedale mentre sentivo che l’acido mi entrava negli occhi e cominciavo a vedere sempre di meno”.

"Creare l'omicidio di identità". Gessica Notaro si racconta a Panorama

da Panorama

Il settimanale ripercorre tutte le tappe della sua vicenda, a partire dall’agosto 2016 quando per la prima volta denunciò Tavares per molestie. Il giudizio sull’ex compagno è pesante,  ma Gessica ha spiegato quanto la legge si sia dimostrata distratta e inefficace di fronte al suo caso. Tavares non poteva avvicinarsi a Gessica ma, dice lei, “In troppi non hanno controllato e hanno sottovalutato la sua indole”. Eddy minacciava di farla finita, e la data del 10 febbraio secondo Gessica non era casuale: quel giorno infatti si era tolto la vita alcuni anni fa il fratello della ragazza. Gessica non vuole che altre donne vivano vicende come la sua. La priorità oggi, spiega, è creare l’omicidio di identità: “Non è possibile che dopo qualche anno il vigliacco possa uscire dal carcere, quando quelle cicatrici le porterai per tutta la vita”.

E la conclusione: “Non perdono Eddy, non lo perdonerò mai ma non lo odio. Devo inseguire i miei sogni. L’odio non mi appartiene come sentimento”.

 

 

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