mercoledì 23 gennaio 2019
di Redazione   
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gio 16 mar 2017 23:22 ~ ultimo agg. 23:24
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Settanta anni fa, tra febbraio e marzo del 1947 il Consiglio Comunale di Rimini approvò un atto- la convenzione con la società REMA (Ricostruzioni Edilizie Marina Adriatica)- che formalmente segnò la fine del Kursaal. Di lì a un anno, infatti, l’edificio venne abbattuto, “essendo giudicato ‘una stridente stonatura architettonica’ la cui eliminazione avrebbe dato ‘un nuovo grandioso impulso’ alla spiaggia riminese”. A rievocare la vicenda è il sindaco di Rimini Andrea Gnassi: “E’ storia che lo stesso furore ‘picconatore’ si esercitò allora sul teatro Galli (così come per il Kursaal, le sue macerie vennero riutilizzate per costruire case, strade e ponti in giro per la provincia) e rischiò di esercitarsi sul Tempio Malatestiano. Ma in questo caso a contrastare il ragionamento locale, fu la fondazione statunitense Kress che si oppose alla richiesta dell’intera municipalità riminese di utilizzare la somma erogata per il restauro della chiesa sfregiata dalla guerra per tirare su le abitazioni private abbattute dal conflitto mondiale. Pur consapevoli che ogni scelta vada calata nel contesto storico in cui si assume, possiamo serenamente affermare a 70 anni di distanza che fu un gravissimo errore l’abbattimento del Kursaal, così come fu un altrettanto enorme merito la resistenza dell’istituzione americana alle pressioni della comunità locale”.
Vicende dalle quali Gnassi tra alcune riflessioni: “Chi governa dovrebbe avere nella lungimiranza delle scelte la sua bussola;
non sempre le decisioni ‘a furor di popolo’ coincidono con la sopra citata lungimiranza; l’apporto esterno in un dibattito chiuso, meramente locale, apporta comunque una visione positiva; scelte sbagliate hanno effetto su molte delle generazioni seguenti”.

Ma anche una riflessione portata all’attualità da leggere in chiave “parco del mare”: “Il Kursaal era un elemento architettonico in linea con quelle che erano (e che sono) le caratteristiche della fascia a mare cittadina. Su questo non vi sono dubbi: quel tipo di edificio, e l’attività che ivi si svolgeva, rispondevano alle funzioni peculiari di quell’area. Non erano speculazioni immobiliari vista mare. Il tema è proprio quello delle funzioni, e non dell’ideologia di questo o di quel segno. E adesso che siamo vicini a un passaggio importante per il progetto del parco del Mare- l’avvio della fase di negoziazione con le manifestazioni d’interesse giudicate ‘strategiche’ o ‘meritevoli di approfondimento’- va ribadito che quello della funzione in armonia con quel particolare contesto sarà l’elemento principale della valutazione. In questo senso se 70 anni fa avesse prevalso la lungimiranza e il Kursaal fosse restato in piedi, non sarebbe stato certamente il Parco del Mare a volerne l’abbattimento. Tutt’altro”.

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