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Sportello sociale. Crescono gli interventi: aumentano over 50 in difficoltà e disagio psicosociale

povertàRimini

20 novembre 2016, 10:35

in foto: repertorio

Tra le nuove categorie di svantaggio individuate nel 2012 come destinatari di interventi sociali, crescono negli ultimi due anni gli ultracinquantenni fuoriusciti dal mercato del lavoro e le persone in disagio psicosociale. Sono i dati dello sportello sociale del Comune di Rimini.

Per quanto riguarda gli over 50 che hanno perso lavoro a partire dalla crisi iniziata nel 2009, e con figli minori a carico, gli assistiti sono passati dai 2 del 2014 agli 11 del 2015. Nello stesso periodo sono diventati 42 gli ultracinquantacinquenni (senza minori a carico), con un trend di crescita in leggero aumento ma più costante negli ultimi anni (erano 41 nel 2014).

Aumentano notevolmente anche coloro rientranti nell’area “disagio psicosociale”, passati dai 20 mediamente assistiti negli ultimi anni ai 40 nel 2015. Insieme a loro sono stati seguiti 10 ex detenuti rientranti anche in appositi progetti per il loro graduale reinserimento sociale e lavorativo.

Più in generale, tra i 340 interventi complessivamente messi in campo dallo sportello sociale, il 56% è stato riservato per interventi e progetti aventi come finalità il sostegno all’abitare, il restante per progetti di varia tipologia in cui spicca il sostegno economico per pagamenti di utenze. Complessivamente sono state destinate circa 307 mila euro di risorse.

L’osservatorio quotidiano dello sportello sociale comunale – è il commento di Gloria Lisi, Vicesindaco con delega alla protezione sociale del Comune di Rimini – conferma anche a livello locale la tendenziale discesa verso il basso di una delle categorie più colpite in seguito alla crisi economica. Gli ultrancinquantenni senza lavoro solo pochi anni fa erano persone sconosciute ai servizi che mai pensavano di recarsi a chiedere questo tipo di supporto. Fino alle delibere di giunta del 2012 in cui abbiamo creato le possibilità di intervenire anche per nuove categorie di svantaggio non sarebbero nemmeno rientrati in possibili percorsi di assistenza. Con questi strumenti abbiamo creato una prima stampella verso un percorso di progressiva autonomia a cui lavorano insieme alle assistenti sociali. Un piccolo segnale che, anche se da solo ovviamente insufficiente, va nella direzione di una attivazione verso chi più di altri sta subendo l’attuale fase storica di difficoltà”.

Andrea Polazzi

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