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Niente fusioni per chi ha detto no. In Regione risoluzione M5S

PoliticaRegione

23 novembre 2016, 15:53

Fusione Saludecio, Mondaino e Montegridolfo. Voto negativo in Commissione regionale

in foto: Saludecio

Non approvare i progetti di legge relativi alla fusione di comuni se non si è registrato un orientamento favorevole in tutti comuni coinvolti”. È l’impegno chiesto alla Giunta regionale in una risoluzione presentata dai consiglieri del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Andrea Bertani). Un caso che si è registrato, ad esempio, nel recente referendum per la fusione tra Saludecio (maggioranza di no), Mondaino e Montegridolfo (maggioranza di si).

A sostegno della richiesta i consiglieri sottolineano l’importanza delle politiche sulle fusioni, che “rappresentano spesso un percorso indispensabile per le realtà di più ridotta dimensione, a maggior ragione a fronte dell’incerta condizione delle Province. La consapevolezza del valore e dei vantaggi connessi alle fusioni – avvertono- richiede di non imporle, per non trasformare in una manovra dall’alto una politica di grande interesse e prospettiva nello scenario istituzionale regionale e nazionale, generando particolarismi, ostilità e diffidenze istituzionali invece di favorire soluzioni condivise e obiettivi di coesione”.

Nella risoluzione si chiede una modifica della legge regionale sul riordino istituzionale (L.r 24/1996) affinché nel caso l’esito del referendum sia favorevole alla fusione solo in una parte dei Comuni interessati, l’Assemblea possa procedere all’esame del progetto di legge di fusione limitato ad essi, “qualora questi siano contigui ed i relativi Consigli comunali entro e non oltre i successivi novanta giorni alla comunicazione dei risultati successivi avanzino istanza”.

Nella risoluzione i 5Stelle chiedono inoltre alla Regione di definire ed attuare azioni di promozione ed accompagnamento dei processi di fusione per favorire un’ampia partecipazione territoriale, incentivando l’impegno attivo di cittadini ed associazioni sin dall’analisi della fattibilità e non solo nella fase conclusiva del referendum consultivo.

Oltre a Bertani hanno firmato il documento: Raffaella Sensoli, Gian Luca Sassi, Giulia Gibertoni e Silvia Piccinini.

Sul tema fusione è stata invece respinta a maggioranza la mozione di censura nei confronti dell’assessore al Riordino istituzionale, Emma Petitti, sottoscritta dai consiglieri di Lega, Forza Italia e Fdi-An. Hanno votato a favore i proponenti, contrari Pd, Sel e AltraEr, astenuto il M5s. La richiesta era arrivata dopo l’esito dei referendum consultivi del 16 ottobre. Secondo i firmatari l’assessore “non ha saputo, né voluto prendere atto del fallimento delle politiche regionali da lei propugnate, risultando incapace di aprire la strada a un rinnovato confronto sulla materia e a una credibile valutazione delle ricadute negative che sono state registrate in fusioni già in essere”.

La mozione non è tuttavia da intendere come una “censura personale” nei confronti dell’assessore, né una bocciatura pregiudiziale dell’istituto delle fusioni- afferma Massimiliano Pompignoli (Ln), presentando il documento- si tratta, al contrario, di una presa d’atto politica del fallimento del progetto così come portato avanti dall’esecutivo regionale. “I segnali arrivati dall’esito referendario parlano chiaro: serve una pausa di riflessione, oltre a una presa d’atto che il percorso previsto dalla legge è sbagliato”.

Anche per Galeazzo Bignami (Fi) non si tratta di una “censura” sull’attività dell’assessore, ma l’occasione per “fare il punto sull’istituto delle fusioni”, la cui percezione è evidentemente “negativa” in parte dei cittadini che vedono più svantaggi che vantaggi in questi processi. Di qui la necessità, a parere di Bignami, di avviare una riflessione nel merito per rendere più efficace il percorso, senza procedimenti “imposti, irreversibili e inarrestabili”.

Una “strumentalizzazione politica, un atto di revanscismo”. Stefano Caliandro (Pd) afferma di provare “imbarazzo” di fronte a questa mozione di censura che va a toccare un tema, quello delle fusioni, che vede la Regione Emilia-Romagna al primo posto in Italia. “Fusioni che– a suo avviso- servono a dare una prospettiva di crescita alle nostre comunità, salvaguardando i servizi a cittadini e famiglie e intervenendo sulla semplificazione, nel rispetto delle appartenenze territoriali e senza mostrare atteggiamenti paternalistici“.

Una mozione di censura destituita da fondamento, che respingiamo con determinazione”. Questo il parere di Igor Taruffi (Sel), che difende i processi di fusione, soprattutto dopo l’approvazione della legge regionale 15, nel luglio 2016, che ha apportato “modifiche importanti” alla normativa di settore. Processi, dunque, che “non sono imposti”, anche se la legge lo consentirebbe, ma rappresentano “un importante passaggio di riforma del paese” e “strumenti utili per garantire servizi ai cittadini”.

Anche Andrea Bertani (M5s) considera questa come l’occasione per tornare sul tema delle fusioni, che sono un “fatto positivo se portano semplificazione e vantaggi”, ma non sempre è così. Il processo- aggiunge- non può essere un’imposizione, ma una scelta assunta dai cittadini già prima dell’inizio del percorso: “le scelte– sintetizza- si fanno per convinzione e non per costrizione, in caso contrario aumenta la sfiducia nelle istituzioni”.

Una mozione di censura, questo prevede il Regolamento, che è in realtà una mozione di dissenso- sottolinea Tommaso Foti (Fdi-An)– non sulle convinzioni dell’assessore sulle fusioni, ma sul continuo sbandierarle sul piano politico come elemento di acquisizione del consenso, che avviene, per altro, attraverso la promessa di risorse in cambio del risultato. Foti accusa la Giunta di “vivere in un mondo virtuale che è a una distanza siderale dalla realtà”: il “consenso– afferma- non si acquista ma si conquista, ai cittadini le fusioni si spiegano non partendo dai soldi, ma da una corretta lettura del territorio”.

Respinge la mozione di censura il presidente Stefano Bonaccini: “l’assessore sta lavorando molto bene”- afferma- e lo dimostra “il fatto stesso che arrivano richieste di fusione dal territorio” che evidentemente testimoniano l’idea degli amministratori che “sia positivo provarci”. Bonaccini rivendica i risultati “non disprezzabili” raggiunti dalla Regione Emilia-Romagna rispetto al resto del Paese, dove “si fa fatica a vedere processi di fusione”. Fusioni che sono certamente un capitolo importante del Programma di mandato- spiega- ma non la stella polare, nella scala delle priorità non sono il punto centrale come lo sono, per esempio, il lavoro, il contrasto alla disoccupazione e la sanità. Mi auguro- conclude- che questi processi possano continuare perché sono un’opportunità per i Comuni, ma ci vuole anche un atteggiamento di maggiore prudenza da parte degli amministratori nell’intraprendere i percorsi.

Pompignoli e Bertani sono poi intervenuti nuovamente in dichiarazione di voto. Il primo ribadendo tra l’altro che “le risorse pubbliche non possono essere utilizzate come mezzo per sollecitare e propagandare le fusioni” e il secondo sottolineando che “è il momento di fare il punto sui processi di fusione”.

Redazione Newsrimini

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