mercoledì 12 dicembre 2018
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di Redazione   
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sab 27 feb 2016 09:03 ~ ultimo agg. 09:24
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Ieri si è riunito il Tavolo Territoriale di concertazione delle Politiche Abitative, sull’esame della nuova metodologia per il calcolo del canone
ERP e la revisione del limite reddituale ISEE per l’accesso e la permanenza all’ERP. La proposta della Regione Emilia-Romagna elaborata dall’assessore regionale alle Politiche Sociali in collaborazione con alcune ACER – ricorda la Sai Cisal Rimini Sindacato Autonomo Inquilini – prevede una revisione dei canoni di Edilizia Residenziale Pubblica utilizzando dei parametri ispirati dagli accordi territoriali per il calcolo del canone concordato. Il nuovo canone definito
“oggettivo” terrà conto della superficie dell’alloggio, delle caratteristiche qualitative e della sua ubicazione (centro, periferia, o frazioni). Si passerà da un valore di circa 52,50 €/mq annui per un alloggio di fascia media situato in zona centrale, a 36 €/mq annui per uno ubicato in una frazione, inoltre saranno previste maggiorazioni anche del 10% per la classe energetica A o B.
Il canone – prosegue il sindacato – sarà legato al valore ISEE del nucleo assegnatario solo nella fascia di “accesso”, prevedendo una serie di sconti calcolati tramite un algoritmo di aliquote marginali, e tenendo conto che l’incidenza del canone sul redditonon potrà superare il 20%. La fascia di “permanenza” pagherà invece interamente il canone oggettivo.
A questo nuovo sistema di calcolo si affiancherà anche la revisione del limite ISEE di permanenza, con un abbassamento della soglia a circa 22.000 euro (attualmente è di circa 34.000 euro).
Poi il giudizio politico: “Questa bozza di riforma, elaborata escludendo il parere preventivo delle parti sociali, mina profondamente la stabilità dell’Edilizia Residenziale Pubblica, penalizzando la fascia di permanenza, e portando i canoni verso un valore da mercato privato.
L’oggettività del canone sarà inoltre solamente teorica, in quanto non terrà conto dello stato reale dello stabile e di tutte le spese accessorie per la gestione dell’appartamento che incidono pesantemente sulla sostenibilità del canone. A tutto ciò dobbiamo aggiungere i nuovi limiti per la permanenza, che secondo le intenzioni serviranno a garantire il turn-over degli alloggi ERP, ma in realtà causeranno migliaia di casi di decadenza in tutta la Regione, e
porteranno a una precarizzazione del diritto all’abitare. Chi fino il giorno prima aveva diritto a un alloggio popolare, adesso si ritroverà fuori ad affrontare il mercato privato. Chi avrà un piccolo aumento di reddito, anche a causa delle nuove modalità di calcolo ISEE, rischierà di essere espulso dall’alloggio.
Quale sarà l’impatto sulla già vasta problematica della morosità incolpevole, e sui bilanci ACER? Ciò causerà una riduzione degli interventi di manutenzione, e un aumento dei costi per gli inquilini in fascia di accesso?”
“La soluzione alle migliaia di domande in graduatoria in attesa di una casa popolare, non può passare attraverso la riduzione del numero di persone che hanno diritto a un alloggio, instaurando criteri sempre più restrittivi. Ciò è sintomo del fallimento delle attuali politiche abitative, che hanno svuotato la funzione della casa popolare, ovvero il diritto a un alloggio per lavoratori e famiglie bisognose, e si sono concentrate solo su strategie che si sono dimostrate dei tamponi e di differimento nell’affrontare l’acuta sofferenza abitativa strutturale, ciò spostando gli interventi sempre più verso un mercato privato che non permette l’incontro tra la sofferenza abitativa reale e il bisogno di affitti sociali”.

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