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In 400 per ascoltare il dialogo tra Marcello Pera e Mons Luigi Negri

AttualitàCulturaRimini

14 febbraio 2016, 16:40

in foto: L'incontro

Il ddl Cirinnà, la mancanza di risposta al terrorismo, la tiepidezza nella Chiesa. Sono alcuni dei temi su cui si sono confrontati, davanti a circa 400 persone, l’ex presidente del Senato Marcello Pera e l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio mons. Luigi Negri. La serata, al centro congressi SGR, era promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II dal titolo «Dopo la fede stiamo perdendo la ragione?». Ad introdurre la serata, insieme al presidente della Fondazione Ferrini, anche l’ax sindaco di Rimini Conti.

Pera nel suo primo intervento è venuto subito al punto che sta monopolizzando l’attualità politica: “nella visione tradizionale («maschio e femmina li creò») ragione e fede coincidono. Adesso non più, viene messo in discussione il dato di natura. Una differenza enorme: ciò che uno gradisce o desidera o crede opportuno conta di più del dato naturale. Un domani che problema ci sarà allora a permettere la poligamia o l’incesto? E’ in atto una guerra fra il relativismo, il laicismo e la nostra tradizione; fra la religione cristiana più l’islam e la religione del laicismo che adesso ci viene imposta per legge. Ma accettare la legge (il ddl Cirinnà, ndr) significa accettare il pensiero che ci sta dietro, quindi accettare e diffondere il relativismo e l’emarginazione del cristianesimo dalla sfera pubblica”.

Richiamandosi al discorso di dieci anni fa a Ratisbona di Benedetto XVI, incentrato proprio sulla necessità di rigenerare il rapporto fede-ragione, Negri ha affermato che “negli ultimi due secoli la concezione della ragione è divenuta ideologica: la ragione non è più ciò che apre alla realtà, all’infinito – come insegnato appunto da papa Ratzinger e dal mio maestro mons. Luigi Giussani – ma domina, è legata al potere, organizza e manipola la realtà, crea una visione astratta, una barriera tra l’uomo e la realtà. Così, in una società senza Dio, l’uomo è ridotto a una particella di materia, come dice il Concilio Vaticano II nella Gaudium et Spes”.

Come convivere tra diverse fedi? Alla domanda Pera ha risposto: “Gesù Cristo non è un saggio o un filosofo, ma rivela la verità: «Ego sum veritas». Non ammette altre verità, anche se ciò non significa discriminare le altre fedi, che vanno accettate però – secondo la fede cristiana – come errori. Già dalle discussioni sul preambolo alla costituzione europea, il cristianesimo è stato fatto fuori dalla scena pubblica. Ma questo ragionamento e atteggiamento, apparentemente nobile, entrato anche nella Chiesa cattolica, priva di valore il messaggio cristiano e lo rende debole. L’identità è come il sesso, maschio o femmina: ce l’hai o non ce l’hai, da una parte o dall’altra. Oggi la Chiesa ti fa quasi sentire in colpa se tu affermi la tua identità. Ci stiamo abituando a non prendere la parola: per favore – ha esortato ironicamente Pera – santità, cardinali, preti di ogni ordine e grado, un po’ più di coraggio!”.

 Negri ha confermato che “oggi il peccato della Chiesa non sono soltanto le mancanze morali, pur gravi, ma il cedimento alla mentalità del mondo, il tradimento della verità. Senza ragione, la fede non si spiega, diventa non comunicabile. Il dialogo con l’altro è possibile se io ho una identità vissuta. Ai miei preti a Ferrara sono arrivato a dire: se andiamo avanti così direte che i martiri erano degli [sfortunati] perché non sono stati capaci di dialogare… E allora chiediamo a Dio che ci aiuti a non essere mediocri”.

Per dialogare – ha continuato Pera – bisogna che ci siano almeno due identità, altrimenti è solo una resa. Noi ci stiamo arrendendo, e più ci arrendiamo più quelli che ci vogliono attaccare ci vogliono male…”. L’arcivescovo ha concluso i suoi interventi battendo il tasto interno alla Chiesa: “Annunziare Cristo, e questi crocefisso: è la sfida di oggi, quella della nuova evangelizzazione ai cristiani che sono lontani, testimoniare Cristo senza paura e senza tracotanza. Come ha detto papa Francesco, la Chiesa si riforma con la fede delle persone e la preghiera del popolo. Come fare? Ciascuno prenda la responsabilità di essere cristiano, senza sentire il limite come obiezione. Non è facile, ci vogliono delle amicizie carismatiche, amicizie umane fatte di fede e ragione. La comunità non ci sostituisce ma ci sostiene, e oggi anche i movimenti devono rinascere. L’esito non lo conosciamo, sarà quello che Dio vorrà, ma come dice san Giacomo noi mettiamo un seme di vita buona, a suo tempo darà il suo frutto”.

Il ciclo di incontri e iniziative sul rapporto tra fede e ragione, promosso da un gruppo trasversale di persone, laici e credenti di vari movimenti, associazioni e parrocchie – ha spiegato Marco Ferrini – continuerà con prossimi appuntamenti ancora in corso di preparazione.

Simona Mulazzani

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