Fabrizio De Meis: “Romeo Neri, mi manchi da morire!”

Fabrizio De Meis: "Romeo Neri, mi manchi da morire!"

in foto: Fabrizio De Meis con la sciarpa al collo

Il presidente della Rimini Calcio, Fabrizio De Meis, interviene con un lungo post sulla sua pagina Facebook sul prolungato “esilio” dei biancorossi dal “Romeo Neri”.

Questo il post integrale:

“LA RIMINI CALCIO ED IL ROMEO NERI

Tutta la settimana ad aspettare, tutta la settimana aspettando che finisca, tutta la settimana ad aspettare che arrivi la partita, dalla sera prima comincio a sentire qualcosa dentro, qualcosa che mi sale dentro, la tensione, la carica, la speranza, tutto con un unico solo obiettivo vincere, si lo confesso sono un malato, non so perdere, non voglio pareggiare, voglio vincere e quando non vinco sto male, non vedo i gol, non leggo i giornali, la rabbia e lo sconforto prendono il sopravvento, e solo dopo due, anche tre giorni mi riprendo e l’unico pensiero è la partita dopo,
sempre con lo stesso obiettivo.

Poi arriva il giorno della partita e comincio a parlare da solo, non rispondo al telefono, a casa sanno che non mi devono parlare, sanno che gioca il Rimini ed in testa io ho solo quello.
Guardo l’armadio e cerco di scegliere il vestito più elegante, pensando a quello con cui ho vinto, la camicia e la cravatta fortunata, cerco ogni minimo dettaglio, anche se lo devo dire, strapperei il vestito e metterei l’armatura del gladiatore, mi pitturerei il viso come le tribù in battaglia, vorrei andare in campo a combattere la battaglia fino all’ultimo respiro, finendo esausto per terra e senza forza, solo così mi sentirei di aver dato tutto, ma non posso devo rappresentare il Rimini ha più di 100 anni e lo devo fare nel modo migliore possibile, abbandonando la voglia di essere solo un tifoso, esaltato ma pur sempre un semplice tifoso e mi metto il vestito di ordinanza.

Poi esco di casa, e dopo 10 minuti arrivo allo stadio si apre il cancello del ROMEO NERI, e che vi devo dire in quel momento capisco che quello è l’unico posto al mondo dove vorrei essere, arrivo molto prima e non c’è quasi nessuno, un giro negli spogliatoi a salutare la squadra, e poi subito in campo e ci resto fino a 10 minuti prima dell’inizio della partita, guardo ogni cosa, la mia squadra, il riscaldamento, gli avversari, i tifosi che cominciano ad arrivare, ed è quello il bello, guardo le solite facce, le riconosco uno ad uno, in ogni settore dello stadio, li anche loro pronti a soffrire, mi guardano, mi parlano, e lì mi accorgo di essere nel nostro stadio, mi sento a casa, mi sento con la mia gente, anche se sento la responsabilità, non posso essere un tifoso come loro, la gente vuole che il Rimini vinca, e so che io sono uno dei responsabili quando non succede, ci si aspetta che risolva tutti i problemi, perché anche a loro interessa solo ed esclusivamente vincere.

Sono mesi che non giochiamo a casa, la nostra casa, il Romeo Neri. Non mi importa se sei vecchio e poco confortevole, se il campo è in erba o in terra abbattuta, se sei bello o brutto, ma sei la mia casa e mi manchi da morire, lì solo mi sento a casa, lì c’è il mio posto, in piedi, già, perché non riesco a vedere la partita seduto per più di 5 minuti, e poi vedo la maglia a scacchi, quel colore bianco e rosso, e da quel momento non sono più cosciente, impazzisco per quei colori, non lo posso spiegare, un passione malata, poi inizia la partita, lì a soffrire che a spiegarlo a qualcuno ti prende per matto, ti direbbe “curati”, mi riprendo dopo un’ora che è finita la partita, e sono sempre lì dentro il nostro stadio e non me ne vado, resto lì fino all’ultimo.

Questo Sabato saremo ancora senza il nostro stadio, senza la sua storia, senza la sua energia, senza il nostro posto, e senza tutto quello che significa giocare in casa, ancora una volta saremo ospiti, speriamo di vedere un grande Rimini e che possa tornare alla vittoria, ma almeno dalla prossima settimana si torna a casa, ed io come un bambino non vedo l’ora. ROMEO NERI, mi manchi di morire!!!”

Roberto Bonfantini

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