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Omicidio Mannina. Chiuso il cerchio arrestato zio di Demiraj

CronacaRimini

26 giugno 2014, 12:18

Omicidio Mannina. Chiuso il cerchio arrestato zio di Demiraj

L’uomo è stato arrestato, attorno alle 8, al porto di Rimini, dove era rientrato a bordo del suo peschereccio. Gli investigatori temevano che potesse fuggire e lasciare l’Italia. In questi mesi hanno raccolto importanti prove che lo inchioderebbero.
C’era anche lui la notte del 28 febbraio nell’appartamento di via dell’Abete a Rimini quando Silvio Mannina fu ucciso, e avrebbe avuto un ruolo attivo.
L’omicidio fu cruento, tanto che dovrà rispondere di aggravanti come sevizie e crudeltà. Mannina fu spogliato, ammanettato, torturato e strangolato con un cavo della TV. Morì dopo una lunga e straziante agonia.
Sadik era monitorato dal 29 aprile dopo le dichiarazioni rese agli investigatori di Como da Monica Sanchi, la compagna di Demiraj. E’ stata lei a coinvolgerlo.

Tutti i lunedì Sadik si imbarcava e si temeva che potesse lasciare l’Italia. Nei giorni scorsi è morta la madre e c’era il rischio che partisse per l’Albania. Possibile anche un inquinamento probatorio. Dopo l’avvio delle indagini gli era anche stato tolto l’affidamento dei nipoti e questo gli pesava molto.
Era osservato h24, anche quando era in mare era tenuto sotto controllo.

Stando al racconto fatto dalla Sanchi, ma anche da importanti elementi tecnici raccolti dalle indagini, Sadik picchiò Mannina con una mazza da baseball e trattenne le gambe mentre veniva ucciso da Demiraj, poi aiutò il nipote a trasportare il cadavere alla cava di Sant’Ermete.

La Sanchi quella terribile notte attirò Mannina a Rimini, lui la raggiunse nell’abitazione di via Dell’Abete convinto di trascorrere la notte con lei, ma venne brutalmente ucciso.
Prima di essere strangolato sarebbe stato anche interrogato da Demiraj che voleva sapere del suo rapporto con la Nusdorfi. La Sanchi, secondo la ricostruzione degli investigatori, lo avrebbe ammanettato.

Elemento utile alle indagini: il rinvenimento nell’auto su cui era Demiraj al momento dell’arresto, di un cellulare che era di Sadik. Il 50enne ha negato che il telefono, intestato a terzi, fosse il suo. Peccato che avesse lasciato quel recapito ad un carrozziere e che Demiraj, dopo essere stato portato in Caserma, aveva chiesto di rintracciare lo zio e aveva dato quel numero.

Il telefono smonta anche l’alibi per l’omicidio di Mannina. L’analisi del traffico telefonico dimostra infatti che Sadik non aveva dormito dalle due del pomeriggio fino al mattino dopo, come invece aveva raccontato ai carabinieri. Il suo telefono durante il pomeriggio aveva agganciato una cella lontano da casa, aveva telefonato alla moglie che era in casa.

Nell’orario dell’omicidio il cellulare è spento. Dalle 19.15 fino al mattino successivo.

Demiraj ha sempre protetto lo zio. Durante il trasporto nel cellulare con Monica Sanchi le ha detto che lo zio andava tenuto fuori e porta a Monica i complimenti dell’uomo perchè non aveva detto nulla (lei in realtà lo aveva già coinvolto).

Sadik per nascondere tracce del sangue del Mannina avrebbe anche lavato, asciugato e poi tagliato e rigirato la stoffa del materasso su cui era stato consumato l’omicidio.

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