mercoledì 12 dicembre 2018
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gio 9 ago 2012 13:35 ~ ultimo agg. 00:00
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Il solo punto risultato “fortemente inquinato” è la foce del torrente Marano di Riccione, unico caso in cui il fiume arriva direttamente in mare.
“Tale situazione risulta essere problematica per il secondo anno consecutivo – si legge nel resoconto di Legambiente – dimostrando come occorra lavorare per ridurre i carichi inquinanti in arrivo dall’entroterra”.
Una bocciatura che arriva proprio pochi giorni dopo l’allarme rilanciato dal 5 Stelle, sul quale a sua volta il sindaco Pironi aveva parlato degli interventi in corso.
Sono risultati entro i limiti di legge i campionamenti eseguiti nel comune di Rimini, a Viserbella all’altezza del bagno 43, a Bellaria, sulla Foce dell’Uso, a Misano alla Foce del Conca e a Gatteo Mare alla foce del Rubicone.
La siccità, ricorda Legambiente, ha ridotto i fiumi praticamente in secca riducendo in genere i carichi inquinanti.
La Bandiera Nera è andata invece all’Amministrazione Comunale di Cervia, accusata di politica del calcestruzzo e cattiva pianificazione urbanistica.
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Il resoconto completo:

Goletta Verde di Legambiente presenta i risultati delle analisi del monitoraggio: 9 su 10 i prelievi entro i limiti di legge
Fiumi in secca: nessun apporto inquinante

Campanello di allarme sullo “sprofondamento” della costa, aggravato dal sovra sfruttamento della falda profonda
Bandiera Nera all’amministrazione comunale di Cervia: politica del calcestruzzo e cattiva pianificazione urbanistica

Legambiente: “No ai 4.500 nuovi alloggi e ai 4.000 posti letto nel settore ricettivo, e ad un nuovo grattacielo a Milano Marittima favore di un turismo sostenibile e diffuso”

Le temperature roventi di quest’estate e l’assenza pressoché totale di precipitazioni mettono in evidenza la loro drammaticità con i fiumi in secca, che di conseguenza non trasportano carichi inquinanti verso il mare. Anche per questo in Emilia Romagna, un solo punto è risultato “fortemente inquinato”, si tratta della foce del torrente Marano di Riccione, unico caso in cui il fiume arriva direttamente in mare. Secondo il quadro emerso dalle analisi chimico fisiche dei biologi di Legambiente, in ben 7 sulle 8 foci monitorate, il livello di salinità emerso dai campioni era prossimo a quello dell’acqua marina, un’anomalia rispetto alla scarsa salinità delle acque fluviali. I monitoraggi hanno dimostrato ingressi di acqua marina nei fiumi e torrenti anche per diverse centinaia di metri. Questo il risultato della fotografia scattata dal monitoraggio dei biologi di Goletta Verde di Legambiente: 9 punti sui 10 campionati risultano entro i limiti di legge. Criticità sulla costa ravennate dove imperversa l’assalto del cemento: assegnata oggi la Bandiera nera al Comune di Cervia, per la continua cementificazione e dei progetti che risultano in aperto contrasto con la risoluzione delle maggiori criticità ambientali del territorio, dal rischio idrogeologico, all’erosione fino alla subsidenza della costa.
È questo il quadro presentato da Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. L’istantanea regionale che si evince dai risultati delle analisi dell’equipe di biologi di Legambiente è stata presentata questa mattina in conferenza stampa a Marina di Ravenna, presso il Ravenna Yatch Club alla presenza di Lorenzo Frattini, Presidente di Legambiente Emilia Romagna, Katiuscia Eroe, Portavoce di Goletta Verde, Giannantonio Mingozzi, Vice Sindaco di Ravenna, Mara Roncuzzi, Assessore all’Ambiente della Provincia di Ravenna, Attilio Rinaldi, Presidente Centro Ricerche Marine di Cesenatico, Massimo Medri, Presidente Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna, Giacinto De Renzi, Responsabile regionale servizio vigilanza ambientale Legambiente Emilia- Romagna e Marino Previtera, Presidente Legambiente Cervia – Milano Marittima.
Ecco i risultati dei prelievi compiuti dai biologi della Goletta Verde, nelle varie provincie dell’Emilia Romagna.
A partire dalla provincia di Ravenna, dove i campionamenti realizzati il primo agosto 2012 nel comune di Cesenatico, in località Zadina Pineta, presso la Foce canale Tagliata e nel comune di Cervia, in località Lido di Savio, presso la foce del canale Cupa Nuovo e sulla Spiaggia a sinistra della foce del porto canale di Cervia sono risultati entro i limiti di legge.
Situazione analoga nella provincia di Ferrara, dove i due prelievi effettuati in data 04/08/12, nel comune di Comacchio, in località Porto Garibaldi, presso Foce canale navigabile Porto Garibaldi ed in località Lido degli Estensi, presso la Foce Canale Logonovo, sono risultati entro i limiti di legge.
L’unico punto risultato fortemente inquinato, prelevato in data 01/08/12, ricade nel comune di Riccione, presso la Foce torrente Marano che insiste nel Parco pubblico fluviale urbano omonimo.Tale situazione, risulta essere problematica per il secondo anno consecutivo, dimostrando come occorra lavorare per ridurre i carichi inquinanti in arrivo dall’entroterra. Nella stessa provincia, sono risultati entro i limiti di legge, i campionamenti eseguiti nel comune di Rimini, in località Viserbella, sulla Spiaggia all’altezza del civico 30 di Via Porto Palos, nel comune di Bellaria – Igea Marina, presso la Foce fiume Uso, nel comune di Misano Adriatico, presso la Foce fiume Conca e nel comune di Gatteo presso la Foce Rubicone.
“Le analisi chimico- fisiche realizzate dai biologi della Goletta Verde indicano chiaramente come le acque campionate in prossimità delle foci dei fiumi in Emilia Romagna siano caratterizzate da un elevato tasso di salinità, prossimo addirittura a erde di Legambiente – . Dei dieci punti campionati, di cui 8 foci di fiumi e torrenti, solo uno è risultato fortemente inquinato. L’anomalia della salinità rappresenta un forte indicatore del fatto che a causa della siccità che sta colpendo la regione come molte altre parti del nostro Paese, i fiumi stiano retrocedendo lasciando quello che generalmente si riscontra nelle acque marine – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde -, con tutte le conseguenze nefaste che ne conseguono per l’agricoltura e per la disponibilità idrica, nonché per l’economia. Proprio la siccità può diventare ulteriore causa di maggiori pompaggi di acqua dolce dalle falde profonde artesiane, e superficiali freatiche, necessaria ai processi produttivi industriali, civili e agricoli. E’ preoccupante inoltre che per gli emungimenti di acqua in profondità siano disponibili solo dati stimati, quando questa è indicata da tempo come la principale causa di subsidenza, ovvero di abbassamento della costa”.
Per quanto riguarda la subsidenza, Goletta Verde punta l’attenzione su questo problema del litorale, e sulla necessità di attuare misure di prevenzione. Gli studi hanno ormai constatato che l’entità degli abbassamenti dovuti a cause naturali è dell’ordine di pochi millimetri l’anno. La subsidenza causata dall’uomo, invece, raggiunge velocità molto più elevate: i più recenti dati pubblicati da Arpa nell’ultimo annuario dei dati ambientali indicano infatti che siamo ben oltre queste quote e gli abbassamenti arrivano a punte di 1,3 centimetri all’anno a Milano Marittima e di addirittura 1,9 centimetri all’anno a Lido di Dante.(rif. Annuario dei dati ambientali, pag.834)
L’abbassamento del litorale a causa della subsidenza antropica incrementa inoltre il problema dell’erosione costiera e del rischio d’ingressione da parte del mare: Arpa ha stimato in circa 100.000.000 di m3 il quantitativo di materiale eroso lungo tutto il litorale regionale a causa della subsidenza, dal 1950 al 2005.
In Emilia Romagna, il forte fenomeno di erosione richiede poi importanti interventi di ripascimento, che non solo sono un grande aggravio sull’economia locale ma che di certo non risolvono la situazione, dal momento che diversi casi, all’arrivo delle prime mareggiate, hanno dimostrato la vanificazione dello sforzo economico.
In occasione della conferenza stampa di Goletta Verde si è affrontato anche il tema del consumo di suolo e dell’avanzante cementificazione delle coste, a tutto svantaggio del turismo sostenibile e del paesaggio costiero.
“Uno dei casi più dolenti di uso distorto della pianificazione urbanistica e di cementificazione della nostra costa riguarda sicuramente il comune di Cervia – commenta Lorenzo Frattini, presidente Legambiente Emilia Romagna. Quest’anno, abbiamo deciso di assegnare la bandiera nera, poco ambito vessillo per i nuovi pirati del mare, proprio all’amministrazione comunale di Cervia per aver perseverato nel portare avanti la politica del calcestruzzo. Già nel 2008 avevamo assegnato una bandiera nera e con amarezza constatiamo che le stesse motivazioni restano più che mai attuali: dopo innumerevoli varianti al vecchio Prg e addirittura ben due varianti al ricettivo, la cementificazione è continuata e le aree verdi si sono conseguentemente ridotte. Tra le altre cose, nel nuovo PSC stiamo parlando – continua Frattini – di nuovi 4.500 alloggi e di addirittura 4.000 nuovi posti letto per il settore ricettivo, senza contare gli innumerevoli parcheggi sotterranei adiacenti al mare. Assistiamo a un netto e stridente contrasto tra le scelte locali e le criticità ambientali del territorio, dalla subsidenza alla ingressione marina fino all’erosione della costa, che tra l’altro sono state rilevate dalla stessa amministrazione nel quadro conoscitivo del PSC. Ci domandiamo come sia possibile immaginare di mettere in piedi nuove migliaia di alloggi con la pesante crisi economica in atto che stenta a riempire le strutture ricettive già esistenti sul territorio. E, d’altro canto, non si pensi, invece, di sfruttare i posti già esistenti con formule innovative e meno impattanti come gli alberghi diffusi. E, infine, non possiamo dimenticare di citare il progetto di un ulteriore grattacielo a Milano Marittima che dovrebbe sorgere in una delle ultime aree di pregio ambientale e con criticità idrogeologiche previsto al di fuori del percorso di redazione del nuovo PSC, con le solite politiche di scorciatoia urbanistica molto diffuse in regione. Insomma – conclude Frattini – questa ci sembra davvero una direzione di marcia opposta a quella che la situazione ambientale ed economica richiederebbe oggi per una valorizzazione della costa”.
“Vorremmo enfatizzare, inoltre – aggiunge Marino Previtera, presidente del circolo di Cervia Milano Marittima -, un’altra problematica è quella dovuta agli emungimenti nelle centinaia attività di drenaggio nei cantieri di costruzione, il cosiddetto dewatering dei terreni di fondazione. Alcuni studi effettuati nel Comune di Cervia hanno riscontrato che un intervento edilizio di medie dimensioni richiede l’estrazione di circa 25.000-30.000 metri cubi di acque freatiche. Pertanto, negli ultimi anni solo nel cervese si possono stimare, a seguito delle centinaia di autorizzazioni edilizie rilasciate, un prelievo complessivo di alcuni milioni di metri cubi di acque sotterranee. E’ stato accertato che tali emungimenti determinano situazioni locali di intrusione salina, che possono portare nel tempo ad una progressiva salinizzazione dell’acquifero con effetti sulla vegetazione e sugli ecosistemi. Nonostante questa forte criticità ambientale, non è stato possibile reperire dati esatti sui prelievi dalla falda freatica superficiale. Per avere comunque un’idea dell’entità del fenomeno – conclude Previtera – si consideri che ogni 100 cantieri di media dimensione, vengono sprecati circa 3 miliardi di litri d’acqua dolce, pari al consumo annuo di una città di oltre 30.000 abitanti”.
Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – sottolinea Mastrostefano – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno in Emilia-Romagna il Consorzio ha raccolto 17.090 tonnellate di oli lubrificanti usati.

Il Monitoraggio scientifico
I prelievi alla base delle nostre considerazioni, vengono eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente, l’altra anima della Goletta Verde, che viaggia via terra a bordo di un laboratorio mobile grazie al quale è possibile effettuare le analisi chimiche direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità).

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