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mer 6 giu 2012 09:08 ~ ultimo agg. 00:00
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“Questi eventi – spiega Romano Camassi, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – possono sembrare non frequenti ma in realtà lo sono: sequenze sismiche di dimensioni simili, con scosse di intensità moderata, sono in corso anche in altre località d’Italia come nella zona del Pollino, tra Basilicata e Calabria, oppure più vicino a noi si ricorda la sequenza dell’estate scorsa che ha interessato l’alto appennino forlivese. Ora però siamo ipersensibilizzati e tendiamo come cittadini a dare significato ad un evento come quello di questa mattina al quale in altre circostanze non avremmo invece prestato grande attenzione”.

Il fatto che dopo quelle in Emilia, questa mattina la scossa si sia avvertita nel ravvennate significa che si sta avvicinando alla Romagna?
“Assolutamente no, i terremoti non si spostano. Quando si verificano fenomeni forti come quelli del 20 e del 29 poi in tutta l’area circostante di 40 o 50 chilometri si può generare forte sismicità ma legata a quegli specifici eventi e al sistema di faglie interessate. L’episodio di Ravenna invece appartiene a un settore completamente diverso e non è strettamente collegato a quanto accaduto in Emilia. Se questo episodio si fosse verificato più avanti nel tempo non avremmo realizzato nessun collegamento mentale con le altre scosse ma ora è ovvio che le persone questo collegamento lo fanno. Non c’è però, ribadisco, nessuna relazione fisica diretta tra il sisma di questa mattina a Ravenna e quelli dei giorni scorsi in Emilia.”

Ogni volta che accadono eventi sismici di una certa importanza purtroppo ci si ritrova a fare la conta dei danni materiali e, ancora peggio, delle vittime. Si potrebbe fare qualcosa per evitarlo?
“Le conseguenze dei prossimi terremoti dipendono dalle scelte fatte come cittadini e come collettività nei decenni passati e da quelle che faremo da adesso fino al prossimo forte sisma. Come cittadini dobbiamo essere consapevoli di vivere in zone relativamente pericolose e dobbiamo lavorare senza fermarci mai sulla riduzione del rischio. Vale dire fare interventi per migliorare sismicamente i nostri edifici e costruire rigorosamente a norma tutte le costruzioni ex novo.”

Il riminese è una realtà a forte rischio sismico?
“Bisogna distinguere tra rischio e pericolosità. Quest’ultima è la probabilità che si verifichi un terremoto e, ad esempio, l’area tra il ferrarese ed il modenese è di pericolosità media. Un po’ più pericolose sono le zone tra il riminese ed il pesarese perché storicamente hanno avuto diversi episodi di dimensioni simili, in ordine di grandezza, al terremoto del 20 maggio. Il rischio è invece una cosa diversa legata al tessuto edilizio. Nel caso del riminese e del pesarese la cosa che impressiona di più è la densità di presenza abitativa, in particolare nel periodo estivo. Ma si deve anche tenere conto che in questa zona la gran parte dello sviluppo edilizio si è realizzato nei decenni precedenti al 2003 e in buona parte al di fuori della normativa. Quindi potremmo avere tante costruzioni vulnerabili e proprio su questo di deve lavorare.”

Newsrimini.it

(nella foto il sismologo Romano Camassi)

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