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Una viabilità che penalizza ciclisti e pedoni. La protesta del Borgo Mazzini

Rimini

11 aprile 2011, 13:03

in foto: Coi lavori per le nuove rotatorie previste nell'ambito dell'ampliamento della A14 e della realizzazione della nuova Statale 16, il Borgo Mazzini di Rimini si troverà isolato. La denuncia arriva dal consiglio pastorale della parrocchia di San Gaudenzo che si è mobilitato con le autorità competenti. Finora senza risposte.

Un’intera zona di Rimini bloccata a causa dei lavori per l’autostrada che si incroceranno con quelli per la Statale prevedendo tre nuove e grandi rotatorie. A sollevare il problema sono i residenti del Borgo Mazzini, dalla zona di porta Montanara fino alla nuova Circonvallazione, per voce del consiglio pastorale di San Gaudenzo.
“L’esecuzione di queste grandi rotatorie – spiega a IcaroTv Don Aldo Amati, parroco di San Gaudenzo – viene a chiudere un ampio settore di città. Sarà impensabile quindi per chi si trova nel Borgo uscire dall’area sia a piedi che in bicicletta. Si potrà fare solo in auto. Con altri mezzi le rotatorie sono invalicabili”

I problemi si aggraveranno dall’estate: Agenzia Mobilità ha già comunicato alla parrocchia che dal 15 giugno, col via ai lavori per la rotatoria su via Covignano, il servizio sarà ridimensionato rispetto agli altri anni.
“Sarà interrotta la via Covignano sotto il colle e anche via Carletta – spiega Don Aldo Amati – e dall’altra parte saranno ridotti anche i servizi pubblici per motivi economici.” Un handicap per tutte le attività dell’area “comprese – prosegue il parroco – quelle sociali della parrocchia, come il centro estivo con 100 bimbi che ogni giorno dovranno raggiungere il campo di Don Pippo ai Casetti.” Ma come?
La parrocchia da tempo si è attivata chiedendo una ciclabile che da piazza Mazzini, e lungo le vie Di Mezzo e Aldo Moro, attraversi l’Ausa e passi sotto l’A14 per giungere al colle di Covignano.
Ma le risposte tardano ad arrivare.
“Quando abbiamo posto il nostro problema, anche ai tecnici dell’A14 – racconta l’architetto Nedo Pivi – abbiamo visto un grande imbarazzo da parte dei responsabili dei lavori perchè nessuno aveva mai parlato di queste cose. E’ una questione di cultura: si pensa alle grandi opere e ci si dimentica di chi non ha i mezzi. Perchè o si ha la macchina o, per assurdo, un elicottero oppure da questo settore di città non si uscirà mai.”

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