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Ordinanza antiprostituzione: il Comune prepara la contromossa

Rimini

8 aprile 2011, 15:33

in foto: La Corte Costituzionale ha giudicato “parzialmente illegittimi” i poteri che il pacchetto sicurezza del Governo nel 2008 aveva assegnato ai sindaci. Nel mirino dell'alta Corte ci sono soprattutto le ordinanze anti-mendicanti, per il rischio di applicazioni razziste, ma l'effetto è quello di una illegittimità anche per le ordinanze antiprostituzione.

Norme, quelle del 2008, su cui si basava anche l’attuale ordinanza antiprostituzione del Comune di Rimini: che ha però già pronta una contromossa.

Li hanno chiamati sindaci-sceriffi. Sono quelli che in tutt’Italia hanno “approfittato” dei poteri che le norme sul pacchetto sicurezza del 2008 avevano dato loro per arginare fenomeni come la prostituzione o l’accattonaggio: poteri di intervento in situazioni di degrado e di fronte a un’esigenza di sicurezza urbana. Tra loro – anche se la definizione certo non gli piacerà – c’è anche il sindaco Ravaioli, da anni, insieme alle forze dell’ordine, questura in testa, alla ricerca di una soluzione alla piaga dello sfruttamento per le strade di Rimini, specie delle donne dell’est. Era entrata in vigore il 14 gennaio scorso la nuova ordinanza riminese antiprostituzione, con una novità fondamentale rispetto al passato: non solo una sanzione salata per prostitute e clienti, ma anche il controllo fiscale dell’Agenzia delle Entrate. E i multati non erano mancati: una decina già in pochissimi giorni dall’entrata in vigore. Ora, però, è arrivata una bocciatura da parte della Corte Costituzionale: in pratica, poteri su certe materie ai sindaci, per l’alta Corte, possono essere riconosciuti solo in certe situazioni e se messi di fronte a circostanze urgenti. L’Amministrazione riminese sul tema ha allora messo subito al lavoro il suo ufficio legale: l’obiettivo è trasformare l’ordinanza antiprostituzione da “a tempo indeterminato” a provvedimento con precisi limiti temporali e territoriali. Una modifica da apportare già dall’inizio della prossima settimana. Sforzi a livello locale, però, che rischiano di essere inutili in mancanza di un quadro organico sulla sicurezza urbana, come sottolineato anche dall’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni: quel che servirebbe, insomma, in tema di prostituzione, è una nuova legge nazionale: la stessa che l’associazione papa Giovanni, ad esempio, continua a invocare da anni.

La nota dell’amministrazione:

In relazione alla sentenza 115/2011 della Corte Costituzionale sulla parziale illegittimità della norma del Testo unico dell’ordinamento degli enti locali (art. 54 comma 4), l’Amministrazione comunale informa che i contenuti normativi dell’Ordinanza del 14 gennaio 2011 (Tutela della sicurezza urbana attraverso la prevenzione ed il contrasto dei fenomeni di degrado della qualità urbana anche derivanti da situazioni connesse all’esercizio della  prostituzione), in attesa di provvedimenti normativi di carattere nazionale, saranno adeguati ai vigenti parametri normativi e recepiti, sin dall’inizio della prossima settimana, all’interno di un nuovo provvedimento di carattere contingibile e urgente. La nuova ordinanza conterrà limiti temporali e territoriali di applicazione per consentire agli addetti alla tutela della sicurezza urbana di continuare ad incidere efficacemente sulle situazioni di maggiore criticità. Le aree saranno individuate di concerto con le altre istituzioni deputate alla sicurezza urbana e all’incolumità pubblica.

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