mercoledì 23 gennaio 2019
In foto: Il numero di parti in un anno all'ospedale Infermi di Rimini è arrivato a 3400. Si parlava di 3mila parti all'anno fino a un paio di anni fa. Una crescita esponenziale che porta l'Ausl riminese a pensare anche a forme alternative al parto in ospedale, come quello domiciliare o a “case del parto”.
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ven 22 apr 2011 14:49 ~ ultimo agg. 00:00
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Intanto il reparto di terapia intensiva neonatale è diventato uno di quelli più all’avanguardia in Regione e non solo. Dall’ospedale Maggiore di Bologna da gennaio è arrivato un nuovo direttore.

Sono più di cinquanta i neonati all’anno all’ospedale di Rimini con un peso sotto il chilo e mezzo. E’ di loro che si occupa la terapia intensiva neonatale, insieme ai neonati post-chirurgici, e a quelli nati da gravidanze a rischio. 24 in tutto i posti letto disponibili all’Infermi per loro, su un totale di 50. Il numero dei prematuri in particolare è aumentato negli anni. “In parte il fenomeno è legato all’aumentata età delle mamme”, spiega il neodirettore dell’Unità Operativa di Terapia intensiva Neonatale dell’Infermi di Rimini Gina Ancora. “E in parte al diffondersi delle tecniche di procreazione assistita, e quindi alla maggiore incidenza di parti gemellari, che di solito si traducono in una gravidanza che termina prima delle 40 settimane di gestazione”.

Voci basse, luci soffuse, massaggi. Oltre alle strumentazioni all’avanguardia, di cui l’Infermi si sta sempre più dotando, il nuovo direttore della Terapia intensiva neonatale, ricercatrice di fama sulla gestione del dolore nel neonato, punta a impiegare in reparto il concetto della minima invasività. “L’intento è cercare di rafforzare questa filosofia del rispetto delle funzioni del neonato, e del lavoro in collaborazione con la famiglia. E poi manterrò una caratteristica tipica di questa realtà riminese, un approccio molto recente, che consiste in cure individualizzate”.

Rimini è l’unico centro in Regione ad avere un medico e un’infermiera che insieme fanno un piano assistenziale individualizzato sulla base delle caratteristiche del bambino. Tutto questo mentre il numero dei parti, in generale, è in crescita esponenziale: sono arrivati a 3400 l’anno. Tanto che, in collaborazione con la Regione, l’Ausl riminese inizia a pensare a forme alternative di parto. “3400 parti all’anno ineffetti sono tanti. Ci sono diverse ipotesi allo studio” spiega a Icaro Tv Saverio Lovecchio, il direttore Sanitario dell’Azienda Usl di Rimini. “C’è il parto domiciliare con l’assistenza dell’ostetrica, ma si parla anche dell’ipotesi di sviluppare un qualche centro tipo casa del parto. In questa seconda ipotesi dovremo capire bene se può essere una struttura territoriale, piuttosto che ospedaliera. Naturalmente, poi, c’è anche lo sviluppo ulteriore di quello che oggi stiamo cercando di fare: un percorso all’interno dell’ostetricia ospedaliera dove i parti fisiologici vengono presi in gestione dalle ostetriche in modo completo”.

(NewsRimini.it)

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