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Politica. Gnassi a Lombardi: dimettiti dalla regione. Lombardi: mi teme

PoliticaRimini

19 marzo 2011, 20:37

in foto: Prime schermaglie tra candidati, anche se in realtà per uno manca ancora l'ufficialità. Andrea Gnassi (PD) chiede le dimissione di Marco Lombardi (PdL) dal ruolo di consigliere regionale. Lombardi risponde: se mi attacca quando ancora non sono candidato significa che mi teme.

Lombardi ricorda anche che lunedì sera ci sarà un incontro tra Bossi e Berlusconi per definire alleanze condivise tra Lega e PdL nel quale si parlerà anche di Rimini.

La nota di Lombardi (PdL)

Ieri sulla stampa ho letto tre dichiarazioni che mi riguardano.
Di una mi sono dispiaciuto, mentre le altre due mi hanno fatto molto piacere.

Mi è dispiaciuto per quella di Mario Formica, ma capisco la sua amarezza e per quanto mi riguarda non cambia la considerazione che ho di lui.

Mi hanno fatto piacere invece le uscite di Renzi e Gnassi.

Renzi con le sue parole mi ha fatto capire perché ho perso alle ultime provinciali, con un alleato così ho fatto anche troppo e visto il difficile contesto delle elezioni provinciali, è già un miracolo che sia andato al ballottaggio.

Per quanto riguarda Gnassi, noto che se nel momento in cui non sono ancora ufficialmente candidato, ritiene di farmi un attacco così strumentale e scomposto, significa che forse teme veramente la mia candidatura e questo ovviamente non può che farmi piacere.

Infine, la riunione del Direttivo Regionale, ha ribadito le cose che già sapevamo, salvo informarci di un incontro conclusivo tra Berlusconi e Bossi in programma lunedì sera per definere le ultime candidature condivise tra Lega e PDL siccome all’ordine del giorno oltre alle altre ci sono anche quella di Bologna e di Rimini, per rispetto dei nostri alleati della Lega, abbiamo ritenuto opportuno rinviare la conferenza stampa fissata per lunedì mattina a mercoledì.

La nota di Gnassi (PD)

“Con ogni probabilità sarà Marco Lombardi il candidato sindaco del PDL alle comunali. Al di là delle facili battute sulla resistenza del ‘candidato in servizio permanente’ (ad occhio e croce, già d’interesse del Guinness dei primati), va fatta una riflessione seria sull’epilogo riminese cui è giunto il partito di Berlusconi.

C’è un evidente danno alla città. Il PDL di Rimini ha brutalmente ‘ucciso’ ogni tentativo di contributo civico al proprio movimento, dando una mazzata al complessivo intreccio di relazioni tra tessuto socioeconomico e politica. Il ‘messaggio in bottiglia’ di Mario Formica, ultima vittima della faida interna pidiellina, è un atto d’accusa lucido e impietoso, al termine di un percorso di un anno durante il quale il centrodestra riminese ha fatto esporre e quindi lasciati nudi rappresentanti dell’imprenditoria e donne e uomini delle professioni. Questo è un reato politico a tutti gli effetti. E i suoi effetti sono ancora più virulenti nel momento in cui a Roma provincia di Arcore decidono in tre (6.794 persone in meno di quelle primarie del centrosinistra che Lombardi e soci hanno giudicato ‘un fallimento’… pensa te!) di rimettere in pista il ‘candidato a tutto e oggi pure candidato controvoglia’. Come se servire l’interesse comune si esaurisse nella campagna elettorale. Potrei limitarmi a dire: scelte loro. E invece non è così visto che l’atteggiamento del centrodestra dà un altro colpo di piccone a quello che resta (nel centrodestra) del rapporto tra politica e civismo.

Mi chiedo anche che autonomia abbia un candidato imposto dai ‘colonnelli burlusconiani’ di istanza a Roma, quando per difendere Rimini, ad esempio sul turismo, sull’economia e sul sociale, bisognerà dire che Roma sbaglia indipendentemente dal colore del Governo?

Infine un invito al probabile avversario (ma che ancora non è certo che lo sia dato l’andazzo…) Marco Lombardi. Nel momento in cui sarà ufficiale la sua candidatura, tolga tutti dall’imbarazzo delle provinciali 2009, dimettendosi dallo scranno di consigliere regionale. A differenza di Vitali, due anni fa Lombardi fece lo gnorri, continuando a occupare posto e poltrona a Bologna”.

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