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Primo consiglio provinciale. Il discorso del presidente Vitali: serve sobrietà

PoliticaProvincia

7 luglio 2009, 16:25

in foto: Responsabilità e sobrietà della politica. Questo l'invito del presidente della provincia, Stefano Vitali, nel suo discorso programmatico di insediamento nel primo consiglio provinciale. (vedi precedente notizia)

In apertura di seduta, è stato eletto Presidente del Consiglio all’unanimità il consigliere Lino Gobbi (PD). Unanime anche il voto per la vicepresidenza, che è andata alla consigliera di minoranza Franca Mulazzani (PDL)

(foto Bove)

La nota stampa

“Credo davvero una cosa unisca noi tutti: la consapevolezza di iniziare una legislatura, la quarta nella storia della provincia di Rimini, in un clima economico e sociale che, anche nella nostra realtà, si è fatto più difficile”. L’invito alla responsabilità e alla sobrietà della politica, sia negli atti che nei comportamenti, innerva l’intervento programmatico illustrato dal Presidente Stefano Vitali in apertura del Consiglio Provinciale di Rimini. Il Presidente ha più volte richiamato nel suo discorso d’insediamento ai problemi, non solo simbolici o formali, relativi al ruolo dell’Ente Provincia e dei cosiddetti ‘costi della politica’. “Ci sono ragioni ideali e ragioni concrete che ci debbono spingere a costruire la nuova Provincia di Rimini” – afferma Stefano Vitali.

“Quelle concrete si chiamano: necessità oggettiva di un soggetto che governi le politiche di area vasta. Quella per cui intendo operare è una provincia più essenziale, che operi in base a principi di sussidiarietà e non si sovrapponga mai ai comuni, ma anche una provincia più “pesante”. Più pesante per le funzioni strategiche che assume e che deve portarci ad avviare un riordino, che non sarà né semplice né veloce, dello stesso sistema delle cosiddette authority”.

Il Presidente ha annunciato che proporrà a breve una razionalizzazione della spesa di Presidenza, Giunta e Consiglio in modo da “ricavare le risorse per allestire un nuovo fondo anti recessione e incrementare la parte straordinaria del bilancio, soprattutto su scuole, infrastrutture e manutenzioni stradali”. L’attesa di un autunno difficile sul fronte dell’occupazione e della piccola e media impresa detta, secondo Vitali, un’agenda amministrativa che non può permettersi periodi di riflessione. La necessità allora di definire al più presto misure per affrontare la congiuntura economica devono essere incardinate in un’attenta pianificazione soprattutto sul versante della tutela ambientale e sociale, dell’attuazione rigorosa del Ptcp, del sostegno al turismo e all’impresa, di una sicurezza fatta “con meno chiacchiere e demagogia”.

“Il grande compito che abbiamo davanti è quello di garantire il più possibile i livelli di qualità della vita, di ricchezza, di socialità, di opportunità, di civiltà raggiunti dalla nostra comunità”. Gli strumenti che ha in mano la provincia di Rimini per sostenere queste priorità vengono individuati in un Ente che “semplifica le procedure, sa riconoscere l’interesse pubblico e non si trincera dietro al fortino dell’ottusità burocratica”, nella trasparenza, nelle nuove relazioni con la Repubblica di San Marino e con la grande prospettiva dell’Alta Valmarecchia, e nel confronto amministrativo e politico con le forze della maggioranza e dell’opposizione. “Avrete da me la massima disponibilità al confronto e alla sintesi” – spiega Stefano Vitali” -; non avrete, lo dico molto chiaramente, la cedevolezza al compromesso, agli accordi sottobanco, alla tattica del ‘facite ammuina’ per ottenere qualcosa in cambio”.

La Nuova Provincia di Rimini nasce dunque dovendo già correre, potendo contare su un elemento di indiscutibile peso: “La grande forza della nostra terra, l’abitudine a non arrendersi e a mettersi in gioco che è parte integrante del nostro carattere e della nostra storia”.

Il discorso integrale di Stefano Vitali

Signore e signori consiglieri,

Tutti noi seduti tra i diversi banchi, di governo o di opposizione, veniamo da una lunga e intensa campagna elettorale.

Ognuno di noi, in questi ultime settimane, ha avuto l’occasione di avere un rapporto più intenso con i cittadini del nostro territorio.

Abbiamo raccontato delle nostre idee e dei nostri programmi, abbiamo chiesto sostegno e fiducia ma, ancor prima, ne abbiamo ascoltato i problemi, le preoccupazioni, i progetti e le ansie.

Credo sia giusto iniziare da qui, avvertendo il peso della responsabilità che ognuno di noi, a seconda della funzione che è chiamato a svolgere, deve sentire su se stesso.

Lo dico non per avanzare un richiamo retorico ma perché credo che davvero una cosa unisca noi tutti: la consapevolezza di iniziare una legislatura, la quarta nella storia della Provincia di Rimini, in un clima economico e sociale che, anche nella nostra realtà, si è fatto più difficile.

Abbiamo respirato la preoccupazione delle nostre imprese, l’incertezza di molte famiglie, abbiamo incontrato la disperazione dei lavoratori che hanno dovuto fare i conti all’improvviso con la scomoda realtà della cassa integrazione o l’incubo della perdita del posto di lavoro.

Una disperazione moltiplicata per 2, per 3, per 4, per 5: ci sono le famiglie e persone in carne ed ossa dietro a questi drammi.

Abbiamo capito ancora meglio a quale condizione di provvisorietà verso la vita e la possibilità di disegnarsi un futuro, condanni la condizione dei tanti, troppi, eterni precari.

Ma abbiamo anche percepito la grande forza della nostra terra, l’abitudine a non arrendersi e a mettersi in gioco che è parte integrante del nostro carattere e della nostra storia.

Ed è a questa provincia di Rimini, in bilico tra incertezza e speranza, tra preoccupazione e coraggio, a cui noi dobbiamo dare delle risposte all’altezza delle responsabilità che – da questa sera- formalmente ci assumiamo.

Sapendo che dobbiamo vincere una prima grande scommessa, resa più delicata dal clima di scarsa fiducia che in tutta la nazione avvolge la politica e i suoi rappresentanti istituzionali -ma anche dalla tentazione di semplificare le cose senza guardare troppo per il sottile alla sostanza -, che si chiama: dimostrare l’utilità e la necessità dell’Ente Provincia.

Da questo punto di vista noi siamo di fronte ad una legislatura che deve dare vita alla Nuova Provincia di Rimini.

Quella che abbiamo ricevuto è una Provincia che- benché giovane per l’anagrafe- funziona, che ha compiuto scelte e ha messo in campo progetti importanti, ed è una Provincia viva che può contare sull’apporto di una struttura seria e motivata. Non è solo un ringraziamento formale quello che voglio fare per chi mi ha preceduto in questo ruolo, Ermanno Vichi e Ferdinando Fabbri.

E non dobbiamo mai dimenticarci che per noi la Provincia è stata una difficile e agognata conquista: un obiettivo che ha impegnato un secolo di battaglie istituzionali e profondamente sentito dai nostri cittadini.

Anche di questo rispondiamo, anche questa responsabilità dobbiamo sentircela addosso.

Ed è per questo che siamo obbligati a guardare avanti con coraggio e senza farci prendere da nostalgie o conservatorismi che ci travolgerebbero.

Difendere la Provincia significa guardare in avanti ed assumersi l’obbligo di costruire il nuovo in un momento di grande difficoltà che riguarda l’economia ma anche la coscienza civile di un Paese che guarda in maniera disincantata, e talora sfiduciata, alla politica ed alle istituzioni.

Ci sono, dunque, ragioni ideali e ragioni concrete che ci debbono spingere a costruire la nuova Provincia di Rimini.

Quelle concrete si chiamano: necessità oggettiva di un soggetto che governi le politiche di area vasta.

La sanità, i trasporti, il governo delle risorse idriche, le grandi scelte infrastrutturali che riguardano la mobilità e i poli del terziario superiore (Fiere, Aeroporti, Università) richiedono un livello di governo che non può essere solo dei comuni.

Le scelte di programmazione sovracomunali richiedono l’esistenza di un soggetto analogo.

E, ancora, credo debba venire da noi una spinta verso un ulteriore decentramento di funzioni da parte della Regione Emilia Romagna e non la richiesta di un ritorno ad un centralismo regionale che, negli ambiti dove sopravvive, crea scompensi ed una penalizzazione per la nostra area.

Quella per cui intendo operare è una provincia più essenziale, che operi in base a principi di sussidiarietà e non si sovrapponga mai ai comuni, ma anche una provincia più “pesante”.

Più pesante per le funzioni strategiche che assume e che deve portarci ad avviare un riordino, che non sarà né semplice né veloce, dello stesso sistema delle cosiddette authority.

Sono davvero troppi i poteri ed i livelli istituzionali e questo produce una “opacità” del sistema pubblico che finisce per essere complicato, farraginoso, poco efficiente e costoso.

Noi dobbiamo non solo risparmiare costi inutili che gravano sulle tasche dei cittadini ma, anche, rendere il sistema pubblico più semplice e più chiaro.

I diritti di cittadini, associazioni ed imprese richiedono una chiarezza delle regole, una facilità di accesso ed una trasparenza dei processi decisionali.

Abbiamo iniziato dall’Ato un processo di integrazione che deve andare avanti.

Quello che io penso è semplice: dobbiamo lavorare per una Provincia ancorata alle competenze reali, dove la dimensione gestionale sia residuale e dove le funzioni di programmazione vivano sempre di più accanto a quelle di controllo.

Ma credo che dobbiamo essere capaci di salire ancora un altro gradino.

La Provincia che vogliamo è una Provincia che assuma il compito di “facilitatore” verso i propri interlocutori pubblici e privati.

Velocità e chiarezza delle decisioni ma anche capacità di supportare le scelte quando queste corrispondono all’interesse della nostra comunità.

Ho avuto il privilegio in questi ultimi mesi di incontrare decine di quei piccoli imprenditori che rappresentano la spina dorsale della nostra economia.

Da tutti ho colto un senso di frustrazione nei confronti del settore pubblico.

Chi gestisce un’impresa, un’attività vede sempre di più lo Stato – in tutte le sue articolazioni – come un problema e non come una risorsa.

Non potremo ribaltare in poco tempo problemi che partono dalla storia e dalla cultura italiana ma dobbiamo mettercela davvero tutta per fare dei passi in avanti.

La Pubblica Amministrazione che io voglio è quella di chi si assume responsabilità, semplifica le procedure, sa riconoscere l’interesse pubblico e non si trincera dentro al fortino dell’ottusità burocratica.

In questi anni, in questa sala, è stato istituito un premio all’impresa che è stato chiamato “Made in Rimini”.

L’idea che lo sostiene è quella di dimostrare che operare nel nostro territorio possa e debba rappresentare un valore aggiunto per l’impresa.

Deve essere così e perché sia effettivamente così, occorre fare passi in avanti.

Parto da queste considerazioni perché credo che il tanto declamato “fare sistema” abbia un grande valore se non si limita ad un condivisibile appello agli “uomini di buona volontà”.

Il fare sistema a cui intendo lavorare è fondato sulla chiarezza degli obiettivi, dei ruoli, delle alleanze ed intese e delle responsabilità.

Il grande compito che abbiamo davanti è quello di garantire il più possibile i livelli di qualità della vita, di ricchezza, di socialità, di opportunità, di civiltà raggiunti dalla nostra comunità.

E’ un momento difficile e non c’è dubbio che siamo in difesa.

Ma non c’è nemmeno dubbio che se vogliamo difendere quello che abbiamo costruito con tanta fatica, quello che ci arriva dal lavoro duro e dal coraggio dei nostri nonni e dei nostri genitori, noi dobbiamo alzare la testa e guardare di nuovo diritto verso l’orizzonte.

Continueremo ad essere una grande realtà, civile e sviluppata, a condizione che ci misuriamo già con le sfide del futuro.

Nel mio programma ho usato il termine rivoluzione verde.

Non stiamo parlando dell’uzzolo di qualche ambientalista da salotto o delle smanie di qualche visionario della politica.

E’ il tema su cui stanno investendo i Paesi che saranno i leader del domani, è il tema che sta cambiando il modo di produrre delle imprese che rimarranno in campo dopo la crisi.

Noi partiamo dal PTCP che, in questa legislatura, deve essere attuato ed esplodere tutte le proprie potenzialità.

Ribadisco qui quello che è scritto a chiare lettere nel programma di mandato: non fare i conti con la qualità ambientale significa togliere futuro alle persone ed all’economia.

E non c’è dubbio che non possiamo permetterci di consumare con leggerezza altro territorio per cui, lo ribadisco, nuove edificazioni vanno previste solo se capaci di portare un vantaggio indiscutibile alla comunità.

Il PTCP ci consente di tutelare la fascia costiera, salvaguardare le zone agricole, dare impulso alle politiche di edilizia residenziale pubblica attraverso strumenti e progetti innovativi, mettere in rete le infrastrutture pubbliche a partire dai poli scolastici, tutelare colline e paesaggio collinare, rinaturalizzare le aste fluviali, salvaguardare le strade di grande percorrenza il cui tracciato non può essere continuamente interrotto da intersezioni viarie, passi privati e insediamenti commerciali.

Ma anche di dare sostanza al Sistema Rimini, individuando e valorizzando i Poli funzionali nel cui contesto ricadono alcune tra le strutture portanti dell’economia di alta specializzazione che ci caratterizza: la Fiera, i Centri Congressi, l’Università, l’Aeroporto, i Centri per la logistica delle grandi aree commerciali.

L’idea che ci deve muovere è quella di una “città provinciale” compatta, dotata di centri chiari, di una rete di servizi funzionale ed organizzata e dove sia possibile una nuova qualità urbana fondata sull’equilibrio con le risorse ambientali.

E’ una ‘città provinciale compatta’ che assume il tema ambientale soprattutto nella sua quotidianità, sostenendo i progetti e i percorsi di miglioramento della mobilità in chiave di trasporto pubblico, di innovazione tecnologica, di progressivo diradarsi dell’assalto delle auto private ai luoghi più sensibili e pregiati del nostro territorio, di cambio di passo di una cultura che ci porta a non riuscire a fare a meno dell’uso dell’auto anche per gli spostamenti più brevi.

Io non riesco ad immaginare un turismo del futuro che non includa un intero territorio e che non recuperi qualità dei servizi e bellezza anche lungo la fascia costiera, a partire dalla possibilità di restituire i lungomari a turisti e residenti liberandoli dalle automobili.

Di qualità ambientale, di bellezza, di servizi moderni, di cultura ha bisogno per primo il nostro turismo.

Stiamo reggendo molto meglio di altri l’urto della crisi.

Ci aiuta la vivacità delle nostre imprese turistiche, l’azione del pubblico che tiene alta la bandiera degli eventi e delle iniziative di marketing, l’ottimo rapporto qualità-prezzo che la nostra riviera riesce a garantire nella gran parte dei suoi ambiti di offerta.

Ci aiuteranno sempre più gli investimenti fatti nella Fiera e nei Nuovi Palazzi dei Congressi.

Ma dobbiamo anche qui guardare un po’ più lontano e pensare ad un territorio che recuperi l’appeal sui mercati internazionali e motivi la scelta di investire un tempo più lungo di vacanza, anche grazie a un modo più efficace e legato al territorio di proporre e produrre cultura.

Non sta al pubblico dirigere il mercato e credo che possiamo confidare sulla lungimiranza dei nostri operatori, spetta a noi però creare le condizioni migliori affinché il mercato possa esprimersi.

Dobbiamo migliorare la qualità urbana, garantire la sicurezza, affrontare i problemi che riguardano la mobilità e, non da ultimo, incominciare a mettere in valore un territorio che include mare e collina e che ha un potenziale che ancora non siamo riusciti a spendere.

Mi limito a portare un solo esempio virtuoso sul quale è impegnato sia il Comune di Verucchio che la Provincia e che si chiama “Parco Archeologico”: un giacimento storico e culturale che ha tutti i presupposti per diventare un prodotto turistico.

Per tutto questo la Provincia di Rimini è tra i soci promotori del primo Piano strategico di Rimini: una programmazione a lungo respiro e fondata sul principio della democrazia circolare che dovrà respirare e confrontarsi con un territorio più ampio dei confini del Comune capoluogo.

Ho accennato al tema della sicurezza.

E’ un argomento ampio, su cui non possiamo fare chiacchiere e demagogia, e che è inscindibile dal tema della legalità.

Nelle prossime settimane verificheremo la disponibilità del Ministro Maroni a sottoscrivere il “Protocollo sulla Sicurezza Urbana” su cui da mesi è attivo un lavoro intenso che ha coinvolto assieme alla Provincia e al comune capoluogo, Prefettura e Ministero degli Interni.

E’ un buon testo, ispirato dai principi a cui teniamo: fermezza nei confronti di chi delinque; integrazione sociale come migliore prevenzione possibile; cultura della legalità a partire da quella che riguarda l’economia.

Non può davvero mai venire meno una nostra attenzione di fronte ai rischi che la stessa crisi economica produce, di essere oggetto dell’attenzione da parte di detentori di capitali derivanti dall’illecito.

La legalità produce sicurezza.

Un’economia corretta e regolata in ogni fase e ambito della filiera, un mercato del lavoro sano, un mercato degli affitti che fuoriesca completamente dalla cultura del “nero” e della massimizzazione a tutti i costi del profitto…sono tanti tasselli di un ordine sociale in cui meglio si possono affermare i diritti e più facilmente si può reprimere chi viola le regole della pacifica convivenza civile.

E’ nel caos, in una società dove prevale il grigio e non la regolarità, che si alimenta un disordine sociale che non consente né di affermare diritti né di combattere con rigore l’illecito.

In queste settimane vicende giudiziarie pesanti hanno chiamato in causa la Repubblica di San Marino, alcuni suoi istituti bancari e società finanziarie.

Non spetta a noi dare giudizi di merito su vicende sottoposte al vaglio della magistratura.

Vogliamo per ora cogliere la volontà da parte del Governo sammarinese di traghettare verso un sistema più trasparente la realtà economica e finanziaria della Repubblica.

E’ per noi importante poter contare su uno Stato solido e trasparente nel momento in cui, forse per la prima volta, abbiamo la possibilità di programmare e mettere a frutto scelte comuni che riguardano temi fondamentali: l’effettiva internazionalizzazione dell’Aeroporto Fellini di Rimini e San Marino, le politiche della mobilità, quelle turistiche, quelle relative alla nautica da diporto e così via.

Nei prossimi mesi lavoreremo intensamente in questa direzione.

Ma a rendere più grande, nel senso più reale del termine, il nostro territorio è la luce verde che finalmente si vede sull’avvio del processo di integrazione dell’Alta Valmarecchia nella Provincia di Rimini.

Si vede il lieto fine rispetto ad una rivendicazione alta e nobile che non ha uguali nel turbolento contenzioso avviato da molti territori italiani rispetto ai confini.

Qui non hanno pesato le ragioni fiscali o economiche ma quelle della storia, della cultura e del cuore.

Ringrazio tutti i nostri parlamentari per l’impegno speso in questa legislatura, ringrazio i Sindaci e i cittadini dell’Alta Valmarecchia che hanno manifestato in tutti i modi e da ultimo in quello più solenne – un voto popolare- la volontà di ricongiungersi a noi.

E ringrazio anche questo consiglio che raccoglie il mandato di quello precedente che ha speso un impegno convinto perché a questo risultato si potesse arrivare.

Adesso può iniziare il lavoro vero.

Quello per costruire le scelte di programmazione che ci debbono consentire un’integrazione territoriale piena.

Ho previsto una delega specifica all’Alta Valmarecchia per rimarcare la necessità di un lavoro solerte e approfondito in questa direzione e ho scelto di mantenerne la titolarità.

Mi è sembrato, questo, il modo più giusto per rimarcare la rilevanza di un impegno straordinario che corrisponde ad un processo storico importante che giunge a conclusione.

Signore e signori consiglieri,

la consapevolezza di avere davanti cinque anni per realizzare il programma e dare vita e sostanza alle proprie idee non deve farci dimenticare l’assunto iniziale: la situazione è tale che materialmente dobbiamo subito correre e rimboccarci le maniche.

Non ci è data possibilità di rodaggio: la crisi economica, le scelte in ambito ambientale e viario, l’approccio ai temi della sicurezza e dei diritti ci chiamano immediatamente a una risposta sul campo.

Ciò non deve intimorirci ma anzi è l’esaltazione di un ruolo- quello della bella politica- che non deve essere un vestito da buttare come un cencio a campagna elettorale conclusa.

Spingerò molto su questo tasto- la bella politica- in questo mandato amministrativo. E’ un impasto di buon governo, di relazioni aperte e franche, di trasparenza negli atti, di scelta degli strumenti con cui favorire la partecipazione più ampia.

E’ tutto questo e anche corretti comportamenti e giuste simbologie.

Sapete tutti il mio pensiero sui costi della politica: nelle prossime settimane lavoreremo assieme per presentare una proposta di contenimento della spesa per la Presidenza, la Giunta.

Non è una concessione alla demagogia; si tratta, nella mia idea, di un metodo razionale, rapido e fattibile per ricavare le risorse per allestire un nuovo fondo anti recessione e incrementare la parte straordinaria del bilancio, soprattutto su scuole, infrastrutture e manutenzioni stradali.

Dovremo essere molto attenti nel sostenere il lavoro dei Comuni; dovremo essere una Provincia presente e non presenzialista, fortemente agganciata ai territori e scarsamente o nulla a ristretti ambiti.

Rappresentiamo aspettative diverse ma un’unica identità: questa consapevolezza e responsabilità deve governare le decisioni che verranno prese in questo luogo per il prossimo lustro.

La mia porta sarà sempre aperta: mi sono fatto garante del programma e questo avverrà sia per la maggioranza che per l’opposizione.

Avrete da me la massima disponibilità al confronto e alla sintesi; non avrete- lo dico molto chiaramente- la cedevolezza al compromesso, agli accordi sottobanco, alla tattica del ‘facite ammuina’ per ottenere qualcosa in cambio.

Le scelte che ci attendono esigono chiarezza e trasparenza assoluta nei comportamenti e nei percorsi.

Solitamente questo genere di interventi si chiude con una citazione. Mantenendo la barra a dritta su un profilo di sobrietà anche verbale che intendo perseguire, mi limito a un semplice ‘Buon lavoro’. Non resterà nella storia, ma vuole essere molto, molto realistico.

Grazie.

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