venerdì 18 gennaio 2019
In foto: Il polo romagnolo dell'Università di Bologna è un modello a valenza regionale che può confrontarsi con i migliori campus americani ed essere d'esempio per le altre realtà italiane. (il servizio in onda nei tg di E' Tv: 19.20, 20.20, 22.20)
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gio 20 set 2007 15:18 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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È il giudizio conclusivo formulato dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, organismo indipendente nominato dal Ministero.
E tra le note positive il Polo riminese.

Quasi 6.300 iscritti, una facoltà (quella di economia) e 14 corsi di laurea, cinque specialistici e sette master. 372 docenti titolari e 109 incardinati. Spazi per 27mila metri quadri (oltre 7mila quelli da inaugurare a breve). Sono i numeri del polo riminese dell’Università di Bologna, nato, come le altre sedi decentrate romagnole, per decongestionare l’ateneo bolognese. Missione compiuta, se è vero che gli iscritti totali sono saliti a 96mila, ma il capoluogo continua ad ospitarne 75mila come quando il progetto è partito a cavallo del due mila. Risultato sancito dall’apposito comitato nazionale nominato dal ministero che ha apprezzato anche la qualità della didattica e della ricerca.
Nel rapporto emerge infatti che il Polo di Rimini occupa un ruolo di rilievo rispetto agli altri romagnoli. Capacità d’attrazione e di ricerca sono i punti di forza insieme alla forte sinergia con le imprese del territorio che ha permesso di aprire corsi legati alle peculiarità locali (turismo e moda ne sono un esempio). Risultati ottenuti con scarsi apporti dall’ateneo e molti dalle realtà pubblico-private provinciali. “Il comitato ha evidenziato” – ha detto il Prof. Gianfranco Capodoglio, pres. Polo Scientifico didattico Rimini – “come la dotazione di risorse in Romagna non sia ancora pari a quella bolognese sia in termini di personale docente che tecnico-amministrativo”. “Questo – secondo Capodoglio – è un appunto indirizzato al Ministero che dopo l’investimento iniziale per lanciare il progetto ha stretto il cordone dei finanziamenti”.

A mettere a rischio alcuni corsi di laurea attivati in Romagna potrebbe essere poi la nuova direttiva del Ministero che indica il numero minino di docenti per corso (12 per la laurea triennale). Se la norma fosse applicata alla lettera sarebbero però in bilico ben il 60% dei corsi in Italia.
“Meglio quindi non fasciarsi già la testa – ha commentato il presidente di Uni.Rimini spa, Luciano Chicchi”.
L’università per Rimini è un valore aggiunto dal quale ormai non si può più prescindere. Negli ultimi anni l’ateneo si è dimostrato una vera e propria locomotiva per lo sviluppo del territorio. In ambito culturale, sociale ed economico. “Culturale – ha spiegato il presidente di Uni.Rimini – perchè la presenza di una massa di insegnanti, ricercatori e studenti crea un humus che cambia il volto di una città; sociale, perchè sei mila e trecento studenti che da tutta Italia e anche dall’estero vengono a frequentare la nostra città cambiano il substrato sociale, dando impulsi nuovi; infine anche dal punto di vista economico. E’ sufficiente osservare la nuova vita che l’Università ha portato nel centro storico anche la sera” – ha concluso Chicchi.

(NewsRimini.it)

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