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Adozione Ptcp, odg su nomadi e Valmarecchia. Il resoconto del consiglio

PoliticaProvincia

1 agosto 2007, 09:09

in foto: Ieri il consiglio provinciale ha adottato il piano territoriale di coordinamento provinciale con il foto favorevole di Ds, Margherita e Comunisti e l'astensione di Verdi, An e Forza Italia. Contrari invece Rifondazione ed il consigliere Padalino.

“E’ una grande soddisfazione questo voto in Consiglio che dimostra che abbiamo fatto un lavoro serio e di qualità – ha detto il presidente Fbbri al termine della seduta – Oltre alla maggioranza voglio ringraziare Fi e An che hanno dato un contributo concreto al Piano e hanno dimostrato di anteporre gli interessi della collettività a quelli di partito e ideologici”.

Il consiglio ha approvato, contraria Rifondazione, anche un ordine del giorno sui nomadi proposto da Forza Italia. Il documento richiama alcuni concetti espressi dall’Unione Europea che prevedono l’espulsione per i nomadi che non rispettino le regole di soggiorno e per chi non è in grado di avere mezzi di sussistenza per vivere in modo dignitoso. L’ordine del giorno impegna la provincia ad adoperarsi affinchè il governo applichi le direttive europee.

Il testo dell’Ordine del Giorno

“CONSIDERATO

che il Vice Presidente della Commissione Europea Franco Frattini in relazione alla permanenza dei nomadi nei paesi europei ha pubblicamente sostenuto che qualora non rispettino le regole europee di soggiorno nei paesi membri dell’Unione europea, gli stessi possono essere espulsi e rimpatriati nei paesi di origine dell’Unione.
che il Vice Presidente Franco Frattini, ha indicato agli amministratori e alle forze politiche la strada da seguire nell’affrontare quella che in molte città e’ definita ’emergenza nomadi’.
che esiste in proposito una chiara direttiva europea in vigore dall’aprile del 2006 che si applica a tutti i cittadini dell’Unione e che prevede l’espulsione se questi non sono in grado di dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in modo dignitoso.
che in un anno e mezzo l’Italia non vi è mai ricorsa;
che chiunque venga in Italia e non sia in grado di mantenersi legalmente può quindi essere obbligato a tornare nel proprio Paese;
che la misura è molto più efficace di quelle che prevedono l’allontanamento per atti criminali, perché si basa su una valutazione oggettiva e difficilmente contestabile in quanto la dimostrazione del reddito e del tenore di vita non consente scappatoie;
che è evidente come la direttiva non si possa applicare indiscriminatamente a un intero campo nomadi ma individualmente sì;
che la norma vale anche per coloro che camuffati da turisti, si riversano da noi non per sfuggire a persecuzioni, ma solo per migliorare il loro stile di vita ingrossando molto spesso le fila delle organizzazioni malavitose dedite al traffico di droga, alla prostituzione, al racket che sfrutta gli invalidi per l’accattonaggio;
che per dare efficacia a questa direttiva occorre una volontà politica, che finora è stata disattesa;
che l’impulso deve arrivare dal Viminale, tramite direttive precise impartite in tal senso alle forze di polizia;
che altri Paesi europei, come ad esempio la Francia, hanno applicato da subito la norma;
DATO ATTO

che le problematiche relative alla presenza di nomadi sussistono anche nel territorio provinciale ;
che recenti notizie di stampa riportano di furti, violenze e soprusi ai danni di nostri cittadini e turisti;

REPUTATO

che la grande maggioranza dei cittadini, a prescindere dall’orientamento politico apprezzerebbe l’utilizzo di tale direttiva per arginare i moltissimi episodi criminosi commessi da nomadi;
che è indecoroso ed inaccettabile che uno Stato civile, come quello italiano, consenta nella più totale indifferenza delle Istituzioni l’utilizzo dei bambini per chiedere l’elemosina e tolleri il degrado nel quale quasi sempre gli stessi sono costretti a vivere.

INVITA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
E LA GIUNTA

ad adoperarsi in tutte le sedi opportune, affinché il Governo decida di applicare concretamente la direttiva europea di cui in premessa, per porre fine alla incomprensibile
inadempienza italiana e restituendo legalità e sicurezza ai nostri concittadini.”

Via libera infine anche all’odg, presentato dai membri della Commissione per la Valmarecchia, che richiede ad Emilia Romagna e Marche di esprimere un parere formale sull’esito del referendum del dicembre scorso che ha sancito la volontà dei cittadini di sette comuni marchigiani di passare in provincia di Rimini.

Il testo dell’Ordine del Giorno

“Richiesta alle Regioni Emilia Romagna e Marche
di esprimere formale parere in ordine all’esito del referendum
svoltosi il 18 dicembre 2006 nei comuni dell’Alta Valmarecchia

Il Consiglio provinciale di Rimini

Visto l’esito del referendum svoltosi il 18 dicembre u.s., nei comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabili, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello per il distacco degli stessi dalla regione Marche e la loro aggregazione alla regione Emilia Romagna;

Visto l’Art 132, comma 2, della Costituzione che così recita:
“Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra”.

Considerato che il Consiglio dei Ministri, nella seduta dello scorso 5 aprile, ha approvato un disegno di legge relativo alla questione in argomento;

Considerato che la Commissione I (Affari costituzionali) della Camera dei Deputati ha all’esame un progetto di legge di riforma del suddetto Art. 132 della Costituzione, che rivede parzialmente le procedure previste per la modifica dei confini regionali;

chiede

1.alla Regione Emilia Romagna di pronunciarsi formalmente sulla proposta di modifica dei confini regionali oggetto del referendum sopra richiamato, affinché il Parlamento possa al più presto e coerentemente con la volontà popolare deliberare in tal senso.
2.alla Regione Marche di tenere nella dovuta considerazione il diritto delle popolazioni dell’Alta Valmarecchia di vedere riconosciuta la specificità di questo territorio e l’antica aspirazione di aggregarsi all’Emilia Romagna, che trova giustificazione in un complesso di ragioni storiche, sociali, economiche e culturali.”

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