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Tsunami e terremoto: conseguenze possibili anche per l’Adriatico?

Provincia

28 dicembre 2004, 19:45

in foto: Dopo il terremoto-maremoto di domenica, gli scienziati dell’Agenzia federale degli Stati Uniti hanno calcolato che l’isola di Sumatra si è spostata di 30 metri verso sud-ovest, e non escludono l’ipotesi che questo sisma sia il primo di una serie, visto che storicamente i cataclismi di questa portata avvengono sempre ‘a grappoli’, come avvenne per il terremoto che distrusse San Francisco nel 1908.

Abbiamo chiesto ad Alessandra Maramai, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, se lo tsunami di domenica potrà avere ripercussioni anche sui nostri mare, sul Mediterraneo e l’Adriatico in particolare:

per fortuna, la risposta è stata no, per la conformazione specifica dell’oceano, la cui profondità e ampiezza consente all’onda anomala di prendere una potenza e una velocità impensabili con gli spazi dei nostri mari. Quanto accaduto nel sud-est asiatico non è destinato a portare conseguenze anche sulle nostre coste. Anche storicamente, ci ha rassicurato la dottoressa Maramai, i fenomeni di onde anomale su Rimini non sono stati di entità distruttiva come abbiamo potuto vedere in Asia: si ricordano due onde anomale nel ‘600 e nel 1875, ma senza conseguenze così letali. Nel Gargano l’unico episodio di rilievo di tsunami, nel 1627.
Le zone maggiormente a rischio in Italia, maggiormente esposte alla possibilità di onde anomale appunto, sono la Sicilia orientale, parte della Calabria e della Puglia. Ma sono comunque zone alquanto delimitate.
Diverso il discorso per il terremoto che ha messo in moto lo tsunami. La eco profonda di questa vibrazione del 9° grado della scala Richer sta percorrendo la terra,che è in continuo movimento interno, e non sono escluse a priori nuove manifestazioni telluriche in altre zone, a ‘risposta’ e in assestamento al movimento che si è prodotto al largo dell’isola di Sumatra.
Ascoltiamo Alessadra Maramai, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma:

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