mercoledì 16 gennaio 2019
In foto: In Romagna c'é del marcio tra i rifiuti. Venti ordinanze di custodia cautelare, 10 in carcere e ai 10 domiciliari, sono state eseguite nell'ambito di un'inchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti, con casi ad altissimo pericolo per la salute ed inquinamento delle acque e dei terreni agricoli.
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gio 9 set 2004 19:04 ~ ultimo agg. 00:00
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L’inchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti investe anche Rimini.
200 carabinieri impegnati per un anno e mezzo, 54.000 conversazioni telefoniche ascoltate, 40 perquisizioni nelle ultime 24 ore per un blitz che non è ancora concluso.
Coinvolti imprenditori che hanno acquisito illegalmente informazioni e appalti per lo smaltimento dei rifiuti, anche pericolosi gestiti in modo non adeguato e i dirigenti che hanno collaborato o non impedito che questo accadesse.
Le accuse vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa alla turbativa d’asta, alla corruzione, all’acquisizione di segreti d’ufficio, e coinvolgono gli imprenditori corruttori e una serie di dirigenti tra cui il dirigente del Servizio risorse idriche, atmosferiche e smaltimento rifiuti della Provincia di Forlì-Cesena.
Ad orchestrare la truffa i componenti di una ditta forlivese, accusati di aver turbato la gara d’asta indetta nel 2000 per l’aggiudicazione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, che avrebbero ottenuto grazie anche alle rivelazioni del dipendente di Trenitalia Spa di Rimini, Maurizio Rampi, di 49 anni, accusato ora di rivelazione di segreti d’ufficio.
L’altra riminese coinvolta è Susanna Ricci, di 38 anni, dirigente del servizio territoriale Arpa di Forli’: è accusata di favoreggiamento.
Più gravi le accuse rivolte ad alcuni dirigenti del settore Ambiente della Provincia di Forlì: si parla di omissione di atti d’ufficio, di abuso d’ufficio, di rivelazioni e utilizzazione di segreti, concussione, favoreggiamento e falso. Per uno di loro si è aggiunta anche l’accusa più grave di corruzione.
Nell’inchiesta sono finiti alcuni funzionari dell’Arpa di Forlì, preposti ad eseguire analisi e controlli per rispetto della legge ambientale, accusati di non avere impedito smaltimento di fanghi pericolosi in terreni.

agricoli.
Alcuni dipendenti di ”Hera Forlì-Cesena” infine, incaricati della gestione del depuratore, pur consapevoli di trattare fanghi di depurazione contenenti sostanze pericolose, avrebbero smaltito i rifiuti nei terreni agricoli per circa 4 mila tonnellate, causando il
pericolo concreto di inquinamento dei terreni, di
contaminazione delle acque e delle coltivazioni di vegetali
destinati alla catena alimentare.
Dal canto suo, Hera fa sapere che l’azienda è estranea alla vicenda, i dirigenti le risultano aver agito a norma delle leggi vigenti, e i periti aziendali avrebbero già accertato che i materiale smaltiti sarebbero innocui e atossici.

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